TOPINO-NOVARA
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CROMO ESAVALENTE
TOPINO/09/DOCUMENTI/Ivaldi.pdf
INCENERITORE
EX-CEAT
METROPOLITANA TO
SPINA 1 RADIODIATTIVA
TORINO

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondato da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE ! Dopo per ragioni di spazio il sito e' diventato www.marcobava.it

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12; 29.03.13;

 

 

Archivio personale online di Marco BAVA

OPINIONI ai sensi art.21 Costituzione

 per un nuovo modello di sviluppo

 

UDIENZE PUBBLICHE 

IN CORSO

1) PROCESSO IPI-COPPOLA: IL 23.06.11 TRIBUNALE TORINO 1^SEZ.PENALE HA SANCITO LA SUA INCOMPETENZA TERRITORIALE SPOSTANDO LA COMPETENZA SU MILANO  IN CUI SI CELEBRERA' IL PROCESSO QUANDO SARA' RESO NOTO.

IPI 25.02.13

Ipi: verso la dichiarazione di prescrizione aggiotaggio Coppola
Borsa Italiana
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 25 feb - Si avvia a una dichiarazione di prescrizione il processo al tribunale di Milano a carico di Danilo Coppola e ...

2)il 28.03.14  CONTINUA a ROMA il processo Coppola-SEGRE+ALTRI MI SONO COSTITUITO parte civile come azionista di minoranza BIM.

3) IL 04.04 14  CONTINUA A ROMA IL PROCESSO CONTRO GERONZI E CRAGNOTTI PER ESTORSIONE NEI CONFRONTI DI PARMALAT .

4) Processo agli amministratori Alitalia Roma rinvio d'ufficio al 08.05.14.

5) Processo Fondiaria SAI - S.LIGRESTI- TORINO - 08.07.14 ABBREVIATO, 28.07.14 IV SEZ, VIRGILIO, OTTAVIANI 09-10-14 MAXI 1 ORE 9.30

6) Processo MPS SIENA MI IN ATTESA DI ASSEGNAZIONE

7) Processo Premafin MI 06.06.14

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

Sopravvaluta sempre il tuo avversario , per poterlo vincere.Mb  15.05.13

Torino 08.04.13

 

Il mio paese l'Italia non crede nella mia teoria economica del valore che definisce

1) ogni prodotto come composto da energia e lavoro:

Il costo dell'energia può tendere a 0 attraverso il fotovoltaico sui tetti. Per dare avvio la volano economico del fotovoltaico basta detassare per almeno 20 anni l'investimento, la produzione ed il consumo di energia fotovoltaica sui tetti.

2) liberalizzazione dei taxi collettivi al costo di 1 euro per corsa in modo tale da dare un lavoro a tutti quelli che hanno un 'auto da mantenere e non lo possono piu fare per mancanza di un lavoro; ed inoltre dare un servizio a tutti i cittadini.

3) tre sono gli obiettivi principali della politica : istruzione, sanita', cultura.

4) per la sanità occorre un centro acquisti nazionale  ed abolizione giorni pre-ricovero.

vedi PRESA DIRETTA 24.03.13

chi e' interessato mi scriva .

Suo. MARCO BAVA

 

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

LA DICEMBRE società semplice e' il timone di comando del gruppo Elkan.

Come scrive Moncalvo nel suo libro AGNELLI SEGRETI da pag.313 in poi, attraverso la Dicembre Grande Stevens controlla di fatto Jaky e la figlia di Grande Stevens Cristina ne prenderà il controllo quando Jaky morirà mentre ai suoi figli verrebbe liquidata solo la quota patrimoniale nominale.

La proposta di società ad Edoardo nel 1984-86 non si sa come sia cambiata statutariamente in quanto il documento del mio link

http://www.marcobava.it/DICEMBRE/DICEMBRE%201984.pdf

e' l' unico che sia stato dato ad Edoardo sino al 2000 quando fu ucciso proprio perche' non voleva ne' accettare l' esclusione dalla Dicembre ne' di condividerla con Grande Stevens padre e figlia , Gabetti, e Ferrero perché estranei, ne' di darne il controllo a Jaky perché inadatto , come aveva dichiarato al Manifesto con Griseri nel 1998.

Tutto ciò l' ho detto già anni fa alla giornalista Borromeo cognata di JAKY al fine che ne parlasse con la sorella, o non ha capito, o ha creduto alle bugie che le hanno detto per tranqullizzarla.

Io credo che sia nell 'interesse di tutti che vengano chiariti al più` presto sia il contenuto dello statuto della dicembre e le conseguenze che ne derivano.

 

 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

  1. Edoardo Agnelli , martire dell' Islam - p. 1 - YouTube

    www.youtube.com/watch?v=bs3bTPhHRUw
    21/feb/2010 - Caricato da IslamShiaItalia

    Video della televisione iraniana sulla tragica fine di Edoardo Agnelli - I° parte. http://www.islamshia.org ...

  1. Edoardo Agnelli: documentario sulla sua vita prodotto da I.R.I.B. ...

    www.youtube.com/watch?v=SE83XD2ykFo
    20/nov/2011 - Caricato da Maggini-Malenkov

    Iran/ Italia; si celebra l'anniversario del martirio di Edoardo Agnelli Teheran - Oggi 16 ... You need Adobe Flash Player to watch this video.

 

http://www.youtube.com/watch?v=aASbXZKsSzE

 

 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRI SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

Thanks again,

Jennifer

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 

 

 

DINASTIA DELLE QUATTRORUOTE

A “Dicembre” i segreti degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo


Pubblicato Giovedì 11 Ottobre 2012, ore 7,50

È in cima alla catena di comando che controlla Fiat, ma per 17 anni è stata “fuorilegge”. E non è l’unica stranezza. Viaggio in tre puntate di Gigi Moncalvo nel sancta sanctorum della Famiglia

E pensare che parlano, ogni due per tre, di trasparenza, limpidezza, casa di vetro, etica, valori morali. In quale categoria può essere catalogato ciò che stiamo per raccontare, e che solo su queste pagine web potete leggere? E’ una storia che riguarda la “cassaforte di famiglia”, cioè la “Dicembre società semplice”, che detiene – tanto per fare un esempio - il 33%, dell’“Accomandita Giovanni Agnelli & C. Sapaz”, cioè controlla quella gallina dalle uova d’oro che quest’anno ha consentito agli “eredi” - senza distinzioni tra bravi e sfaccendati – di spartirsi 24,1 milioni di euro (rispetto ai 18 milioni del 2011) su un utile di 52,4. “Dicembre” di fatto è la scatola di controllo dell'impero di famiglia, ed è dunque – proprio attraverso l’Accomandita - l'azionista di riferimento di Exor, la superholding del gruppo Fiat-Chrysler.

 

Non ci crederete ma la “Dicembre”, nonostante questo pedigree, fino al luglio scorso non risultava nemmeno nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino, nonostante la legge ne imponesse l’iscrizione. La “Dicembre” è una delle società più importanti del paese, dato che, controllando dall’alto la piramide dell’intero Gruppo Fiat, ha ricevuto dallo Stato centinaia di miliardi di euro di fondi pubblici. Ebbene per i registri ufficiali dell’ente presieduto da Alessandro Barberis, un uomo-Fiat, non... esisteva. Quindi lo Stato erogava miliardi a una società la cui “madre” non risultava nemmeno dai registri e che ha violato per anni la legge.

 

“Dicembre” è stata costituita il 15 dicembre 1984 con sede in via del Carmine 2 a Torino (presso la Fiduciaria FIDAM di Franzo Grande Stevens), un capitale di 99,9 milioni di lire e cinque soci: Giovanni Agnelli (col 99,9% di quote), sua moglie Marella Agnelli (10 azioni per un totale di 10 mila lire) e infine Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti e Cesare Romiti, con una azione ciascuno da mille lire. Come si vede fin dall’inizio Gianni Agnelli considerava la “Dicembre” appannaggio del proprio ramo famigliare. Poco più di quattro anni dopo, il 13 giugno 1989, c’è un primo colpo di scena: escono Umberto e Romiti e vengono sostituiti da Franzo Grande Stevens e da sua figlia Cristina. Gianni Agnelli “dimentica” di avere due figli, Edoardo e Margherita, e privilegia invece Stevens e la sua figliola, a scapito perfino di suo fratello Umberto Agnelli. Se si prova – come ho fatto io - a chiedere al notaio Ettore Morone notizie e copie di questo “strano” atto, risponde che “non li ha conservati e li ha consegnati al cliente”. Non vi fornisce nemmeno il numero di repertorio. Forse a rogare sarà stata sua sorella Giuseppina?

 

La “Dicembre” torna a lasciare tracce qualche anno più tardi, il 10 aprile 1996: c’è un aumento di capitale (da 99,9 milioni a 20 miliardi di lire), entrano tre nuovi soci (Margherita Agnelli, John Elkann, e il commercialista Cesare Ferrero), le quote azionarie maggiori risultano suddivise tra Gianni Agnelli, Marella, Margherita e John (di professione “studente” è scritto nell’atto) col 25% ciascuno, con l’Avvocato che ha l’usufrutto sulle azioni di moglie, figlia e nipote. Tutti gli altri restano con la loro singola azione che conferisce un potere enorme. Siamo nel 1996, come s’è visto, e nel frattempo è entrata in vigore una legge (il D.P.R. 581 del 1995) che impone l’iscrizione di tutte le società nel registro delle imprese. A Torino se ne fregano. Anche se la “Dicembre” ha un codice fiscale (96624490015) è come se non esistesse… Gabetti, Grande Stevens e Ferrero, così attenti alla legge e alle forme, dimenticano di compiere questo semplicissimo atto. Né si può pretendere che fossero l’Avvocato o sua moglie o sua figlia o il suo nipote ventenne, a occuparsi di simili incombenze.

 

La Camera di Commercio si “accorge” di questa illegalità solo quattordici anni dopo, il 23 novembre 2009. La Responsabile dell’Anagrafe delle Imprese, Maria Loreta Raso, allora scrive agli amministratori della “Dicembre” e li invita a mettersi in regola. Non ottiene nessun riscontro. Ma la signora, anziché rivolgersi al Tribunale e chiedere l’iscrizione d’ufficio, non fa nulla. Fino a che nei mesi scorsi un giornalista, cioè il sottoscritto, alle prese con una ricerca di dati per un suo imminente libro (Agnelli segreti, Vallecchi Editore) cerca di fare luce su questa misteriosa “Dicembre” e si accorge dell’irregolarità. Si rivolge alla Camera di Commercio, la dirigente in questione fa finta di non sapere ciò che sa dal 2009 e comincia a chiedere documenti e dati che già ben conosce. Il giornalista fornisce copia dell’atto di aumento di capitale del 1996 e indica il numero di codice fiscale, ma la Camera di Commercio pone ostacoli a ripetizione: vogliono l’atto costitutivo, quello inviato è una fotocopia, ci vuole quello autenticato dal notaio Morone. Passano i mesi, vengono fornite tutte le informazioni, il giornalista comincia a diventare fastidioso. La signora Raso non può più fare a meno di rivolgersi, con tre anni di ritardo, al Tribunale. Il giornalista va, fa protocollare le domande, sollecita e scrive. E finalmente il 25 giugno di quest’anno la dottoressa Anna Castellino, giudice delle Imprese del Tribunale di Torino, ordina l’iscrizione d’ufficio della “Dicembre”, in quanto socia della “Giovanni Agnelli & C. Sapaz”. L’ordinanza del giudice viene depositata due giorni dopo. La Camera di Commercio ottemperato all’ordinanza del Giudice in data 19 luglio 2012. Possibile che ci voglia un giornalista per far mettere in regola la più importante società italiana “fuorilegge” da ben 17 anni e che oggi ha come soci di maggioranza John Elkann e  sua nonna Marella, con il solito quartetto Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia? Ma perché tanta segretezza su questa società-cassaforte? E’ il tema della nostra prossima puntata.    

 

 

RETROSCENA DI CASA REALE

Quei lupi a guardia degli Agnelli

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Venerdì 12 Ottobre 2012, ore 8,32

Chi ha in mano le chiavi della cassaforte di “Dicembre”, società semplice con la quale si comanda la Fiat-Chrysler? Nell’ombra si stagliano le figure di Gabetti e Grande Stevens. Seconda puntata

GRANDI VECCHI Grande Stevens e Gabetti

Dunque, la “Dicembre” dal 19 luglio è finalmente iscritta al registro delle Imprese della Camera di Commercio di Torino – dopo che in via Carlo Alberto hanno dormito per 14-16 anni. Ma una domanda è d’obbligo: perché tanta segretezza? Chi sono coloro che vogliono restare nell’ombra al punto che nel novembre 2009 non avevano nemmeno risposto a una richiesta di regolarizzazione., ai sensi di legge, se n’erano sonoramente “sbattuti” ed erano talmente sicuri di sé e potenti al punto che la Camera di Commercio, al cui vertice siede un loro uomo, non fece nulla dopo che la propria richiesta era stata snobbata e ignorata? Prima di arrivarci, precisiamo che la sanzione che poteva essere loro comminata per l’irregolarità, era del tutto simbolica e irrisoria: appena 516 euro.

La domanda diventa dunque questa: che cosa c’era e c’è di così segreto da nascondere – è l’unica spiegazione possibile – al punto da indurre i soci della “Dicembre”, che riteniamo essere sicuramente in possesso di 516 euro per pagare la sanzione, a evitare di rendere pubblici gli atti della società, come prescrive la legge?

 

Qui viene il bello. Questi signori, infatti, così come se ne sono “sbattuti” allora, ugualmente se ne “sbattono” oggi. E, fino ad ora, stanno godendo - ma speriamo di sbagliarci - ancora una volta della tacita “complicità” della Camera di Commercio. Infatti, l’iscrizione che noi siamo riusciti ad ottenere si basa solo su un documento: l’atto costitutivo del 15 dicembre 1984. Da esso risultano cinque soci: Giovanni Agnelli (che nell’atto viene definito “industriale”), sua moglie Marella Caracciolo (professione indicata: “designer”), Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Cesare Romiti. La società in quel 1984 aveva sede a Torino in via del Carmine 2, presso la FIDAM, una fiduciaria che fa capo all’avv. Franzo Grande Stevens, il cui studio ha lo stesso indirizzo. Il capitale sociale ammontava a 99 milioni e 980 mila lire ed era così suddiviso: Giovanni Agnelli aveva la maggioranza assoluta con un pacco di azioni pari a 99,967 milioni di lire, la consorte possedeva 10 azioni per un totale di diecimila lire, gli altri tre soci avevano una sola azione da mille lire ciascuna. Una curiosità: donna Marella a proposito di quella misera somma di diecimila lire dichiarò in quell’atto che “è di provenienza estera ed è pervenuta nel rispetto delle norme valutarie” arrivando in Italia il giorno prima tramite Banca Commerciale Italiana.

 

 

Questo, dunque, è l’unico documento che al momento da pochi mesi compare nel Registro delle Imprese. Possibile che la Camera di Commercio – presieduta dall’ex dirigente Fiat, Alessandro Barberis - non si sia ancora accorta che quell’atto, essendo vecchio di ben ventotto anni, è stato superato da alcuni eventi non secondari e che lo rendono, così come l’iscrizione, inattuale e anacronistico? Ad esempio, nel frattempo c’è stata l’introduzione dell’euro e la morte di due dei cinque soci (Gianni e Umberto Agnelli, deceduti rispettivamente nel gennaio 2003 e nel maggio 2004)? Possibile che Barberis e i suoi funzionari non si siano accorti di questo, così come del fatto che Romiti ha lasciato il Gruppo da quasi vent’anni, e non chiedano agli amministratori della “Dicembre” un aggiornamento, ordinando l’invio dei relativi atti? Tanto più - e qui vogliamo dare un aiuto disinteressato alla ricerca della verità onde evitare inutili fatiche altrui - che qualche “mutamento”, e non di poco conto, in questi anni è avvenuto nella “Dicembre” e l’ha trasformata da cassaforte del ramo-Gianni Agnelli a qualcosa di ben diverso e non più controllabile dalla Famiglia “vera” dell’Avvocato. Vediamo alcuni passaggi, dato che ciò aiuterà a capire quali sono, forse, i motivi all’origine di tanta ancor oggi inspiegabile segretezza.

 

Appena quattro anni dopo la costituzione, e cioè il 13 giugno 1989 (repertorio notaio Morone n. 53820), escono dalla società due grossi calibri come Umberto Agnelli e Cesare Romiti. Al loro posto entrano l’avv. Grande Stevens e, colpo di scena, sua figlia Cristina, 29 anni. Non è un po’ strano che vengano “fatti fuori” nientemeno che Romiti, che in quel periodo contava parecchio, e nientemeno che il fratello dell’Avvocato, e vengano sostituiti non tanto da un nome “di peso” come quello di Grande Stevens, ma addirittura anche dalla giovane rampolla di quest’ultimo, addirittura a scapito dei due figli di Gianni, e cioè Edoardo e Margherita?

Alla luce anche di questo, non ritiene la Camera di Commercio che sia bene cominciare a farsi consegnare dalla società da pochi mesi registrata d’imperio da un giudice, anche tutti gli atti relativi al periodo tra il 1984 e il 1989 che portarono a quel misterioso “tourbillon” che vede Gianni togliere di mezzo il fratello e il potente amministratore delegato Fiat, e tagliar fuori anche i propri figli per far entrare invece un avvocato e sua figlia, mettendoli a fianco del già sempiterno Gabetti?

 

 

Andiamo avanti. Della “Dicembre” non ci sono tracce - a parte un misterioso episodio avvenuto tra la Svizzera e il Liechtenstein -, fino al 10 aprile 1996. Quel giorno, sempre nello studio notarile Morone, avvengono quattro fatti importantissimi: l’ingresso di tre nuovi soci, l’aumento di capitale, il trasferimento della sede (dal numero 2 al numero 10 sempre di via del Carmine, questa volta presso “Simon Fiduciaria”, sempre di Grande Stevens), ma soprattutto la modifica dei patti sociali. Accanto a Gianni Agnelli e a sua moglie, a Gabetti, a Grande Stevens e figlia, entrano nella “Dicembre”: Margherita Agnelli (figlia di Gianni), John Philip Elkann (nipote di Gianni e figlio di Margherita, professione indicata: “studente”), e il commercialista torinese Cesare Ferrero. Il capitale viene aumentato di venti miliardi di lire, che vanno ad aggiungersi a quegli iniziali 99,980 milioni di lire. Gianni Agnelli mantiene il controllo col 25% di azioni proprie, e con l’usufrutto a vita di un altro 74,96% riguardante le azioni intestate a moglie, figlia e nipote. Ancora una volta è platealmente escluso Edoardo, il figlio di Gianni. Gli viene preferito il cuginetto che ha da poco compiuto vent’anni. Gli altri quattro azionisti hanno un’azione da mille lire ciascuno. Ma assumono (e si auto-assegnano col misterioso e autolesionistico assenso dell’Avvocato) una serie di poteri enormi, sia a loro favore sia contro i soci-famigliari di Gianni.

 

 

Prima di tutto viene previsto che se un socio dovesse morire (l’Avvocato allora aveva 75 anni ed era da tempo molto malato), la sua quota non passa agli eredi ma viene consolidata automaticamente in capo alla società con conseguente riduzione del capitale. Agli eredi del defunto spetterà solo una somma di denaro pari al capitale conferito. Vale a dire: appena 5 miliardi di lire per il 25% di quota dell’Avvocato, una somma spropositatamente inferiore al valore reale. Senza pensare alla violazione del diritto successorio italiano. L’altra clausola “folle” sottoscritta dall’Avvocato riguarda il trasferimento di quote a terzi. Infatti, se uno degli azionisti principali, alla sua morte o prima, dovesse decidere di cedere la propria quota, o una parte di essa, a terzi esterni alla “Dicembre”, ci sono due sbarramenti. E’ necessario il consenso della maggioranza del capitale. E, oltre a questo, deve esserci il voto a favore di quattro amministratori: due dei quali fra Marella, Margherita e John, e due fra il “quartetto” Gabetti-Ferrero-Grande Stevens padre e figlia. Insomma Gianni Agnelli ha consegnato ai quattro il controllo assoluto della situazione a scapito di se stesso e dei propri famigliari. Il quartetto degli “estranei” (Margherita li chiama “usurpatori”) ha aperto la strada, oltreché alla loro presa di potere, a scenari di vario tipo. Primo. Se l’Avvocato muore, suo figlio Edoardo non eredita quote della “Dicembre” ma viene tacitato con pochi miliardi. Dovrebbe fare un’azione legale contro la violazione della legge successoria italiana e rivendicare la legittima, anche per la quota di sua spettanza della “Dicembre”.

 

Secondo scenario. Se Edoardo morisse prima di suo padre - come poi avverrà, facendo pensare ad autentiche “capacità divinatorie” da parte di qualcuno -, il problema non si verrebbe a porre. E se invece – terzo scenario -, come poi è avvenuto (prova evidente che nella “Dicembre” c’è qualche chiaroveggente in grado di prevedere o condizionare il futuro), l’Avvocato morisse e il suo 25% passasse a moglie e figlia, basterà impedire un’alleanza tra le due, farle litigare, dividerle, oppure convincere la “vecchia” ad allearsi col giovane nipotino, ed ecco che figlia e vedova dell’Avvocato perderanno il controllo della “Dicembre”.

 

Chi sono i vincitori? Chi ha scelto il giovane rampollo, che deve tutto a due tragedie famigliari (la morte del cugino Giovannino per tumore e la strana morte dello zio Edoardo trovato cadavere sotto un cavalcavia) per poterlo meglio “burattinare” e comandare? Chi ha impedito in tal modo che Marella, Margherita e John invece si potessero alleare per comandare insieme o scegliere qualcuno della famiglia, o non qualche estraneo, per la sala di comando? Chi ha scelto di “lavorarsi” John e Marella, certo più malleabili e meno determinati di Margherita?

 

Un mese dopo la morte dell’Avvocato viene approvato un atto (24 febbraio 2003) che sancisce il nuovo assetto azionario della “Dicembre”. Al capitale di 10.380.778 euro, per effetto della clausola di consolidamento viene sottratta la quota corrispondente alle azioni di Gianni (cioè 2.633.914 euro). In tal modo il capitale diventa di 7.746.868 euro e risulta suddiviso in tre quote uguali per Marella, Margherita e John, pari a 2,582 milioni di euro ciascuno (quattro azioni da un euro continuano a restare nelle salde mani del “Quartetto di Torino”). Il “golpe” viene completato lo stesso giorno con la sorprendente donazione fatta dalla nonna al nipote del pacco di azioni che gli permettono al giovanotto di avere la maggioranza assoluta, una donazione fatta da Marella in sfregio ai diritti (attuali ed ereditari) della figlia e degli altri sette nipoti: John arriva in tal modo a controllare una quota della “Dicembre” pari a 4.547.896 euro, sua nonna mantiene una quota pari a 2.582.285 euro, la “ribelle” Margherita - l’unica che aveva osato muovere rilievi e chiedere chiarezza e trasparenza - viene messa nell’angolo con una quota pari a 616.679 euro. Tutto questo fino al 2003. Poi, con l’accordo di Ginevra del febbraio 2004 tra madre e figlia, Margherita uscirà definitivamente dalla “Dicembre”, quasi un anno dopo aver partecipato a un gravoso aumento di capitale.

 

Ma oggi la situazione, specie per quanto riguarda i patti sociali, qual è? John comanda davvero o no? Nel caso in cui, lo ripetiamo come nel precedente articolo, dovesse decidere di ritirarsi in un monastero o gli dovesse accadere qualcosa (come allo zio Edoardo?) chi potrebbe diventare il padrone della cassaforte al vertice dell’Impero Fiat? I bookmakers danno favorito Gabetti, ma non fanno i conti con Grande Stevens, il vero azionista “di maggioranza”, anche se con due sole azioni, grazie proprio a quella mossa del 1989 con cui fece entrare anche sua figlia….

 

Qualcuno potrebbe obiettare che oggi tra i soci della “Dicembre” ce ne potrebbero essere alcuni  nuovi, potrebbero essere i fratelli di John, cioè Lapo o Ginevra. Ma, grazie alla clausola di sbarramento approvata nel 1996, il “Quartetto” ha votato a favore dell’ingresso (eventuale) di uno o due nuovi soci o li ha bocciati? Ecco perché forse esiste tanta segretezza. Non sarebbe bene che dai registri della Camera di Commercio risultasse qualcosa di attuale e di aggiornato? Che cosa aspetta la Camera di Commercio a chiedere e pretendere ai sensi di legge che gli amministratori, così limpidi e trasparenti, della “Dicembre”, forniscano al più presto tutti i documenti? Dobbiamo di nuovo attivare le nostre misere forze e chiedere l’intervento del Tribunale di Torino e confidare nell’intervento della dottoressa Anna Castellino o di qualche suo collega? Oppure bisogna aspettare altri 15 anni?

 GLI AGNELLI SEGRETI

Dicembre dei “morti viventi”

Scritto da Gigi Moncalvo
Pubblicato Sabato 13 Ottobre 2012, ore 8,21

Agli atti la società-cassaforte della famiglia, grazie alla quale controllano la Fiat-Chrysler, risulta ancora composta da Gianni e Umberto Agnelli. Compare persino Romiti. E tutti tacciono

La Stampa no, o almeno, non ancora. Invece anche (o perfino?) il Corriere della Sera si è accorto della “stranezza” - diciamo così – riguardante il fatto che la Dicembre, la società-cassaforte che un tempo era della famigliaAgnelli, anzi più esattamente del ramo del solo Gianni, e che si trova alla sommità dell’ImperoFiat (ora Exor), ha impiegato ben diciassette anni, dal 1995, per mettersi in regola con la legge in vigore da allora. La Dicembre - la cui data di nascita risale al 1984 -, finalmente è “entrata nella legalità”, e – come prevede una legge del 1995 – finalmente risulta iscritta nel Registro delle Imprese. Pur trattandosi di una società non da poco, dato che la si può considerare la più importante, finanziariamente e industrialmente del nostro Paese, la Camera di Commercio di Torino ha impiegato parecchi anni prima di accorgersi dell’anomalia, di quel vuoto che figurava nei propri registri (nonostante quella società avesse il proprio codice fiscale). Possibile che il presidente della CCIAA Alessandro Barberis, che ha sempre lavorato in Fiat, ignorasse l’esistenza della “Dicembre”? Come mai l’arzillo settantacinquenne entrato in azienda a 27 anni, rimasto in corso Marconi per trentadue anni, e poi diventato per un breve periodo, che non passerà certo alla storia, direttore generale di Fiat Holding nel 2002, e infine amministratore delegato e vicepresidente nel 2003, non ha mai fatto nulla per sanare questa irregolarità? Possibile che ci sia voluto un giornalista rompiscatole e che fa il proprio dovere, per convincere, con un bel pacchetto di corrispondenza, l’austero organismo camerale sabaudo a rivolgersi al Tribunale affinché ordinasse l’iscrizione d’ufficio. Finalmente, il 19 luglio scorso, ciò è avvenuto e l’ordine del Giudice Anna Castellino (che porta la data del 25 giugno) è stato eseguito.

 

Grandi applausi si sono levati dalle colonne del Corriere ad opera di Mario Gerevini che, in un articolo del 23 agosto, non ha avuto parole di sdegno per gli autori di questa illegalità ma ha parlato, generosamente e con immane senso di comprensione, di una semplice e banale “inerzia dettata dalla riservatezza”. Poi ha ricostruito tutta la vicenda, a modo suo e con parecchie omissioni importanti, e ha avuto di nuovo tanta comprensione, anche per la Camera di Commercio: si era accorta dell’anomalia, anzi del comportamento fuorilegge, fin dal 23 novembre 2009, aveva “già inviato una raccomandata alla Dicembre invitandola a iscriversi al registro imprese, come prevede la legge. Senza risultato. Da lì è partita la segnalazione al giudice”. Il che dimostra come in due righe si possano infilare parecchie menzogne e non si accendano legittimi interrogativi. Dunque, quella raccomandata di tre anni fa non sortì alcuna risposta. E la Camera di Commercio di fronte a questo offensivo silenzio, anziché rivolgersi subito al Tribunale, non ha fatto nulla, se non una grave omissione di atti d’ufficio. Non è dunque vero che “da lì è partita la segnalazione al giudice” dato che al Tribunale di Torino non impiegano ben tre anni per emettere un’ordinanza in un campo del genere. E’ stato invece necessaria, questa la verità, una ennesima raccomandata di un giornalista che intimava ai sensi di legge alla signora Maria Loreta Raso, responsabile dell’Area Anagrafe Economica, di segnalare tutto quanto al giudice. Visto che non lo aveva fatto a suo tempo come imponeva il suo dovere d’ufficio e, soprattutto, la legge.

 

Gerevini aggiunge che “fino a qualche tempo fa chi chiedeva il fascicolo della Dicembre allo sportello della Camera di commercio si sentiva rispondere: «Non esiste». All'obiezione che è il più importante socio dell'accomandita Agnelli, che è stata la cassaforte dell'Avvocato (ora del nipote), che è più volte citata sulla stampa italiana e internazionale, la risposta non cambiava. Tant'è che dal 1996 a oggi non risulta sia mai stata comminata alcuna ammenda per la mancata iscrizione”. Giusto, è proprio così. Ma Gerevini, rispetto al sottoscritto, per quale ragione non ha mai pubblicato un rigo su questa scandalosa vicenda, non ha informato i lettori, non ha denunciato pubblicamente questa anomalia e illegalità che ammette di aver toccato con mano? Non pensa, il Gerevini, che sarebbe bastato un piccolo articolo sul suo autorevole giornale per smuovere le acque? No, ha continuato a tacere, e a sentirsi ripetere “non esiste” ogni volta in cui bussava allo sportello della Camera di Commercio chiedendo il fascicolo della “Dicembre”. Come mai certi giornalisti delle pagine economiche, e non solo, spesso – come dicono i colleghi americani - “scrivono quello che non sanno e non scrivono quello che sanno? Forse ha ragione Dagospia che, riprendendo la notizia, la definisce “grave atto di insubordinazione e vilipendio del Corriere al suo azionista Kaky Elkann (così impara a smaniare con Nagel di far fuori De Bortoli)”? Questo retroscena conferma che il direttore del Corriere, per ora, non ha osato andare oltre tenendo in serbo qualche cartuccia, in caso di bisogno?

 

Gerevini dice che “la latitanza” della Dicembre ora è finita. Non è vero. La Camera di Commercio, infatti, nonostante sapesse tutto fin dal 2009, ha “preteso” che il giornalista che rompeva le scatole con le sue raccomandate inviasse ai loro uffici l’atto costitutivo della “Dicembre”. Fatto. Ma, a questo punto, non si è accontentata del primo esaustivo documento inviato sollecitamente, bensì ha preteso, forse per guadagnare qualche mese e nella speranza che il notaio Ettore Morone non la rilasciasse, una copia autenticata. Si è mai vista una Camera di Commercio, che nel 2009 ha già fatto – immaginiamo – un’istruttoria su una società non in regola, ed è rimasta immobile dopo che si sono fatti beffe della sua richiesta di regolarizzare la società, chiedere a un giornalista, e non agli amministratori di quella società, i documenti necessari, visto che i diretti interessati non si sono nemmeno curati a suo tempo di rispondere? Invece è andata proprio così.

 

A Torino tutto è possibile. Anche che la “Dicembre” figuri (finalmente) nel Registro delle Imprese ma solo sulla base dei dati contenuti nell’atto costitutivo del 1984 e cioè con due morti come soci, Giovanni e UmbertoAgnelli, e con un terzo socio, Cesare Romiti, che da anni ha lasciato la Fiat e che venne fatto fuori dalla “Dicembre” nel 1989, cioè ventitré anni fa. Non solo ma il capitale della società risulta ancora di 99 milioni e 980 mila lire, allineando come azionisti Giovanni Agnelli (99 milioni e 967 mila lire), Marella Caracciolo (10.000 lire, e dieci azioni), e infine Umberto Agnelli, Cesare Romiti e Gianluigi Gabetti (ciascuno con una azione da mille lire). Non pensano alla Camera di Commercio che sia opportuno, adesso che l’iscrizione è avvenuta, aggiornare questi dati fermi al 15 dicembre 1984, scrivendo alla “Dicembre” e intimandole di consegnare tutti i documenti e gli atti che la riguardano dal 1984 a oggi? Che cosa aspettano a richiederli? Forse temono che il loro sollecito rimanga di nuovo senza riscontro? Dall’altra parte, che cosa aspettano quei Gran Signori di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens, che danno lezioni di etica e moralità ogni cinque minuti, a mettersi in regola? E il grande commercialista torinese Cesare Ferrero, anch’egli socio della “Dicembre”, non sente il dovere professionale di sanare questa anomalia, anche se i suoi “superiori” magari non sono del tutto d’accordo? Ora nessuno di loro può continuare a nascondersi. E quindi diventa molto facile dire: ora che vi hanno scovato, ora che sta venendo a galla la verità, non vi pare corretto e opportuno mettervi pienamente in regola? Ora che perfino il vostro giornale ad agosto vi ha mandato questo “messaggio cifrato” non ritenete di fare le cose, una volta tanto, in modo trasparente, chiaro, limpido, evitando la consueta “segretezza” che voi amate chiamare riserbo, anche se la legge in casi come questi non lo prevede? Oppure volete che sia di nuovo un giudice a ordinarvi di farlo? E Jaky Elkann non ha capito quanto sia importante, per sé e per il proprio personale presente e futuro, che le cose siano chiare e trasparenti, nel suo stesso interesse? 

 

Il Corriere non va diretto al bersaglio come noi e non fa i nomi e cognomi: inarcando il sopracciglio, forse per mettere in luce l’indignazione del suo direttore Ferruccio De Bortoli, l’articolo di Gerevini fa capire che è ora di correre ai ripari: “L'interesse pubblico di conoscere gli atti di una società semplice che ha sotto un grande gruppo industriale è decisamente superiore rispetto a una società semplice di coltivatori diretti (la forma giuridica più diffusa) che sotto ha un campo di granoturco”. Dopo di che, trattandosi del primo giornale italiano, ci si sarebbe aspettati qualche intervento di uno dei coraggiosi trecento e passa collaboratori “grandi firme”, qualche indignata sollecitazione tramite lettera aperta al proprio consigliere di amministrazione Jaky Elkann (lo stesso che oggi controlla la Dicembre), un editoriale o anche un piccolo corsivo nelle pagine economiche o nell’inserto del lunedì, dando vita a un nutrito dibattito seguito dalle cronache sull’evolversi, o meno, della situazione e da una sorta di implacabile countdown per vedere quanto avrebbe impiegato la società a mettersi completamente in regola, con i dati aggiornati, e la Camera di Commercio a fare finalmente il suo mestiere.

 

Niente di tutto questo. E adesso? Non solo noi nutriamo qualche dubbio sul fatto che la società si metta al passo con i documenti. E, qualcuno ben più esperto di noi e che lavora al Corriere,  dubita perfino che la “Dicembre” accetti supinamente un’altra ordinanza del giudice. Ma a questo punto, svelati i giochi, la partita è iniziata e se la società di Jaky Elkann si rifiuta di adempiere alle regole di trasparenza è di per sé una notizia. Che però dubitiamo il Corriereavrà il coraggio di dare. Anche perché la posta in palio è altissima: che cosa potrebbe succedere se, ad esempio, Jaki – che è il primo azionista con quasi l’80%, mentre sua nonna Marella (85 anni) detiene il 20% - decidesse di farsi monaco o gli dovesse malauguratamente accadere qualcosa? Chi diventerebbe il primo azionista del gruppo? Non certo una anziana signora, con problemi di salute, che vive tra Marrakech e Sankt Moritz? A quel punto, ad avere – come già di fatto hanno – prima di tutti la realegovernance attuale della cassaforte sarebbero Gabetti e Grande Stevens, con Cristina, la figlia di quest’ultimo, e Cesare Ferrero a votare insieme a loro per raggiungere i quattro voti necessari come da statuto (anche se rappresentano solo 4 azioni da un euro ciascuna) per sancire il passaggio delle altre quote e la presa ufficiale del potere. Ecco, al di là di quella che sembra un’inezia – l’iscrizione al registro delle imprese e l’aggiornamento degli atti della società – che cosa significa tutta questa storia. Ci permettiamo di chiedere: ingegner John Elkann, a queste cose lei ha mai pensato? E perché le tollera?

ALMENO SUA COGNATA BEATRICE BORROMEO GIORNALISTA DEL FATTO NON L’HA MAI INFORMATA DI UNA MIA TELEFONATA DI BEN 2 ANNI FA ? Mb

 

 

Agnelli segreti
Ju29ro.com
Con Vallecchi ha pubblicato nel 2009 “I lupi & gli Agnelli”. Il 24 gennaio del 2003, a 82 anni di età, moriva
Gianni Agnelli. Nei prossimi mesi, c'è da ...

 

 

Agnelli: «Bisogna cambiare il calcio italiano»

Al Centro Congressi del Lingotto partita l'assemblea dei soci della Juve seguila con noi. Il presidente bianconero: «Bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno»

·                            Agnelli sul calcio italiano

·                            VIDEO «Nasce il polo Juve»

·                            VIDEO «Dobbiamo dare il meglio»

·                            VIDEO «350 mln per la Continassa»

·                             

VIDEO Agnelli: Sogno Champions

 

 

TORINO - Stanno via via arrivando i piccoli azionisti della Juventus al Centro Congressi del Lingotto dove, alle 10.30, avrà inizio l'assemblea dei soci del club bianconero. In attesa che Andrea Agnelli apra i lavori con la sua lettera agli azionisti, la relazione finanziaria annuale unisce ai numeri la passione. Nelle pagine iniziali sono contenute le immagini salienti dell'ultimo anno, iniziato con il ritiro di Bardonecchia, proseguito con l'inaugurazione dello Juventus Stadium, la conquista del titolo di campione d'inverno e del Viareggio da parte della Primavera, e culminato con la vittoria dello scudetto e della Supercoppa. Due dei cinque nuovi volti del Consiglio di Amministrazione della Juventus non sono presenti nella sala 500 del Lingotto. L'avvocato Giulia Bongiorno è impegnata in una causa mentre il presidente del J Musuem, Paolo Garimberti, è fuori Italia per il Cda di EuroNews, ma comunque in collegamento in videoconferenza. Maurizio Arrivabene, Assia Grazioli-Venier ed Enrico Vellano sono invece in platea, come gli ad Beppe Marotta e Aldo Mazzia e il consigliere Pavel Nedved.«Da troppi anni aspettavamo una vittoria sul campo - scrive Agnelli - ma il 30° scudetto e la Supercoppa sono ormai alle nostre spalle ed è più opportuno guardare al futuro, con la consapevolezza di aver intrapreso la strada giusta per la nostra società». La sfida all'Europa è lanciata.

AGNELLI SU CONTE -  «Conte? Noi siamo felici di Conte perché è il miglior tecnico che ci sia in circolazione e ce lo teniamo stretto». 

AGNELLI SU DEL PIERO -  "Alessandro Del Piero è nel mio cuore, nei nostri cuori come uno dei più grandi giocatori di sempre della Juve": lo ha detto Andrea Agnelli rispondendo a una domanda sull'ex capitano bianconero. "L'anno scorso - ha aggiunto Agnelli - ciò che è successo qui in assemblea è stato un tributo, perché avevamo firmato l'ultimo contratto ed era stato lui stesso a dire che sarebbe stato l'ultimo. Ora lui ha scelto una nuova esperienza, ricca di fascino: porterà sempre con sè la Juventus"."Per il futuro - ha detto Agnelli su un eventuale impiego di Del Piero nella società bianconera - non chiudo le porte a nessuno. Oggi la squadra è completa, lavora quotidianamente per ottenere gli obiettivi di vincere sul campo e di ottenere un equilibrio economico finanziario. Sono soddisfatto di tutte le persone, quindi - ha concluso - come si dice, squadra che vince non si cambia". 

«BISOGNA CAMBIARE, E SUBITO, IL CALCIO ITALIANO» - Ecco il discorso con cui Andrea Agnelli ha aperto i lavori dell'assemblea degli azionisti: «Signori azionisti, la Juventus è campione d’Italia, per troppo tempo i presidenti hanno dovuto affrontare questa assemblea senza avere nel cuore il calore che una vittoria porta con sé. Nella stagione che ci porterà a celebrare il 90° anno del coinvolgimento della mia famiglia nella Juventus,credo sia opportuno riflettere insieme sul fatto che la Juventus ha sempre promosso i cambiamenti. E' una missione alla quale questa gestione non intende sottrarsi. Quando ho ricevuto l'incarico di presidente avevo in testa chiarissimi alcuni passaggi. Il primo è cambiare la società e la squadra, un percorso in continua evoluzione, ma in 30 mesi abbiamo bruciato le tappe. Churchill diceva: i problemi della vittoria sono più piacevoli della sconfitta ma non meno ardui, lo scudetto non ci deve far dimenticare il nostro mandato, vincere mantenendo l'equilibrio finanziario. Il bilancio presenta numeri su cui riflettere, la perdita è dimezzata, e contiamo di proseguire nel percorso di risanamento».Poi il finale, con il presidente bianconero ad affrontare un tema assai caro come quello delle riforme.«Dopo 17 anni di attesa lo Juventus stadium è una realtà davanti agli occhi di tutti e sta dando i suoi frutti sia nei risultati sportivi sia in quelli economici. Dal Museum al College, sono tanti i fronti di attività come la riqualificazione dell’area della Continassa che ospiterà sede e centro di allenamento. Il cammino procede nella giusta direzione, 'la vita è come andare in bicicletta, occorre stare in equilibrio', diceva Einstein. E qui arriviamo al secondo punto: bisogna cambiare il calcio italiano e posizionarlo a livello europeo, dopo i fasti degli ultimi 30 anni stiamo avendo un declino, siamo in presenza di un tracollo strutturale. E' necessaria una riforma strutturale del calcio professionistico che non può più vivere essendo considerato al pari di quello di base. Vorremmo che la locomotiva fosse in grado di procedere al pari degli altri. Oggi siamo 4°, dopo Spagna, Inghilterra, Germania, presto Francia e Portogallo li seguiranno. Riforma dei campionati, riforma Legge Melandri, riforma del numero di squadre professionistiche e del settore giovanile. Riforma dello status del professionista sportivo, tutela dei marchi, legge sugli impianti sportivi, riforma complessiva della giustizia sportiva, queste le tematiche su cui vorremmo confrontarci. Bob Dylan diceva: 'I tempi stanno cambiando' e non hanno smesso, la Juventus non intende affossare come una pietra». 

PAROLA AGLI AZIONISTI - Prima di passare al voto di approvazione del bilancio 2011-12, la parola è passata agli azionisti. Molti gli interventi: alcuni si sono complimentati con il presidente e i dirigenti per le vittorie, ma in tanti hanno sollevato dubbi sulla campagna acquisti. In particolare sono state fatte domande sul caso Berbatov, su Iaquinta e Giovinco. «Speriamo che immobile non faccia la fine di Giovinco, ceduto a 6 e pagato 11 milioni, spero che si compri Llorente» ha detto l'azionista Stancapiano. Gli ha fatto eco un altro socio bianconero: «Abbiamo comprato due punte spendendo parecchi milioni: Bendtner non l’abbiamo ancora visto, Giovinco ce l’avevamo in casa. Anziché prendere Giovinco, potevamno tenerci Boakye o Gabbiadini, che sono per metà nostri, almeno fino a gennaio per capire se sono da Juve». E c'è chi ha ricordato anche Alessandro Del Piero: «Auguri di buon lavoro al bravo e simpatico Del Piero che per tanti anni ha onorato la nostra squadra: Alex fatti onore anche in Australia». 

L'AZIONISTA BAVA - Dirompente l'intervento dell'azionista Bava che ha chiesto di conoscere gli stipendi netti dei giocatori, l'andamento dell'inchiesta sulla stabilità dello stadio, se ci sono giocatori coinvolti nel calcioscommesse, se la società ha prestato soldi ai giocatori, e in particolare a Buffon, per pagare debiti di gioco. Infine si è dichiarato contrario allo stipendio di 200 mila euro che la società elargisce a Pavel Nedved. Dopo che gli è stata tolta la parola perché ha sforato i minuti a disposizone, Marco Bava ha movimentato l'assemblea urlando e fermando i lavori. Nel suo discorso di apertura, Andrea Agnelli non ha parlato di Alessandro Del Piero. Ma nel libro che presenta il rendiconto di gestione, la Juventus ha dedicato una doppia pagina all'ex capitano bianconero, nella quale si ricordano tutti i suoi successi. Alla fine campeggia anche un "Grazie Alex" a caratteri cubitali. E alcuni azionisti si soffermati su Alex chiedendo perché non gli è stato trovato un posto in società.

APPROVA IL BILANCIO E LA BATTUTA DI AGNELLI - È stato approvato il Bilancio dell'esercizio 2011/12. Agnelli prende la parola alla fine della discussione del primo punto all'ordine del giorno: "In Italia, noi juventini siamo la maggioranza, ma ci sono anche tanti, tantissimi anti-juventini, perché la Juventus è tanto amata, ma anche tanto odiata. E' c'è molto odio nei nostri confronti ultimamente". Applausi dell'assemblea. 

LE RISPOSTE DI MAZZIA - L'ad della Juventus Aldo Mazzia ha risposto alle domande di carattere economico rivolte dagli azionisti bianconeri. In particolare, ha spiegato l'operazione Continassa.«Abbiamo acquisito il diritto di superficie per 99 anni, rinnovabile, su un'area di 180 mila metri adiacente allo Juventus Stadiun, per il costo di 10 milioni e mezzo. Questa cifra comprende anche il diritto di costruire lottizzando l’area a nostra disposizione. L'investimento complessivo ammonterà a 35-40 milioni: oltre ai 10,5 e a un milione per le opere di urbanizzazione, il residuo servirà per costruire la sede e il centro sportivo. La copertura finanziaria sarà in parte coperta dal Credito Sportivo che, il giorno dopo la presentazione del progetto, ci ha contattato manifestando interesse a finanziare l'opera. L'obiettivo è quello di arrivare al minimo esborso possibile, dotando il club di due asst importanti». Per quanto riguarda il titolo in Borsa, Mazzia ha sottolineato che «il prezzo lo fa il mercato: rispetto al valore di 0,14 euro al momento dell'aumento del capitale, oggi vale circa il 43% in più. Questo apprezzamento deriva dai miglioramenti sportivi ma soprattutto economici».

PAROLA A COZZOLINO - Azionista Cozzolino: "I consiglieri per me devono essere tutti di provata fede juventina. La Juventus è una trincea mediatica. E il Cda della Juve è più visibile di quello di Fiat. Mi rivolgo a Bongiorno, non sarà più l'avvocato che ha difeso Andreotti, ma quella che siede nel Cda juventino. Non mi convince la sua vicinanza a quegli ambienti romani e antijuventini, che hanno appoggiato il mancato revisionismo su Calciopoli. La dottoressa Grazioli-Venier la conosco poco, certo, il doppio cognome alla Juventus non porta bene... Paolo Garimberti si è sempre professato juventino ed è presidente del nostro museo, nel suo curriculum abbondano incarichi importanti nei media. Eppure non ricordo neppure un articolo a difesa della Juventus nel periodo calciopoli quando era a Repubblica e quando era presidente della Rai perché non ha arginato la deriva antijuventina della tv di Stato? Mazzia, si sa, era granata, ma in fondo lo era anche Giraudo. Le ricordo comunque che Giraudo esultava allo stadio quando segnava la Juventus, si dia da fare anche lei".

GIULIA BONGIORNO NEL CDA JUVE - Si passa al secondo punto all'ordine del giorno: nomina degli organi sociali. Si vota per rinnovare il Cda e si parla dei compensi ai consiglieri (25mila euro all'anno ad ognuno dei consiglieri). Il Consiglio proposto è: Camillo Venesi, Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Assia Grazioli-Venier, Giuseppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved, Enrico Vellano. Agnelli ringrazia i consiglieri uscenti, fra cui c'è l'avvocato Briamonte. 

DIECI CONSIGLIERI - L'assemblea degli azionisti Juventus ha votato la nomina dei 10 componenti del Cda bianconero. Il Consiglio avrà un mandato di tre anni e ogni consigliere percepirà 25 mila euro l'anno. Del Cda fanno parte Andrea Agnelli, Beppe Marotta, Aldo Mazzia, Pavel Nedved e Camillo Venesio, tutti confermati, e le new entry Giulia Bongiorno, Paolo Garimberti, Enrico Vellano, Assia Grazioli-Venier e Maurizio Arrivabene.

 

Marina Salvetti
Guido Vaciago

 

 

 

 

 

- TROPPA GENTE VUOLE FARSI PUBBLICITÀ SULLA MORTE DI EDOARDO AGNELLI 

 

 

Lettera 2
caro D'Agostino, trovo il tuo sito veramente informato ,serio,ed equilibrato,fosse tutta così la comunicazione in Italia !!!!! Dopo questa piccola premessa volevo dirti alcune cose su Edoardo agnelli.Tutto quello detto scritto da vari personaggi ,giornalisti,scrittori presunti amici lo trovo molto superficiale ma solo per il fatto di farsi un Po di pubblicità o altro, ma li conosceva davvero questa gente ? Dubito molto non avendoli mai visti accanto ad edo .In questi anni ho sentito tutto ed il contrario di tutto e volevo intervenire prima ,ma solo sul tuo sito, perché ti riconosco una sicura onesta intellettuale.

 

Negli ultimi 20 anni di vita di Edoardo sono stato il suo vero amico accompagnandolo in tutte le parti del mondo,e assistendolo nel suo lavoro,c erano con noi a volte anche altri amici sempre sinceri e che stavano al loro posto non pronti,come ora a farsi pubblicità ogni volta che esce il nome dello sfortunato amico.Finisco dicendoti che,la mattina del 15 novembre 2000 giorno del fatale incidente ,edoardo fece ,prima ,solo 4 telefonate ed una era al sottoscritto come tutte le mattine 
.Ti ringrazio per la tua cortese attenzione e buon lavoro con sincera stima 
Fabio massimo cestelli

CARO MASSIMO CESTELLI , DETTO DA EDOARDO CESTELLINO, io parlo con le sentenze tu forse lo fai usando il linguaggio delle note dell'avv Anfora ? Mb

 

 


Giuseppe Puppo

3 h · 

Ringraziando Marco Bava per l'avviso che mi ha fatto utile per l'ascolto in diretta, segnalo - a tutti voi, ma, mi sia concesso, a Marco Solfanelli in particolare, in quanto editore del mio nuovo libro dedicato agli ultimi sviluppi, "Un giallo troppo complicato", in fase di stampa - che questa mattina il programma "Mix 24" su Radio24 del Sole 24 ore - emittente nazionale - condotto da Giovanni Minoli si è lungamente occupato del caso della tragica morte di Edoardo Agnelli, mistero italiano ancora irrisolto, dai tanti risvolti importanti quanto inquietanti, con ciò - ed è particolarmente degno di nota - rilanciandolo all'attenzione generale. 
In sostanza, egli ha riadattato per il mezzo radiofonico la puntata del suo programma televisivo "La storia siamo noi" andato in onda tre anni fa, pure però con un'aggiunta significativa, un'intervista a Jas Gawronski, amico dell' "avvocato" Gianni Agnelli, in cui ha fatto affermazioni molto forti sul controverso rapporto padre-figlio, che è una delle chiavi di lettura di dirompente efficacia per la comprensione dell'intero caso. 
Sia la puntata televisiva di tre anni fa, sia il programma odierno di Minoli sono facilmente rintracciabili e consultabili sul web. 
Per il resto, a fra pochi giorni per le mie ultime, sconvolgenti acquisizioni che, oltre al riesame per intero della complessa questione, sono dettagliate in "Un giallo troppo complicato"... Grazie a tutti.

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Giuseppe Puppo http://www.radio24.ilsole24ore.com/player.php?channel=2

 

Radio24 - Ascolta la diretta

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Ascolta la diretta e i podcast di RADIO24. Puoi navigare tra le puntate per rias...Altro...

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Giuseppe Puppo http://ildocumento.it/mistero/edoardo-agnelli-dixit.html

 

Edoardo Agnelli - L`ultimo volo (La Storia Siamo Noi) | Il documentario in streaming

ildocumento.it

Edoardo Agnelli muore il 15 novembre del 2000. Ripercorriamo la vita del rampoll...Altro...

2 h · Mi piace · 1

 

 

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

NON DIMENTICARE CHE:

Le informazioni contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore deve
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e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.

Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

ciao blogger de LaStampa.it,

come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La Stampa verrá chiuso a breve.

Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per ulteriori dettagli, vai su http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).

Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una mail all’indirizzo contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.

Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il 6 gennaio 2010.

Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad, all’indirizzo contactit@sixapart.com

Cordiali saluti
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La ringraziamo sinceramente per il Suo  interesse nei confronti di una produzione duramente colpita dal recente terremoto, dalle stalle, ai caseifici fino ai magazzini di stagionatura. Il  sistema del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano sono stati fortemente danneggiati con circa un milione di forme crollate a terra a seguito delle ripetute scosse che impediscono a breve la ripresa dei lavori in condizioni di sicurezza. Questo determina di conseguenza difficoltà nella distribuzione del prodotto “salvato”, che va estratto dalle “scalere” accartocciate, verificato qualitativamente e poi trasferito in opportuni locali prima di poter essere posto in vendita. Abbiamo perciò ritenuto opportuno mettere a disposizione nel sito http://emergenze.coldiretti.it tutte le informazioni aggiornate relative alla commercializzazione nelle diverse regioni italiane anche attraverso la rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica.

 

Cordiali saluti.

Ufficio relazioni esterne Coldiretti

 

 

ENI-REPORT

 

28.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-cbf04ef0-8f34-442d-9a3b-e8ef2587532a.html

 

Report, puntata 7 aprile 2013: lo Stato fallimentare
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Proprio mentre sul web infiamma la polemica per la richiesta di risarcimento intrapresa dalla compagnia energetica nazionale a seguito dell'inchiesta Eni di Report (è anche partita la raccolta firme, Report: firma la petizione per il diritto di ...

 

Report - La Congregazione e l'Eni 07/04/2013
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16.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-559554ac-2703-4fa1-b41d-e3a6fb6a01a0.html

 

 

 

A2A-REPORT

 

02.12.12

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

 

ALITALIA-REPORT

 

07.04.13

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-4bbfdc78-c99f-4341-a233-3723e00c78a0.html

 

 

 

MPS-REPORT

 

09.12.12

 

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-8d9c77dd-a34f-4268-951d-34b2d830b2a7.html

 

 

 

15.06.13

Grillo, Casaleggio e il progetto Gaia. Giovanna Canzano intervista ...
politicamentecorretto.com
Bava – Il servizio di Report della scorsa domenica, ha fato notare che i partiti ... Bava – Infatti, io per dieci anni ho fatto per Grillo le analisi sulla ...

 

http://www.youtube.com/watch?v=YCRO4pEnYok&list=UU9O-k-X9HCmrGzcXdUkL6UQ

 

http://www.youtube.com/watch?v=z0lJNrYykQ8

 

 

http://www.matrasport.dk/Cars/Avantime/avantime-index.html

 

 

Auto e Moto d’Epoca 2013

 

- Nuovo sistema tutela auto e moto d'epoca;
- 
Veicoli d'interesse storico, la fiscalità e il redditometro;
- 
Norme per la circolazione dei veicoli storici;
- 
Veicoli d'interesse storico e collezionistico: circolazione e fiscalità 

 

 

 

http://delittodiusura.blogspot.it/2011/12/rete-antiusura-onlus.html

 

http://www.vitalowcost.it

 

http://www.terzasettimana.org

 

 

 

 http://www.giurisprudenzadelleimprese.it/

 

http://www.avvocatitelematici.to.it/

 

http://www.uibm.gov.it/

 

http://smarthyworld.com/renault.html

 

http://www.turbo.fr/renault/renault-avantime/photos-auto/

 

http://avantimeitalia.forumattivo.it/

 

http://it.wikipedia.org/wiki/PSA_ES_e_Renault_L7X

 

http://www.avantime-club.eu/

 

 

 

http://news.centrodiascolto.it

http://motori.corriere.it/prezzi-auto/

http://europa.eu/epso/index_it.htm

http://www.lavoro24.ilsole24ore.com/

http://www.huffingtonpost.it/

http://oggiespatrio.it/

http://www.renaultavantime.com/

http://www.solodownload.it/

http://it.miniradioplayer.net/

www.wefightcensorship.org

http://offertesottocosto.blogspot.it/

http://www.dinoferrari.altervista.org/homepage.htm

http://www.pergliavvocati.it/

 

http://www.opzionezero.org/

 

http://www.frontisgovernance.com/index.php?lang=it

 

 

Niente multe se l'autovelox non è ben segnalato

Una sentenza del giudice di pace accetta il ricorso per apparecchi non adeguatamente segnalati in prossimità degli incroci.

http://www.motori.it/attualita/19152/niente-multe-se-lautovelox-non-e-ben-segnalato.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-20+Niente+multe+se+l'autovelox+non+%c3%a8+ben+segnalato

 

TomTom GO Mobile: navigazione gratis per Android

TomTom ha rilasciato l'app GO Mobile per Android in versione freemium, cioè gratuita per chi percorre fino a 75 km al mese.

http://www.motori.it/tecnica/19173/tomtom-go-mobile-navigazione-gratis-per-android.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-22+TomTom+GO+Mobile%3a+navigazione+gratis+per+Android

 

Carburanti: arriva OsservaPrezzi, l'app del MISE

Si chiama OsservaPrezzi ed è l'app gratuita voluta dal MISE per consentire agli automobilisti di conoscere in mobilità i prezzi dei carburanti.

http://www.motori.it/attualita/19174/carburanti-arriva-osservaprezzi-lapp-del-mise.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+Motori.it&utm_content=2014-05-23+Carburanti%3a+arriva+OsservaPrezzi%2c+l'app+del+MISE

 

03.06.14 

 

 

 

 

 

 

Addio, Roberto.

La tua modestia senza ipocrisie, la tua lucidità gentile e senza compromessi, la tua onestà senza aggettivi perché era onestà e basta, il tuo coraggio tranquillo erano corpi estranei.

La tua voce non ha mai strepitato nelle piazze, tu non ti sei mai vestito di panni che non erano i tuoi, e con il mondo degli uomini, dove apparire conta mille volte più di essere, tu non hai mai avuto complicità.

Eppure, forse di nessuno come te, come il modello di Uomo che sei stato, e stavolta uso a buon diritto la maiuscola, c’era bisogno, un bisogno assoluto, non surrogabile, come di una scialuppa in tempo di naufragio.

A luglio venni a trovarti a casa tua, a Torino. Tu eri a letto, ammalato di un male non incurabile ma inguaribile, e le due cose sono profondamente diverse, ed eri perfettamente conscio della morte imminente, una morte che segue un copione terribile di cui tu conoscevi ogni battuta. E Rosanna, tua moglie, condivideva con te quella conoscenza puntuale.

Non fu vederti a letto con i segni del male addosso a sconvolgermi: fu la tua, la vostra, serenità. Sul tuo grembo avevi un computer attraverso cui scambiavi messaggi e su cui cercavi notizie, e quelle notizie riguardavano lo sfascio dell’ambiente che ti faceva ancora arrabbiare come sempre. Di quello tu, che ti preparavi a morire, continuavi ad occuparti perché quello era il tuo ruolo, il ruolo che ti eri scelto perché così fanno gli onesti. Contro quelle follie continuavi a lottare perché sapevi che sarà lì la devastazione che porterà, anzi, che sta già portando, più stragi di qualsiasi guerra, di qualsiasi epidemia, di qualsiasi cataclisma del passato. Di quello ti occupavi come se tu potessi vivere ancora per chissà quanto su questa terra.

Parlammo di tutto, allora, compresi gli studi di mia moglie e miei che tu fosti tra i primissimi a capire. Parlammo del ridicolo di chi, senza cognizione delle sciocchezze che pronunciava, senza rendersi conto della vigliaccheria di usare qualcuno che non potrà smentire, attribuiva quelle scoperte ad un altro Uomo con la maiuscola. Mi dicesti  ancora della tua felicità quando noi dimostrammo inconfutabilmente che le polveri causano la coagulazione patologica del sangue. Sottolineasti con veemenza la logica ferrea dei nostri risultati. Parlammo, e io che volevo sapere di te dovevo continuare a parlare di me, perché tu volevi sapere e la tua condizione doveva passare in secondo piano.

Fu solo dopo un bel po’, quasi per dovere di ospitalità, che mi raccontasti della malattia, e lo facesti con un distacco non di superiorità come fanno gli eroi fasulli dei libri ma con la vena malinconica, cui tu aggiungesti un pizzico delicato d’ironia, di chi conosce la fragilità dell’uomo, la forza impietosa della Natura, l’ingenuità di chi pretende di opporsi a lei con trattamenti peggiori del male.

Poi chiedesti a Rosanna di consegnarmi una copia del tuo testamento biologico e lei uscì dalla stanza, andò a prenderlo e me lo consegnò come se quell’atto terribile fosse la cosa più naturale del mondo. Certo: che c’è di più naturale della morte? Eppure a quell’atto naturale e necessario io mi accorsi che non ero pronto.

Da oggi, amico Roberto, non ci sei più o, almeno, non sei più con noi con la tua parola pacata e puntuale che non lasciava spazio alle interpretazioni. Io non so se mi senti né so se ora, uscito da questo assaggio d’inferno, hai interesse per l’effimero come è effimero tutto quanto calpesta il palcoscenico su cui ci affanniamo. Non lo so ma io, nel tuo nome, ti prometto che cercherò d’imitare l’esempio che ci hai regalato.

Ognuno di noi cerchi di meritarti almeno adesso.

Ciao, Roberto. Che la terra ti sia leggera.

Stefano e tutti quelli che condividono questi concetti Mb

 

 

 

Grillo - Montanari - Battibecco su FaceBook

 

Con riferimento alla telefonata di oggi le trasmetto per conoscenza alcune righe trascritte da FB.

 

Cordiali saluti,

Roberto Topino

 

P.S.: Temo che chi non ha argomenti creda di compiacere Beppe Grillo e di mettersi in vista denigrando Stefano Montanari.

Avrei una lunga lista di detrattori... (grillini e non) che sicuramente non fanno un buon servizio neanche a Grillo.

La materia delle patologie da nanopolveri è complessa, va studiata a fondo con le dovute nozioni di medicina, fisica, chimica.

Bisogna lasciar parlare gli esperti veri in discipline scientifiche!

 

 

 

Sonia Toni

povero montanari! vittima dei complotti di grillo, della bortolani, dell'università di urbino, della sfiga cosmica e soprattutto, delle sue balle per le quali gli stanno piovendo addosso una valanga di denunce. le sue argomentazioni sono ineccepibili per chi sta a sentire solo lui e non si chiede nemmeno cosa ci avrebbe guadagnato tutta 'sta gente a "rubargli" il microscopio. ah già, hanno preso soldi da chi costruisce inceneritori...

Isabella Zanotti

e povera anche te sonia
a quanto leggo e su molti portali
compari solo se si parla di montanari
tra l'altro per parlarne male...
mahh

Roberto Topino

Per Sonia. Io stimo tutti: Grillo, Montanari e anche te, Sonia, collaboro al tuo sito Scienza verde, che usa i miei video.
Montanari è uno scienziato e Grillo ha dato una notevole rilevanza alle sue scoperte e a quelle di Antonietta Gatti, sua moglie. Insieme Grillo e Montanari erano imbattibili e spero che prima o poi si rimettano d'accordo.
Mi dicono che Grillo non ne vuol sapere... però preferirei sentirlo dire da lui. Non gli mancano sicuramente le capacità comunicative.

 

 

 

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino?
 

Roberto Topino, medico specialista in Medicina del Lavoro.
Possibili ricadute sulla salute pubblica di un impianto di termodistruzione dei rifiuti.

Università di Torino - Facoltà di Agraria

Giovedì 25 marzo 2010, ore 16.00
aula C del complesso didattico
(via Leonardo da Vinci 44, Grugliasco)

 

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino? 1-4

http://www.youtube.com/watch?v=GdhnfSluSgE

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino? 2-4

http://www.youtube.com/watch?v=RLLUljxA_28

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino? 3-4

http://www.youtube.com/watch?v=5YRvUUlwR4I

Un termovalorizzatore davanti alla Facoltà di Agraria a Torino? 4-4

http://www.youtube.com/watch?v=AxmfA6Yp-4Q

 


 

 

 

 

Ho constatato lo scarico nella Dora Riparia di un liquido giallo da un condotto, che si trova poco a valle del ponte di via Livorno (ponte Amedeo IX) a Torino.

Avevo già notato in passato lo scarico di liquido giallo, ma in misura inferiore.

Cordiali saluti.

Roberto Topino

10.02.10

 

dal dr.TOPINO

ECCO LE FOTO DEL LAGHETTO DEI VELENI DELLA TERNI-RIETI

21 Febbraio 2010 15.05 - di Adriano Lorenzoni - Fonte: Terni in rete - cod.218090

 

Il laghetto al cromo esavalente della Terni-Rieti

 

Sembra acqua limpida ma era un veleno

 

Siamo venuti in possesso delle foto del famigerato laghetto dei veleni scoperto durante i lavori della Terni-Rieti. Se ne era parlato tanto nel giugno scorso in seguito ad una inchiesta del settimanale L'Espresso, lo ricorderete. Secondo la giornalista che scrisse l'articolo quella sorta di laghetto era lungo 30 metri, largo 15 e profondo più di 3. Gli esperti si potranno ora regolare vedendo queste immagini che pubblichiamo. Sempre secondo la giornalista dell'Espresso quel laghetto conteneva 1.400 metri cubi di autentico veleno: cromo esavalente. Le immagini ci mostrano il prima e il dopo. Prima con l'acqua verde smeraldo e dopo il prosciugamento, vuoto. Il GIP di Terni, Maurizio Santoloci, ordinò, nel luglio scorso, il sequestro del cantiere della Terni-Rieti per accertare la veridicità delle notizie emerse e individuare dove erano state sversate le acque velenose. La polemica investì anche l'ARPA che si difese sostenendo che quando autorizzò il prosciugamento del laghetto il cromo non era più esavalente ma trivalente che non è pericoloso per la salute. Resta il mistero di come il cromo esavalente si sia potuto trasformare in trivalente. O, forse, non è un mistero.

 

http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=218090#top

Carichi sospesi non trattenuti, operai senza cinture che scivolano sul tetto, nuvole di polvere di amianto sollevate con le scope.
Tutto accade sulla testa dei cittadini e dei lavoratori degli uffici della circoscrizione 2 di Torino.
Guardate i filmati... 

http://www.youtube.com/watch?v=6hAz4zZL1zI
http://www.youtube.com/watch?v=ExUohLgPTF8

«Stoppani» prova a passare dal cromo all’acqua pura

di Redazione

 

Si chiama Eco1 ed è il nuovo impianto di depurazione delle falde acquifere creato all'interno dell'ex stabilimento Stoppani di Cogoleto nell'ambito dei lavori di riqualificazione dell'area dove sorgeva la ex «fabbrica della vergogna», la bomba ambientale che per decenni ha avvelenato indisturbata acque, terreni circostanti e un litorale, quello tra Cogoleto e Arenzano, dove ancora oggi le pietre sulla spiaggia, se capovolte, si rivelano di un colore giallo-fosforescente certamente poco rassicurante.

L'impianto, che sostituisce un depuratore ormai obsoleto, servirà a purificare le acque interne alla fabbrica nell'intento di salvare la falda sottostante, dove sono stati rilevati livelli d'inquinamento da cromo esavalente 6mila volte superiori ai limiti.

Il nuovo macchinario, che promette di depurare in un anno fino a 1.051.200 metri cubi d'acqua e fanghi grondanti cromo, è stato inaugurato ieri mattina all'interno dell'ex stabilimento alla presenza del Commissario delegato all'emergenza Stoppani ed ex Prefetto di Genova Annamaria Cancellieri, del presidente della Provincia Alessandro Repetto e dei sindaci di Arenzano e Cogoleto, Luigi Gambino e Attilio Zanetti.
Costato 2 milioni e 600mila euro, Eco1 è stato realizzato grazie a finanziamenti provenienti dal Ministero dell'Ambiente e dalla Regione Liguria, grazie ad un lavoro di sinergia tra Stato ed enti locali che il commissario Cancellieri non esita a definire vincente.

L'opera è un record nel record: realizzata dalla ditta Servern Trent Italia che è riuscita a mettere in piedi, in meno di 150 giorni, un impianto tecnologicamente avanzatissimo, Eco1 permetterà, nell'arco di 12 mesi, di recuperare fino a 19 tonnellate di cromo 6, sostanza cancerogena solubile in acqua e per questo difficilmente intrappolabile, che altrimenti finirebbero disperse nell'ambiente.

L'impianto tratta le acque sporche di falda, quelle derivanti dalla pulizia dei piazzali e quelle di lavaggio dei camion in uscita.

All'interno delle vasche di reazione dove vengono pompati, i fanghi vengono mescolati ad alcuni reagenti che permettono di far precipitare il cromo 6 trasformandolo in cromo 3, non tossico e in forma di sali facilmente smaltibili.

Una volta separati i cristalli di cromo dal liquame «un analizzatore automatico effettua le misurazioni finali dei livelli di ph, redox e cromo6 nell'acqua in uscita»: un solo valore fuori norma e il liquame automaticamente viene rispedito all'inizio del processo.

«Quest'opera - ha affermato Annamaria Cancellieri - è una risposta efficiente e moderna che sostituisce un impianto, l'Eco 2, obsoleto e non adatto ad assolvere a un impegno che dovrà durare ancora anni».

Insomma, il percorso è ancora lungo anche se c'è già chi pensa al futuro dell'area, come i sindaci delle due cittadine attigue. «Abbiamo già dato l'incarico per il piano urbanistico comunale - dichiara Attilio Zanetti, sindaco di Cogoleto - noi puntiamo sull'insediamento di attività produttive anche se al momento l'aspetto primario è la riqualificazione ambientale.

Già entro il 2010 verrà bonificata buona parte della spiaggia di Cogoleto».

«Questa è una risposta importante - sottolinea infine il commissario Cancellieri - perché servirà a bonificare e rendere accessibili gli arenili, restituendo il mare, che in questi anni è stato inavvicinabile, alla collettività».

 

http://www.ilgiornale.it/genova/stoppani_prova_passare_cromo_allacqua_pura/29-01-2010/articolo-id=417662-page=0-comments=1


 

 

Il Cromo a Tezze sul Brenta      
Pubblicato da Redazione web   
22-02-2010
 
Cromo esavalente: il Tribunale penale di Bassano decide per l' imputazione coatta dei responsabili delle ex Tricom di Tezze sul Brenta per omicidio plurimo colposo per le morti dei lavoratori.


Esemplare e complessa questa vicenda processuale nella quale sono stato coinvolto come Perito di parte lesa (CTP) assieme ai colleghi Celestino Panizza, Medico del Lavoro a Brescia, e Dario Miedico, specialista in Igiene ed Epidemiologia a Milano.
E' un un vero disastro ambientale quello provocato dal rilascio di Cromo (VI) e di altri pericolosi inquinanti ad opera di varie Industrie Galvaniche tra le quali la ex-Tricom di Tezze sul Brenta, disastro che ha interessato una vasta area del Padovano e del Vicentino tra Bassano, Cittadella e Rosà.

Nel 2006 presso la ex-Tricom lo Spisal e la Polizia Giudiziaria di Bassano accertano una situazione di gravissima incuria nel reparto cromatura di questa fabbrica, alla quale hanno fatto seguito i decessi per cancro polmonare di numerosi addetti. Una indagine epidemiologica del Dicembre 2003 sugli operai e impiegati tecnici del reparto, con almeno 6 mesi di lavoro nell'azienda e presenti tra Gennaio 1968 e Dicembre 1994, condotta da Merler, Sarto (SPISAL di PD), aveva accertato un gravissimo eccesso di mortalità per tumori al polmone tra i lavoratori, rispetto all'incidenza "storica" in Italia e nel Veneto.

Il lavoro segnalava che, già nel 1982, indagini citogenetiche condotte da Sarto, Stella e dal sottoscritto e pubblicate su importanti riviste internazionali, avevano evidenziato, nelle cellule del sangue periferico (linfociti) degli operai delle Galvaniche del Bassanese, Tricom compresa, aumenti rilevanti e statisticamente significativi di aberrazioni cromosomiche classiche e di scambi tra cromatidi fratelli, rispetto a controlli non esposti a Cr (VI) e con pari abitudine al fumo di tabacco.

La Procura di Bassano iniziava nel 2006 un procedimento penale nel quale si costituivano come parti lese i famigliari delle vittime. Consulenti del Tribunale venivano nominati il Prof. Erminio Clonfero, Ordinario di Medicina del Lavoro a PD, e l'Ing. Gianandrea Gino, Igienista Industriale di MI. Il sottoscritto, assieme ai colleghi Panizza e Miedico, venivano chiamati nel Giugno 2008 a processo già avviato e quando la situazione appariva gravemente compromessa. Infatti i CTU Clonfero e Gino, pur riconoscendo la gravissima situazione ambientale nella quale si era svolto per molti anni il lavoro nel reparto cromatura, anziché tenere conto dei dati epidemiologici esistenti e, in particolare, di quelli documentati da Merler e Sarto, aggiornandoli al momento della loro perizia (per cui il rischio relativo di cancro al polmone risultava quintuplicato rispetto all'attesa) avevano attribuito rilevanza preminente al fumo di sigaretta col risultato di rendere praticamente irrilevante, ai fini dell'eziologia del cancro al polmone, l'esposizione lavorativa ai cancerogeni ambientali presenti nel reparto (Cr (VI), ma anche Nichel, Piombo e fumi di saldatura).

Su queste basi, il Pubblico Ministero Dott. Parolin aveva già formulato la richiesta di archiviazione.

Con i colleghi Panizza e Miedico abbiamo steso la nuova perizia di parte lesa, contestando puntualmente e con ampia documentazione tutte le affermazioni dei CTU e fornendo al Giudice una analisi critica dettagliata della letteratura sull'argomento. Nell'udienza pubblica del luglio 2008, a fronte delle contestazioni alla sua perizia formulate in aula dal sottoscritto, il Prof. Clonfero dapprima si rifiutava di rispondere "avendo cose più importanti di cui occuparsi" e si dimetteva dall'incarico. Poi, spinto dalle pressioni dei legali degli inquisiti, accettava di rispondere, ma solo per iscritto e mantenendo la sua posizione iniziale.

A questo punto il GIP Morandini si riservava di decidere a fronte della richiesta di archiviazione del processo da parte del P.M. Parolin, richiesta giustificata in quanto, a suo dire, non c'erano ragioni sufficienti per discostarsi dalle conclusioni della perizia dei CTU. La situazione sembrava definitivamente compromessa quando, a sorpresa, nel luglio 2009 il GIP rigetta la richiesta di archiviazione, ritenendo che la superficialità, incoerenza, contraddittorietà, nonché la mancanza di riscontri scientifici delle conclusioni rassegnate dai periti imponevano la nullità della perizia nella parte medico-legale.

Ulteriori censure del GIP alla perizia dei CTU Clonfero e Gino riguardavano:
1)l'avere omesso di considerare l'effetto sinergico del Cr (VI) con altri composti cancerogeni presenti nelle lavorazioni di cromatura;
2)il non aver considerato lo studio epidemiologico di Merler e Sarto condotto sulla medesima coorte di operai;
3)il non aver dato peso alle lesioni anche gravi (perforazione del setto nasale, iperplasie e metaplasie degli epiteli respiratori, broncopneumopatie croniche ecc. ) tipiche dell'esposizione a Cr(VI), manifestatesi sin dal 1977 tra gli operai;
4)l'aver trascurato i dati relativi alle concentrazioni del Cromo e del Nichel nel sangue e nelle urine degli operai, superiori ai valori di riferimento per la popolazione generale e in molti casi significativamente aumentate tra l'inizio e la fine del turno lavorativo.

Il GIP concludeva evidenziando come fosse ragionevole ritenere nella prolungata esposizione dei lavoratori al Cr (VI) e agli altri composti nocivi la causa dell' insorgenza della patologia e stabiliva la necessità di procedere a nuovo accertamento peritale.

A questo punto si verificava un secondo colpo di scena: il GIP Morandini veniva assegnato ad un altro ruolo e gli subentrava nella causa la Dott.ssa Trenti la quale, dopo aver revocato l'ordinanza del GIP Morandini relativa ad una nuova perizia, e a fronte di una ennesima richiesta di archiviazione del PM Parolin (nonostante quanto sopra già concluso dal GIP Morandini!), a fine Dicembre 2009 disponeva l'imputazione coatta per 3 dei 4 responsabili dell'azienda indagati, che sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo plurimo (sei degli otto casi di cancro polmonare) e lesioni gravi a carico degli operai della Tricom.

Ancora una volta, a fronte di una situazione che non consentiva dubbi circa la relazione causale tra esposizione lavorativa e insorgenza di patologie cancerose, solo una perizia ben documentata dei consulenti di parte ricorrente, la presenza di un Giudice interessato e attento alle argomentazioni proposte, la pressione costante della popolazione e l'interesse della stampa locale hanno permesso di superare una situazione resa molto difficile dalla insipienza e/o malafede dei periti incaricati dal Tribunale e dalla colpevole ostinazione di un Pubblico Ministero che sembra aver dimenticato che il suo ruolo è quello di pubblico accusatore e non del "difensore aggiunto" degli inquisiti!

Nel frattempo si sono concluse favorevolmente per i ricorrenti anche la causa civile per danno ambientale (CTP Prof. Soffritti) e quella civile davanti al Giudice del Lavoro di Bassano ce ha stabilito un risarcimento di 800.000 euro per gli eredi di uno degli operai della Tricom, morto per cancro polmonare.

Prof. Angelo Levis

(Tratto da Ecopolis, newsletter socio ambientale di Legambiente Padova)
 

 

COMUNICATO  STAMPA*

 

Il *Comitato contro l'inceneritore di Montale*, dopo aver ripetutamente sollecitato senza successo Amministrazioni e Organi competenti ad eseguire controlli biologici e sanitari sulle persone da sempre residenti nelle vicinanze dell'inceneritore, ha provveduto, a proprie spese, ad eseguire in laboratorio accreditato la ricerca di inquinanti ambientali su campioni di latte materno di mamme residenti in area di ricaduta dell'impianto.

I risultati sono stati presentati dalla Dott.ssa  Patrizia Gentilini al Convegno tenutosi il 22 u.s. a Pistoia, dal titolo: "La nostra salute, quanto dipende da noi stessi, quanto dal dottore e quanto da chi ci amministra?"

Dal Convegno é emerso che le analisi hanno confermato la presenza di diossine nei campioni di latte materno esaminati, come già noto dalla letteratura, e di particolare interesse è stato il riscontro di PCB che in entrambi i campioni di latte materno hanno infatti impronte digitali (profili emissivi) del tutto sovrapponibili a quelle riscontrate dalle indagini dell'ASL nelle carni di pollo e a quelle riscontrate nelle emissioni dell'inceneritore da ARPAT e dallo stesso  gestore, a dimostrazione di quella che è la causa preponderante dell'inquinamento esistente nella zona della piana.

Le inopportune affermazioni date a suo tempo dalle Istituzioni circa la totale assenza di PCB nelle emissioni dell'inceneritore di Montale e già smentite dalle  analisi sulle emissioni stesse, trovano ora ulteriore smentita sulla base di indagini  che i cittadini, di tasca loro, hanno provveduto ad eseguire, a dimostrazione, ancora una volta, che tutto ciò che esce dai camini si ritrova nel nostro stesso corpo.

Il Comitato, nel sollecitare gli organi di controllo ad esercitare il ruolo che la legge loro affida, ribadisce la propria volontà di proseguire comunque in questo tipo di analisi i cui risultati saranno sempre prontamente comunicati alla cittadinanza.

Il Comitato invita tutti coloro che hanno a cuore la salute a contribuirvi  concretamente scrivendoci al <no.incenerit-montale@tele2.it>

 

COMITATO CONTRO L'INCENERITORE DI MONTALE

 

P.S.: c'è anche una slide sul latte materno che pesa circa 3 MB, a disposizione dei richiedenti.

 

 

 

Trivelle e arsenico nella falda acquifera a Sant'Antonino

L’unico dato certo è che c’è dell’arsenico nell’acqua...

Tutti gli altri quesiti, per quanto mi risulta, sono senza risposte!

In ogni caso fare buchi in una falda contaminata mi sembra almeno discutibile.


Sembra che quest'estate abbiano installato una centrale di pompaggio dall'acquedotto alla sorgente incriminata e quindi di fatto abbiano "diluito" l'arsenico. Sembra, ma bisognerebbe verificare bene,

IL CANTIERE - notate il rispetto delle norme di sicurezza e della 626! Ma tanto erano extracomunitari! Forse in nero.

21/05/2009

Ho ripreso un vecchio messaggio del 2008, c’è qualche aggiornamento o siamo ancora nel BanglaTAV?

 Inviato: Domenica 31 agosto 2008, 23:21:40
Oggetto: [assembleapermanente] Arsenico nell'acqua a Sant'Antonino - Val di Susa - TAVnam o BanglaTAV?

http://www.lenntech.com/italiano/elementi-e-acqua/arsenico-e-acqua.htm

Gli effetti sulla salute relativi all'arsenico non sono solitamente acuti, ma comprendono principalmente cancro, soprattutto della pelle. L'arsenico può causare peso basso alla nascita e aborto spontaneo. L'arsenico in acqua potabile è una questione di importanza globale, quindi il limite legale è stato diminuito a 10 μg/L. Questo limite legale non è soddisfatto in paesi quali Vietnam e Bangladesh (n.d.r. Val di Susa), dove milioni di persone consumano acqua potabile con un contenuto arsenico superiore ai 50 μg/L. Questo problema provoca effetti sulla salute cronici di lunga durata, come malattie della pelle, cancro della pelle ed i tumori ai polmoni, alla vescica, a reni e fegato.

L'arsenico metallico è trattato in leghe di rame ed acciaio, per esempio per aumentare la durezza.

Chi ha ottenuto i dati sul cromo esavalente, ha dovuto insistere per circa un anno.

Credo che sarà difficile ottenere altri dati.

Il sindaco di Sant'Antonino, quale autorità sanitaria locale, dovrebbe sapere tutto e dovrebbe fornire tutte le informazioni ai cittadini.

Cordiali saluti a tutti

Roberto Topino

P.S.: TAVnam o BanglaTAV?

Esiste un decreto ministeriale del 31.12.2007 che consente alla regione piemonte di disporre deroghe alle caratteristiche di qualità delle acque destinate al consumo umano.

la premessa del decreto dice

Viste le motivate richieste della regione Piemonte circa la necessità di un ulteriore periodo di deroga,

quindi immagino che non sia la prima volta,

cmq all'articolo 1 è scritto

1.  La regione Piemonte può stabilire il rinnovo della deroga ai valori di parametro fissati nell'allegato I, parte B del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, già concessa per il parametro arsenico, entro il Valore Massimo Ammissibile (VMA) di 50 µg/l ai comuni di Locana, S. Antonino di Susa, Pamparato e Pietraporzio.

il valore di parametro per l'arsenico è di 10 µg/l ,

quanto ce n'è realmente a S.Antonino?

chiedo al dr. Topino (che se ne intende) se sà cosa ha fatto la regione piemonte e se sà da quanti anni và avanti sta cosa.

allego il testo completo del decreto perchè ha dei punti interessanti (in base ai quali la popolazione di s.antonino dovrebbe essere informata)


D.M. 31 dicembre 2007   Pubblicato nella Gazz. Uff. 19 febbraio 2008, n. 42

Disciplina concernente le deroghe alle caratteristiche di qualità delle acque destinate al consumo umano che possono essere disposte dalla regione Piemonte
 

IL MINISTRO DELLA SALUTE

di concerto con

IL MINISTRO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Visto l'art. 13 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, relativo alla qualità delle acque destinate al consumo umano, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 52 del 3 marzo 2001;

Viste le motivate richieste della regione Piemonte circa la necessità di un ulteriore periodo di deroga, al fine di dare attuazione ai provvedimenti necessari per ripristinare la qualità dell'acqua;

Visto il valore massimo ammissibile fissato dal Consiglio superiore di sanità nella seduta del 22 novembre 2007;

Considerato che, ai sensi del comma 11 del succitato art. 13, la popolazione interessata deve essere tempestivamente e adeguatamente informata circa le deroghe applicate e delle condizioni che le disciplinano e che, ove occorra, la regione o provincia autonoma deve provvedere a formare raccomandazioni a gruppi specifici di popolazione per i quali la deroga possa costituire un rischio particolare;

Considerato che la valutazione di non potenziale pericolo per la salute umana viene effettuata comprendendo anche la quantità di parametro eventualmente assunta con gli alimenti, sia preparati in ambito domestico sia in industrie alimentari che distribuiscono i loro prodotti esclusivamente nell'ambito geografico ricompreso dal provvedimento di deroga;

Decreta:

Art. 1.

1.  La regione Piemonte può stabilire il rinnovo della deroga ai valori di parametro fissati nell'allegato I, parte B del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, già concessa per il parametro arsenico, entro il Valore Massimo Ammissibile (VMA) di 50 µg/l ai comuni di Locana, S. Antonino di Susa, Pamparato e Pietraporzio.

2.  Il suddetto valore massimo ammissibile può essere concesso fino al 31 dicembre 2008.

3.  L'eventuale rinnovo è vincolato alla presentazione di documentazione dettagliata dello stato di avanzamento delle misure correttive e relativi interventi sul territorio, compreso il calendario dei lavori, la stima dei costi, la relativa copertura finanziaria, le metodiche e le tecnologie adottate.

4.  Sono escluse dai provvedimenti di deroga e sono comunque obbligate al rispetto dei limiti previsti dalla normativa, le industrie alimentari ad eccezione di quelle di tipo artigianale con distribuzione del prodotto in ambito locale. Si rimanda alle autorità competenti la valutazione di ulteriori esclusioni e/o limitazioni temporali.

5.  La Regione deve provvedere ad informare la popolazione interessata in attuazione del disposto di cui al decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, art. 13, comma 11, relativamente alla elevata concentrazione del predetto valore e deve fornire consigli a gruppi specifici di popolazione per i quali potrebbe sussistere un rischio particolare.

Delle iniziative adottate dovrà essere data informazione al Ministero della Salute.

Art. 2.

1.  Fermi restando il valore massimo ammissibile di cui all'art. 1, nell'esercizio dei poteri di deroga di cui all'art. 13 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31, l 'Autorità regionale è tenuta, in relazione alle specifiche situazioni locali, ad adottare i valori che assicurino l'erogazione di acqua della migliore qualità possibile.

2.  Tutti i valori massimi ammissibili possono essere oggetto di immediata revisione a fronte di evidenze scientifiche più conservative.

Art. 3.

1.  L'esercizio delle deroghe, comunque limitate nell'ambito delle prescrizioni degli articoli 1 e 2, è subordinato all'osservanza delle disposizioni di cui all'art. 13 del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31.

2.  La Regione Piemonte , entro il 30 giugno 2008 deve presentare al Ministero della salute e al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare una relazione sulla situazione relativa all'attuazione dei piani di risanamento previsti, comprensiva dei risultati degli interventi effettuati nell'anno precedente ed un dettagliato programma di quanto previsto negli anni seguenti, corredata dei costi e della copertura finanziaria.

Art. 4.

1.  Il provvedimento di deroga ed i relativi piani di intervento sono trasmessi nel rispetto delle modalità previste dall'art. 13, comma 8, del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 31.

Art. 5.

Il presente decreto entra in vigore il giorno della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

 

 

La Stampa di oggi, senza mai nominarmi, utilizza una fotografia tratta da un mio filmato e alcune mie frasi per un articolo sull’ennesimo caso di tumore da amianto riscontrato tra i lavoratori del grattacielo della RAI di via Cernaia a Torino.

Colgo l’occasione per aggiungere alcuni dati che potrebbero essere utili a chi di dovere.

Il grattacielo della RAI è stato realizzato con abbondante uso di amianto applicato a spruzzo (sette chilogrammi per metro quadro) o mescolato al cemento e al vinile.

Amosite 85% - 95% per il friabile floccato sulle strutture di acciaio e crisotilo 28% con tracce di amosite per il compatto (tubazioni, pavimenti).

Di seguito è possibile esaminare un monitoraggio della dispersione di fibre di amianto.

Dati alla mano, si può constatare che un dipendente della RAI può respirare fino a 825 (ottocentoventicinque) fibre di amianto ogni ora di lavoro.

Trattandosi di campionamenti ambientali e non personali, eseguiti una sola volta in una struttura notoriamente soggetta a vibrazioni e nella quale l’amianto è stato applicato a spruzzo, quindi altamente friabile, il rischio effettivo potrebbe essere più elevato.

In questi casi le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.

Il monitoraggio ambientale consente essenzialmente di misurare la concentrazione di fibre presente nell'aria al momento del campionamento, senza ottenere alcuna informazione sul pericolo che l'amianto possa deteriorarsi o essere danneggiato nel corso delle normali attività (Decreto Ministeriale del 06/09/1994).

Allego l’articolo de La Stampa , alcuni dati sui rilievi di amianto all’interno dell’edificio e il link al filmato “Amianto e tumori alla RAI di Torino” e all’articolo di Diario Prevenzione Magazine.

Cordiali saluti

Dott. Roberto Topino

http://www.diario-prevenzione.net/diarioprevenzione/html/modules.php?name=News&file=article&sid=1431

http://www.youtube.com/watch?v=oXI9r-kuN88  

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/113572/

cronaca

08/01/2010 - giustizia

Un dirigente Rai morì a causa dell'amianto. Indagati 20 direttori

La sede Rai di via Cernaia attorno a cui fa perno l'inchiesta 

Lavorava nel Palazzo di via Cernaia

alberto gaino

torino

Per la morte di un dirigente in pensione - mesotelioma pleurico la causa - sono stati indagati una ventina fra direttori e vicedirettori generali Rai che dal 1967 al 1999 si sono alternati nelle funzioni di datori di lavoro con responsabilità sulla sicurezza delle sedi dell’ente televisivo di Stato e dei suoi dipendenti. In quell’arco di tempo G. T. ha lavorato nel «grattacielo Rai» di via Cernaia 33, costruito negli anni 60 con l’uso di manufatti in amianto per coibentare l’edificio e in parte insonorizzarlo. G.T. è la prima vittima Rai di questo flagello.

Altri 4 casi torinesi sono allo studio degli epidemiologi dopo la segnalazione dell’Osservatorio sui tumori professionali a Guariniello di un possibile rapporto di causalità fra le loro malattie e l’aver lavorato per un certo periodo di tempo nel grattacielo. G. T. aveva 70 anni quando è deceduto il 12 luglio scorso. Era in pensione dal 1999 dopo essere diventato dirigente Rai dieci anni prima. Nell’azienda era entrato nel 1962 e, dopo cinque anni al centro meccanografico di via Luisa del Carretto, era stato trasferito in via Cernaia. Là ha trascorso ogni giorno lavorativo per 32 anni. Ieri gli avvocati Sergio Bonetto e Carlo Marengo hanno presentato un esposto per conto della vedova e dei figli.

Guariniello procede per omicidio colposo. Già nel 1992 morì un dipendente di un’impresa che aveva appaltato parte dei lavori di coibentazione del palazzo nel 1964: Leonardino Terlengo. Il datore di lavoro venne condannato nel 1995 per omicidio colposo, e in quell’occasione Guariniello commentò: «Si è stabilito il principio che anche trent’anni fa si conoscevano i rischi dell’amianto e che vi si doveva ovviare». In appello, tuttavia, l’imprenditore venne assolto. La Cassazione annullò la sentenza. Nuovo processo di secondo grado e quella volta si condannò. Il giudizio venne confermato dalla Suprema Corte e divenne definitivo.

«Quel tormentato iter giudiziario ha contribuito a consolidare la giurisprudenza - rammenta ora Guariniello - sul nesso di causalità fra esposizione all’amianto e tumori di origine professionale». In questi anni nella sede Rai di via Cernaia, in attesa della chiusura, sono stati apportati interventi di tamponamento rispetto alla presenza di amianto. Dal sito “Diario prevenzione magazine”: «Un caso emblematico è quello del grattacielo Rai di via Cernaia a Torino, costruito negli anni 60. All’epoca i grattacieli venivano realizzati utilizzando l’amianto in funzione di coibente ed insonorizzante. L’amianto veniva applicato a spruzzo sulle strutture portanti e sulle pareti. Prima si spruzzava una colla a base di lattice e successivamente veniva spruzzato l’amianto in polvere fibrosa per uno spessore di circa tre centimetri. La quantità di impasto di amianto era di di sette chilogrammi per metro quadro di infissi. Gli operai del cantiere di costruzione hanno raccontato che, durante la lavorazione, le fibre di amianto si disperdevano in via Cernaia».

L’avvocato Bonetto, specializzatosi in questo genere di processi, ricorda che «tutte le grandi costruzioni in metallo degli anni 60 presentano questo rischio per la salute. La sede della Rinascente di via Lagrange è stata bonificata. Altri palazzi no».

 

 

 

 

Accordi Italia-Francia sul nucleare.

I soldi ai francesi e i bidoni a noi.

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article6301

 

Buone Feste!

Roberto Topino 24.12.09

 

 

 

 

Bonifica amianto alla Cascina Giaione, uno scandalo cittadino sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini.
Tutto documentato nero su bianco.
Cordialmente
Dott. Roberto Topino

 

IL REGNO DELLE DISCARICHE. L'associazione Collina dei Castagni e Legambiente insistono invece sulla devastazione già perpetrata: a Montichiari sono presenti «Cava Verde» di Asm (rifiuti urbani per 3.530.000 mc aperta fino al 2011); Vals.Eco 1 (speciali e tossico-nocivi, 1.805 mila mc, in esaurimento), Vals.Eco 2 (speciali e tossico-nocivi, 950.000 mc). Risultano esaurite la «Monti.Ri .Am. 1» (746.000 mc), «Monti.Ri.Am. 2» (300.000 mc), la «Pulimetal » (2.091.057 mc), «Se.Ac 1» (75.124 mc) e «Se.Ac 2» (100 mila mc). In avanzata fase di definizione le richieste Gedit (960.000 mc, la Regione ha già espresso parere favorevole alla Via), Ecoeternit (960.000 mc, Via regionale), Bernardelli inerti (871.000 mc, Via regionale favorevole), Cava verde 2 Montichiariambiente (2 milioni di mc) e la domanda di Aprica Brescia per la realizzazione di un impianto di recupero ceneri pesanti da termoutilizzatore, con capacità di lavorazione di 250.000 t/anno. Infine le discariche presenti (e future) di Calcinato e Castenedolo.



http://www.bresciaoggi.it/stories/Provincia/105703__quellimpianto_per_lamianto_emetter_troppe_diossine/

 

«Quell'impianto per l'amianto emetterà troppe diossine»

 

MONTICHIARI.

Fioccano osservazioni in Regione da Legambiente, associazioni e un privato.

Ma Aspireco sarebbe solo «la goccia che fa traboccare il vaso» in un territorio già devastato da milioni di tonnellate di rifiuti

 

20/11/2009

 

L'amianto fa ancora paura.

Fioccano osservazioni in Regione contro l'impianto progettato da Aspireco srl a Montichiari per l'inertizzazione di 240mila tonnellate/anno di amianto. Le più pesanti e dettagliate sono quelle del circolo locale di Legambiente, che ha affidato l'incarico a Marco Caldiroli di Medicina Democratica (già estensore delle osservazioni contro la centrale di Offlaga). Si aggiungono quelle dell'associazione castenedolese «La collina dei castagni» e quelle di un privato cittadino (proprietario della cascina Pasqua) che ha affidato lo studio al prof. Zanoni. Per tutti l'impianto sarebbe la «goccia che fa traboccare il vaso» in un territorio già devastato da una decina di discariche, che ha smaltito la bellezza di 10milioni di tonnellate di rifiuti. Un territorio su cui sono in fase di autorizzazione altre 4 discariche (una per l'amianto da 960mila mc); territorio oppresso dal traffico giornaliero di migliaia di veicoli, che vedrà passare anche la Tav (alta velocità) e la realizzazione di altri milioni di metri quadrati di cemento (centri commerciali e logistici, nuovi capannoni). Tutti sono d'accordo nel sostenere che, con l'impianto e la discarica Ecoeternit a Montichiari, si smaltirebbe in 10 anni la gran parte dell'amianto lombardo (2,7 milioni la stima).

Inquietanti e dettagliatissime le osservazioni inviate alla Regione dal dottor Caldiroli (che ha elaborato i dati ufficiali presentati dall' Aspireco): oltre a confutare nel dettaglio i dati, arriva al nocciolo della questione: il forno per vetrificare l'amianto emetterebbe una quantità spropositata di diossine. «Il limite di emissione per l'amianto (media giornaliera) sarebbe di 0,01 mg/Nmc ovvero 200 fibre/litro ma, dato ancor più preoccupante e inspiegabile, è un limite per le diossine di ben 0,01 mg/Nmc, ovvero un milione di volte superiore al limite applicato per l'incenerimento dei rifiuti (0,1 nanog/mc). L'incredibile dato sulle diossine è confermato dalla tabella E.1 dello Studio impatto ambientale (p. 72–p. 38 della relazione AIA) nella quale il proponente, come nulla fosse, stima una emissione permessa nelle condizioni di emissione dell'impianto proposto (emissioni E1 ed E2, per complessivi tre forni, compreso l'impianto mobile che diventa fisso) di ben 27,65 kg di diossine/anno. Ma anche i 2,76 kg/anno di amianto emesso non sono certamente ininfluenti».

Medicina Democratica poi denuncia sulle Via: «Appare ai più evidente come i pareri Via sui nuovi impianti per rifiuti nell'area vengano continuamente rilasciati in assenza di studi completi e indipendenti, che verifichino l'impatto sulla salute e sull'ambiente delle numerose discariche già esistenti». Inoltre non più rinviabile la necessità di introdurre un' analisi effettiva degli impatti cumulativi nella Via.

 

IL REGNO DELLE DISCARICHE. L'associazione Collina dei Castagni e Legambiente insistono invece sulla devastazione già perpetrata: a Montichiari sono presenti «Cava Verde» di Asm (rifiuti urbani per 3.530.000 mc aperta fino al 2011); Vals.Eco 1 (speciali e tossico-nocivi, 1.805 mila mc, in esaurimento), Vals.Eco 2 (speciali e tossico-nocivi, 950.000 mc). Risultano esaurite la «Monti.Ri .Am. 1» (746.000 mc), «Monti.Ri.Am. 2» (300.000 mc), la «Pulimetal » (2.091.057 mc), «Se.Ac 1» (75.124 mc) e «Se.Ac 2» (100 mila mc). In avanzata fase di definizione le richieste Gedit (960.000 mc, la Regione ha già espresso parere favorevole alla Via), Ecoeternit (960.000 mc, Via regionale), Bernardelli inerti (871.000 mc, Via regionale favorevole), Cava verde 2 Montichiariambiente (2 milioni di mc) e la domanda di Aprica Brescia per la realizzazione di un impianto di recupero ceneri pesanti da termoutilizzatore, con capacità di lavorazione di 250.000 t/anno. Infine le discariche presenti (e future) di Calcinato e Castenedolo.

 

Pietro Gorlani

 

 

 

 

 

Ambiente

Intervistati la Solvay, Fabbio e l'Arpa

Pericolo cromo: ne parlano Le Iene

 

Il cromo esavalente e la Solavy Solexis sono ritornate al centro dell'attenzione nazionale. Ieri sera è infatti andato in onda il servizio delle "Iene" di Italia 1 curato dall'inviato Luigi Pelazza nel paese di Spinetta Marengo e all'interno dello stabilimento, girate all'indomani dello "scoppio" del caso cromo esavalente. Sull'argomento sono stati sentiti i dirigenti della Solvay Solexis (il direttore generale Bigini, il responsabile dell'ufficio stampa Novelli e direttore del personale Bessone), i quali hanno dichiarato, tra le altre cose, che il famoso "pozzo otto" da cui veniva attinta l'acqua per alcune attività dei dipendenti e per la fornitura a molte famiglie di Spinetta, è stato chiuso nel 2008 per un'ordinanza del Sindaco Fabbio solo in via precauzionale.

 

Interpellato sulla questione, però, il Sindaco, autore dell'ordinanza, ha dichiarato che il pozzo è stato chiuso per la sua pericolosità e non in via precauzionale. Fabbio si è detto molto preoccupato per l'attività della fabbrica, non solo per quanto riguarda l'acqua, ma anche, e soprattutto, per l'aria; ha espresso la volontà di dotare il Comune al più presto di centraline per misurare questo tipo d'inquinamento.

 

Uguale il parere della Responsabile dell'Arpa Piemonte (Pavese) che ha dichiarato che finché non sarà effettuata una bonifica del terreno sottostante l'acqua sarà sempre inquinata.

Ma la preoccupazione che traspare dalle parole di molti abitanti del sobborgo alessandrino è, comprensibilmente, non solo quella dell'inquinamento, ma anche che la fabbrica possa chiudere, portando via quindi risorse e posti di lavoro. Gli abitanti, infatti, hanno sempre accettato volentieri la presenza della fabbrica, prima Montedison poi Solvay, in cambio di posti di lavoro e di acqua gratis.

 

Sotto, il video della puntata di ieri.

 

http://www.youtube.com/watch?v=6UQoo7LyByc

http://www.youtube.com/watch?v=qDYgVyIVs-I

 

28/10/2009

 

http://www.giornal.it/pagine/articolo/articolo.asp?id=26839

 

 

 

 

L'articolo contiene due fotografie con le terre contaminate dal cromo.
http://benicomuniumbria.noblogs.org/post/2009/10/20/terni-citt-dell-acciaio...-o-del-cromo-esavalente

Google Web Alert per: esavalente


Sabato 3 ottobre, in occasione della “Giornata per la salvaguardia del Creato” presso il convento di San Francesco a Susa, abbiamo parlato di alcuni problemi che ci riguardano: amianto, TAV, acciaieria, inceneritori...
Ho cercato di sintetizzare tutto quello che nessuno vi dice.
http://www.youtube.com/watch?v=nRsN7dhMtbI

Cordialmente

Roberto Topino

 

 

 

cronaca

21/10/2009 - SOLDI SPORCHI & APPALTI

Tav, Olimpiadi e Spina 3
i cantieri della ’ndrangheta

 

Il procuratore capo Gian Carlo Caselli: «Non c’è tracciabilità di un fiume di denaro»

In manette due pregiudicati e un commercialista: riciclavano soldi della droga

ALBERTO GAINO

Dalla droga al mattone. L’operazione più importante che sia mai stata fatta in Piemonte per il riciclaggio di denaro sporco ha portato in carcere, ieri, due affiliati a una cosca della ’ndrangheta trapiantati a Torino e diventati imprenditori nel settore edilizio: subappalti nella costruzione dei villaggi olimpici di Torino 2006 in via Giordano Bruno e nel Parco Dora, di palazzi sulla «Spina 3» del nuovo piano regolatore torinese, nella realizzazione del porto di Imperia. Anche il progetto di costruire un centro commerciale a Caulonia, Calabria, «il riciclaggio che non trascura la terra d’origine della cosca», scrive il gip Emanuela Gai nell’ordinanza di custodia cautelare.

L’edilizia in cui si tuffa la cosca a Torino e in Liguria è un’attività particolarmente redditizia - con la punta di 10 milioni di fatturato nell’anno olimpico - perché coinvolge il settore della carpenteria. Non più quello tradizionale di infiltrazione mafiosa negli appalti: «il movimento terra» nei cantieri.
Ilario D’Agostino, 47 anni, condannato per traffico di stupefacenti nel 2002 e contabile del boss di Ciminà, Antonio Spagnolo, controllava sino a ieri un’immobiliare (l’Ediltava di Rivoli), ora sotto sequestro, con un patrimonio di case e box auto valutato dalla Direzione investigativa antimafia di Torino in 6 milioni di euro.

Conferenza stampa del procuratore capo Gian Carlo Caselli, dell’aggiunto Sandro Ausiello e del dirigente Dia Gian Antonio Tore: «La società, costituita nel 1995, ha investito ingenti risorse economiche nell’acquisto di fabbricati e terreni senza che vi sia una tracciabilità di tutto quel denaro». Il riferimento esplicito è alla droga della cosca di Spagnolo e all’operazione «Stupor mundi» che ha portato dietro le sbarre, nel 2007, anche il boss: 250 chili di cocaina sequestrati, parte dei quali fra Torino e Novara.

Dà una mano a D’Agostino il nipote Francesco Cardillo. Con i due viene arrestato il loro commercialista di fiducia: Giuseppe Pontoriero, dal 2005 amministratore e socio unico di Ediltava, acquistata fittiziamente per soli 30 mila euro quando D’Agostino e nipote, condannati, possono essere sottoposti al sequestro dei loro beni. Occorre mettere al sicuro la «cassaforte». Pontoriero si presta.

Il commercialista aveva lo studio in corso Re Umberto 73, si defila spostandolo a Rivoli. Nell’hinterland torinese l’inchiesta della Dia e del pm Roberto Sparagna pesca e coinvolge altri due colletti bianchi: il notaio Carmelo Ceraolo e il revisore contabile Giuseppe Morena. Indagati di concorso in riciclaggio per aver predisposto falsi atti pubblici: Ceraolo i fittizi contratti di cessione, Morena l’irrisoria stima di 30 mila euro per Ediltava.

Altri indagati nel giro dei familiari di D’Agostino, fra i quali spiccano numerosi «imprenditori edili», alcuni promossi a quel rango dal mestiere di operaio o caposquadra. La Dia torinese - con i colleghi di Genova, Milano e Reggio Calabria, polizia, carabinieri e guardia di finanza - ha effettuato ieri 17 perquisizioni. Spiccano quelle alle sedi di Italia Costruzioni srl e della più «giovane» (costituita nel 2008) Reale Costruzioni srl. Gli investigatori sospettano che, con altre società del settore (indicate nell’ordinanza del gip), siano il braccio operativo dell’«impresa criminale riciclatasi nell’economia legale» dei subappalti privati e in particolare di opere pubbliche. Un’impresa «diffusa» che nell’anno delle Olimpiadi torinesi dava lavoro ad oltre 200 carpentieri. «Lavoratori che niente c’entrano con queste indagini», ci si preoccupa di precisare da parte di chi indaga. E in un certo senso pure loro vittime: molti venivano pagati in nero. Anche in quel caso con denaro, annota il gip, «privo di tracciabilità».

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/76691/

 

 

 

Sabato 3 ottobre, in occasione della “Giornata per la salvaguardia del Creato” presso il convento di San Francesco a Susa, abbiamo parlato di alcuni problemi che ci riguardano: amianto, TAV, acciaieria, inceneritori...

Allego i link della triste realtà della Società Italiana Amianto, un delitto perfetto, un fatto attuale del quale nessuno parla.

http://www.youtube.com/watch?v=iQieIO4cAlY

http://www.youtube.com/watch?v=vjPASNh6iwg

http://www.youtube.com/watch?v=Z0fmo-RRAjs  

Cordialmente

Roberto Topino 

Il cromo esavalente in provincia di Torino è un contaminante significativo soprattutto nelle falde

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/68211/

cronaca

03/10/2009 - INCHIESTA

Il Po resta da 6. "Meglio del 2000"

«E' diminuita la domanda di ossigeno: vuol dire che respira e riesce a mantenersi pulito»

L'Arpa: «Lo stato del fiume è sufficiente, negli ultimi 8 anni progressi significativi»

Jacopo D'Orsi - Torino

In 34 giorni, di acqua sotto i ponti ne è passata molta, eppure è rimasta più o meno la stessa. «Limpida e in buona salute», avevano spiegato lo scorso 4 agosto i tecnici dell’Arpa, l’agenzia regionale di protezione ambientale cui La Stampa ha commissionato un check-up mensile del Po. «Limpida e in buona salute», ripetono adesso, dopo il secondo esame dell’8 settembre. «Le differenze di centesimi su qualcuno dei parametri - spiega Carlo Bussi, dirigente responsabile della struttura di produzione del dipartimento locale di Arpa Piemonte - sono nel limite della variabilità normale». Dunque: solidi sospesi ai minimi storici, pH lontano dall’acidità, conducibilità e durezza nella media.

Buon segno. Lo stato del fiume dal punto di vista chimico è «sufficiente», sia a Moncalieri sia nel centro di Torino. «I confronti tra singole campagne - continua Bussi - non permettono valutazioni di tendenza. In ogni caso il Po, anche nel tratto cittadino, non presenta criticità legate alla contaminazione chimica e solo occasionalmente, a seguito di scarichi accidentali o dolosi, si verificano casi di contaminazione acuta». Il fiume è in grado di ripulirsi in brevissimo tempo. «Sul piccolo evento possono bastare anche 12 ore per cancellare le conseguenze di uno sversamento importante. Ricordo un paio d’anni fa il caso di un pigmento rosso che ha colorato l’acqua fino a Crescentino, provincia di Vercelli: in mezza giornata è sparito tutto. Di eventi catastrofici, fortunatamente, non se ne sono mai verificati: al massimo macchie di gasolio o detersivi, mai situazioni che abbiano impedito al fiume di riprendersi».

Tutte le spie da inquinamento restano spente. Valori praticamente identici a quelli di un mese fa per i solfati (indicatori di scarichi industriali), il fosforo (detersivi, lavaggi industriali, fertilizzanti) e il cromo esavalente, ancora inferiore al limite minimo individuabile dagli strumenti di laboratorio. «In provincia di Torino è un contaminante significativo soprattutto nelle falde, per via dell’industria, ma nel Po non è mai stato un problema». Anche l’azoto ammoniacale, l’unico parametro chimico (e quindi contemplato in questa analisi) collegabile alla principale malattia del fiume, l’enorme concentrazione di batteri (escherichia coli e non solo) dovuta a scarichi fognari non controllati, 80 volte superiore al limite fissato per la balneabilità (8000 unità formanti colonie per 100 ml, contro 100), è sotto controllo. «Tutti i valori sono in linea con la media degli ultimi quattro anni - conclude Bussi - ad eccezione dei nitriti, inferiori al minimo in entrambi i punti considerati. Ma, da solo, questo dato non permette alcuna valutazione». Solo l’ossigeno - indicatore di buona salute - è leggermente diminuito.

Il fiume si conferma sano. Lo è sempre stato? No, almeno negli ultimi dieci anni. Considerando (insieme con l’azoto ammoniacale) gli altri due parametri più significativi, la domanda biochimica (Bod5) e chimica (Cod) di ossigeno, in grado di certificare se e quanto il Po è in grado di «respirare e autodepurarsi», si scopre che dal 2000 (dati medi) ad oggi (media 2005-2008) si sono dimezzati, sia a Torino sia a Moncalieri. «Non si può concludere che l’inquinamento sia la metà di prima - commenta Bussi - ma certamente, considerato che riguarda tutti i punti e tutti i parametri, il miglioramento è significativo».

Il perché è presto spiegato. «Rispetto al passato i collegamenti degli scarichi al depuratore si sono evoluti e probabilmente ce ne sono di più, anche di acque bianche. Diverse aziende sono diventate più sensibili all’ambiente». Poi ci sono leggi. «La prima, la Merli, risale al 1976. Da allora i limiti sono cambiati poco, ma la norma è stata perfezionata e adattata a ciascun corpo idrico, tenendo conto delle sue caratteristiche». I benefici si vedono e si vedranno nel tempo. «Sempre che le leggi rimangano le stesse».

 


 

 

 

In Liguria, ad Arenzano è stato trovato un terriccio con l'identico colore di quello fotografato da voi presso la Spina 3 di Torino.
Mi scrive Gianni Bruno Tarantini del movimento "Mai più cromo".
"Il colore rosso è quello delle terre esauste di lavorazione del cromo. In questo sito, nel passato, se ne raccoglieva montagne di tonnellate e per un certo periodo veniva riversato in mare. Poi si venne a ricoprire il tutto e venne costruito il campo di calcio di Arenzano".
Anche se in un primo momento abbiamo pensato a terre di fonderia, alla luce di quanto ritrovato in Liguria nei pressi di una fabbrica di cromatura, credo che la didascalia "terre di fonderia" andrebbe corretta in "terre esauste di lavorazione del cromo".
Cordiali saluti
Roberto Topino

 

 

 

Cromo, fiori mutanti e operai morti

«Rovinati dalla fabbrica dei veleni»

Tezze, il sindaco apre lo stabilimento e lancia un grido d’allarme: «Falda compromessa, servono venti milioni per la bonifica»

 

TEZZE SUL BRENTA (Vicenza) — Se esistesse un dio dell’acqua, maledirebbe questo posto per l’eternità. Un capannone scheletrico e spettrale, cresciuto nel cuore del Veneto come una metastasi silenziosa, che galleggia sopra un inquietante mare color giallo: il giallo del cromo esavalente, che impregna a quintali il terreno sottostante la fabbrica abbandonata e avvelena la falda, penetrando fino a 25 metri di profondità. Era un’azienda galvanica, si chiamava prima Tricom e poi Pm. Raccontano che quando era in attività (dal 1973 al 2002) fosse una specie di inferno in terra: dentro, rumori incessanti e fumi mefitici che si alzavano dalle grandi vasche di lavorazione dei metalli, in funzione ventiquattr’ore su ventiquattro; fuori, nei giardini delle case circostanti, margherite mutanti che fiorivano in forme spaventose a causa - lo si accerterà poi - dei veleni filtrati nel terreno.

 

Oggi il capannone - manco a dirlo, coperto da un tetto in eternit - è un monumento cadente allo sviluppo economico, a volte sconsiderato e persino delittuoso, che in alcuni casi ha contraddistinto la tumultuosa crescita del Veneto. È un bubbone, questa fabbrica dismessa, che ora è in carico al Comune di Tezze sul Brenta. Il nuovo sindaco leghista del paese, Valerio Lago, se l’è ritrovato in portafoglio come un’eredità nociva: ogni anno se ne vanno dai 200 ai 400 mila euro soltanto per tamponare il danno e far funzionare la barriera idraulica installata nel sottosuolo dell’ex galvanica, che aspira a ciclo continuo l’acqua di falda e la depura dalle enormi concentrazioni di cloro esavalente. Ma per un intervento di radicale bonifica, che prima o poi si dovrà pur fare, serviranno almeno 20 milioni di euro. «Io tutti questi soldi non li ho - allarga le braccia il sindaco -, neppure per fronteggiare l’emergenza quotidiana ». Esasperato, Lago ha fatto un gesto eclatante: ieri ha aperto per la prima volta la fabbrica dei veleni ai giornalisti e alle telecamere, invitando la commissione provinciale per l’Ambiente a riunirsi tra le pareti smangiate dal cromo giallo del capannone. E, prima di entrare con tutta la comitiva dentro questo santuario del cattivo lavoro, ha riaperto l’altra insanabile ferita inferta dalla galvanica alla comunità di Tezze: «Quando sono entrato per la prima volta - ha ricordato il sindaco - mi sono venuti i brividi. Perché qui dentro sono morte tante persone che lavoravano alle vasche, uccise da quello che hanno respirato».

 

In paese lo sapevano tutti: «Ti è venuto il tumore ai polmoni? Allora lavoravi alla galvanica ». Almeno quattordici decessi, senza contare gli ex operai ammalati e ancora viventi. Stabilire un nesso di causa diretto tra le morti e le esalazioni da cromo, nichel, acidi e cianuri assortiti della fabbrica, è compito assai problematico. Talmente problematico che la Procura di Bassano, che ha indagato per omicidio colposo i legali rappresentanti di Tricom e Galvanica Pm Paolo e Adriano Zampierin, Adriano Sgarbossa e Rocco Battistella, ha già chiesto per due volte l’archiviazione del caso. Vedendosela però respingere dal gip, che ha ordinato al pubblico ministero di incaricare un nuovo perito medico-legale per rifare le analisi. Sostiene Mara Bizzotto, europarlamentare della Lega che vive a Tezze sul Brenta: «È vero, erano altri anni rispetto a oggi, ma su questa vicenda ci sono stati troppi silenzi, degli imprenditori e delle istituzioni. I figli e le famiglie degli operai deceduti si meritano almeno un processo che accerti le responsabilità». Silvio Bonan è uno di loro. Suo padre ha lavorato alla galvanica per 22 anni e se n’è andato per un tumore ai polmoni: «Prima di intaccare la falda acquifera - racconta - il cromo e gli altri veleni avevano intaccato l’organismo degli operai, che lavoravano qui dentro senza alcuna tutela. Tutti quelli che stavano alle vasche avevano, come minimo, il setto nasale perforato dalle esalazioni. Mi batto da 9 anni per avere giustizia - aggiunge amaro - , ma la Procura di Bassano mi sembra allergica al cromo ». Alessandro Bizzotto, responsabile dell’Arpav di Bassano, si occupa dell’immane lotta per depurare l’acqua contaminata: «Il cromo esavalente - spiega - è riconosciuto come sostanza cancerogena, oltre i 50 microgrammi per litro l’acqua non è potabile. Quest’estate, quando la falda si è alzata, sono stati rilevati anche 22 mila microgrammi/litro. Senza un in­tervento di bonifica radicale, qui dovremmo andare avanti a depurare l’acqua per decenni ».

 

C’è un’altra storia nella storia, all’ombra della galvanica. L’ex titolare Paolo Zampierin, condannato a 2 anni e 6 mesi (cancellati dall’indulto) per avvelenamento colposo di acque, vive nella frazione di Stroppari, a due passi dalla fabbrica. Rocco Battistella, indagato a Bassano, è stato a lungo sindaco di Tezze e, contemporaneamente, impiegato direttivo nell’azienda dei veleni. Presunti inquinatori e sicuri inquinati vivono fianco a fianco, da sempre, in uno strano rapporto che mescola antica gratitudine per il posto di lavoro e malcelati rancori per le conseguenze sulla salute delle persone. Anche questo è il Veneto.

 

Alessandro Zuin

24 settembre 2009

 

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2009/24-settembre-2009/cromo-fiori-mutanti-operai-morti-rovinati-fabbrica-veleni-1601802934288.shtml

 

 

 

 

Legambiente - Il presidente di Legambiente Treviglio, Patrizio Dolcini, risponde al direttore dell'Arpa Mauro Di Toro, in merito al caso del cromo esavalente rilevato in alcuni pozzi tra Arcene e Ciserano..

Dolcini: "Ora si passi alle azioni concrete"

 

Il presidente di Legambiente Treviglio, Patrizio Dolcini, risponde al direttore dell'Arpa Mauro Di Toro, in merito al caso del cromo esavalente rilevato in alcuni pozzi tra Arcene e Ciserano.

 

E’ francamente con un certo disappunto che leggiamo le dichiarazioni rilasciate dal Direttore dell’Arpa di Bergamo, Mauro Di Toro.

Da tempo si segnalavano dati anomali su vari pozzi ( e non solo ad uso agricolo ) della zona fra Arcene e Ciserano e da tempo si ipotizzava , a fronte di un’ andamento anomalo e molto lento di decrescita dei valori di Cromo VI nell’area soggetta al precedente inquinamento risalente al 2000 e riferito allo sversamento in falda della Castelcrom di Ciserano , una nuova fonte di inquinamento o in alternativa una problematica legata all’innalzamento o a modifiche intervenute nella falda .

Ora a fronte di un dato allarmante e del riconoscimento esplicito dei rischi legati ad un uso agricolo dell’acqua contaminata, si investono i Comuni di compiti non loro propri: indicare la mappatura dei pozzi e le potenziali attività inquinanti presenti sul territorio. Un conto è una richiesta di collaborazione, un conto è dare ai Comuni compiti che spettano ad altri. Da tempo sollecitiamo Regione e Provincia ad effettuare un censimento delle aziende con produzioni “a rischio” per l’inquinamento potenziale della falda. Esiste inoltre una legislazione precisa in materia, che fissa per le bonifiche un limite di 5 microgr / lt . Si deve applicare la legge. Aprire un iter di bonifica e procedere alla caratterizzazione dell’area da bonificare in questo ambito. E trattandosi di un’ambito extra-comunale, Regione e Provincia devono farsi carico di convocare gli Enti coinvolti e coordinare le attività di bonifica. Chiediamo agli Enti Locali di farsi carico esplicitamente di questa richiesta.

Inoltre, siamo i primi a non voler suscitare allarmismi, ma l’atteggiamento che traspare dalle parole di Di Toro, è quello di minimizzare il problema. I dati dello studio tossicologico della NTA, ente governativo USA, indicano chiaramente un’attività cancerogena del Cromo VI anche per ingestione e al momento a livello internazionale si sta lavorando per estrapolare i nuovi limiti di soglia per la potabilità. A fronte di questa situazione normalmente si procede con il principio scientifico della “massima precauzione“, non con quello burocratico della minimizzazione .

Ad oggi siamo di fronte ad una situazione complessa e confusa, che si somma alla situazione dell’inquinamento precedente, ad oggi non ancora risolta in modo soddisfacente Non vogliamo fare polemiche, ma torniamo a chiedere urgentemente azioni concrete .

Dalla riunione del 16 Settembre ci attendiamo un’assunzione piena di responsabilità da parte di Regione e Provincia e indicazioni operative chiare sia a livello procedurale che metodologico.

 

Mercoledi 16 Settembre 2009

 

 

 

 

http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/43261/

 

Inchiesta La Stampa-Arpa. Il primo esame: sufficiente

"Acqua limpida e in salute". Il Po passa il primo esame

 

E la Dora?

Filmato e fotografie sono del 5 agosto scorso.

 

http://www.youtube.com/watch?v=Ci34gJ-9K7c

http://www.youreporter.it/video_Cromo_esavalente_nella_Dora_a_Torino_-_Un_anno_dopo_1

 

Cordiali saluti

Dott. Roberto Topino

 

 

 

Prof. Stefano Pivato (rettore)

Rettorato • Palazzo Passionei - Paciotti
Via Valerio, 9
61029 Urbino PU

 

rettore@uniurb.it

 

Prof. Stefano Papa (preside facoltà di Scienze)

Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"
Facoltà di Scienze e Tecnologie
Campus Scientifico Sogesta
Località Crocicchia
61029 Urbino (PU)

 

scienze.mmffnn@uniurb.it

 

Dott. Enzo Fragapane (direttore amministrativo)

Direzione Amministrativa Università Carlo Bo

Via Puccinotti, 25

61029 Urbino

 

diramm@uniurb.it

 

 

Sostegno alla ricerca sulle nanoparticelle dei dottori Gatti e Montanari.

 

Trascrivo una breve premessa reperibile su: http://www.petitiononline.com/19540408/petition.html

 

"Il 13 marzo 2006 parte una sottoscrizione per raccogliere fondi da impiegare per l'acquisto di un microscopio elettronico da destinare “alla ricerca dei dottori Stefano Montanari e Antonietta Gatti sulle nanoparticelle”. L'appello viene pubblicato anche sul Blog di Beppe Grillo.

Si decide di fare raccogliere i fondi ed effettuare l'acquisto alla Associazione Carlo Bortolani ONLUS.
Attenzione!!! La ONLUS fa l'acquisto, i donatori offrono fondi per "la ricerca di Stefano Montanari e Antonietta Gatti" come è ben chiarito nell'appello:

http://www.beppegrillo.it/2006/03/la_ricerca_imba/index.html"

Ora mi viene riferito che la ONLUS citata, intende donare il microscopio all'Università di Urbino stravolgendo in toto le motivazioni, che hanno spinto i sostenitori della ricerca a finanziare l'iniziativa.

Non sono l’unico a pensare che il microscopio debba stare dove si trova ora, cioè nel laboratorio di Nanodiagnostics, per permettere a Stefano Montanari e Antonietta Gatti di continuare le ricerche sulle nanoparticelle, che stanno ottenendo ottimi risultati.

 

Cordiali saluti

 

Dott. Roberto Topino

 

 

Da notare le pesanti critiche all’ARPA

 

Rocce ricche di uranio in valle Cervo (poi usate per i marciapiedi di Torino).

 

http://www.webalice.it/carlamarchisio/GruppoRadicali/indicetematico/ambienteinterrogazioni04.html#9

 

Articoli per "Notizie della Regione Piemonte"

 

Ambiente e Agricoltura

Interrogazioni e Interpellanze 2004

 

INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: presenza del radon (gas radioattivo cancerogeno) [6 dicembre 2004]

Torino, 6 dicembre 2004

INTERPELLANZA URGENTE: Oggetto: presenza del radon (gas radioattivo cancerogeno) in concentrazioni notevolmente superiori alla norma in alcune aree del Piemonte

I sottoscritti consiglieri regionali, premesso che:

- il radon è un gas radioattivo che si origina in modo naturale dal decadimento dell’Uranio 238; è presente nel suolo, nel sottosuolo e in alcuni materiali da costruzione; una volta prodotto, tende a diffondersi nelle abitazioni e quando viene inalato decade, emettendo particelle radioattive che aumentano il rischio di cancro ai polmoni;

- l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul Cancro hanno classificato il radon come uno dei 75 agenti certamente cancerogeni;

- da dati statistici relativi al territorio nazionale, il radon è la seconda causa di tumori ai polmoni, dopo il fumo da tabacco (da 2.000 a 6.000 casi all’anno sui 30.000 totali);

- il radon, essendo più pesante dell’aria, si concentra soprattutto nei bassi fabbricati, nelle cantine e nei seminterrati;

- l’unità di misura ufficiale per misurare la concentrazione di questo gas è il Bequerel per metro cubo (Bq/m3);

- la Raccomandazione 143/90/CE, non ancora recepita né a livello nazionale, né a livello regionale, individua dei limiti di concentrazione del radon negli ambienti chiusi, comprese le abitazioni private, di 200Bq/m3 e di 400 Bq/m3, rispettivamente per gli edifici di nuova costruzione e per quelli esistenti;

- la Direttiva Euratom 29/96 della Commissione Europea individua le “norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti”;

- per ciò che riguarda la legislazione italiana, il D.lgs. 241/2000 stabilisce per il radon un Livello d’Azione per i luoghi di lavoro interrati di 500Bq/m3 , oltre il quale sono necessari urgenti provvedimenti di protezione dei lavoratori; impone inoltre alle regioni di individuare le aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni di radon (“prone areas”), nelle quali l’obbligo della misura si dovrà estendere anche ai luoghi di lavoro non interrati; stabilisce che la “prima definizione delle aree a rischio Radon” deve essere approntata dalle regioni entro cinque anni dalla emanazione del Decreto;

- sulla Gazzetta Ufficiale del 27 novembre 2001 è stato pubblicato l’accordo del 27 settembre 2001 tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome sul documento concernente “Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati”;

- all’interno di tale documento si evidenzia tra l’altro: che il 5-20% dei casi di neoplasia polmonare osservati in Italia è attribuibile all’esposizione al Radon; che la prevenzione ambientale deve essere attuata soprattutto all’interno delle scuole (spesso poste al piano terra): “è necessario definire i criteri per regolamentare l’edilizia scolastica, in termini di progettazione, costruzione, materiali di arredo; emanare raccomandazioni specifiche o linee guida per il controllo dell’aria interna …”;Ý tra le linee di azione specificate nel documento suddetto si fa riferimento alla predisposizione di un Piano Nazionale di azione per il Radon, con linee guida che consentano di contenere i livelli di questo gas anche nelle abitazioni private al di sotto delle concentrazioni raccomandate e con indicazioni su metodi, tecniche e modalità di intervento;

- la Raccomandazione 928/01 della Comunità Europea suggerisce che le acque destinate a consumi umani siano caratterizzate da concentrazioni minori di 100Bq/l e che non superino comunque mai i 1.000Bq/l;

- per ciò che riguarda il Piemonte, rilievi sulla presenza di questo gas, effettuati da organismi nazionali e regionali (Apat e Arpa in primo luogo) e derivanti da dati rilevati da altre campagne di misurazione, mostrano come in sostanza vi siano due aree caratterizzate da elevate concentrazioni: il Biellese (in particolare nella Valle del Cervo) e il Cuneese (nei pressi dei paesi di Boves, Peveragno e Chiusa Pesio, a nord del monte Risalta);

- le elevate concentrazioni sono da correlare alla tipologia geologica delle aree: la Valle del Cervo è caratterizzata dalla presenza di rocce riferibili al cosiddetto “Plutone granodioritico” (rocce ricche di uranio); nell’area del monte Bisalta l’alta presenza di uranio è dovuta a fenomeni paleovulcanici;

- in queste aree il problema dell’alta concentrazione di Radon non può essere circoscritto alle sole valli ma deve essere presa in esame anche la parte di pianura che si è formata da sedimenti alluvionali provenienti dalle rocce ricche di materiali radioattivi prima citate;

- rispetto al Biellese: i dati forniti da un’indagine lunga due anni, realizzata dalla rivista “Altroconsumo” e pubblicata nell’Ottobre 2004, relativi a oltre 1000 rilievi effettuati in abitazioni private, segnalano che la Provincia di Biella è risultata essere al primo posto tra le province italiane, con valori medi di circa 1.100Bq/m3 e un valore massimo di quasi 4.600Bq/m3;

- rispetto al Cuneese: i dati - forniti agli interroganti dall’Arpa di Cuneo il 31 luglio 2003 e basati su oltre 1000 misurazioni effettuate - mettono in evidenza che nell’area in oggetto il valore medio (307 Bq/m3 ) è nettamente superiore alla media nazionale (77Bq/m3). Inoltre, vi sono situazioni particolarmente preoccupanti soprattutto a Chiusa Pesio (Fraz. San Bartolomeo e Certosa, con valori medi di oltre 1.200 Bq/m3 ; Fraz. Vigne con 970 Bq/m3 ) e Boves (Fraz. Castellar, con media dei valori di 695 Bq/m3; Fraz. Rivoira con 645 Bq/m3 ). In alcuni casi i valori massimi superano abbondantemente i 4.000 Bq/m3, fino a raggiungere in due casi addirittura i 6.000 Bq/m3 ;

- ulteriori indagini dell’Arpa di Cuneo, che non possono avere valore statistico per l’esiguità dei dati, segnalano comunque che alcune sorgenti hanno acque con valori superiori ai 100 Bq/l raccomandati dalla Comunità Europea (Nuova Gareisa con 173 Bq/l e Santa Barbara con 280 Bq/l), sino a giungere ai circa 18.000 Bq/l della sorgente Garbarino;

- da documenti tecnici si evince che con semplici misure architettoniche è possibile ridurre del 95% la concentrazione di Radon nei fabbricati, tramite otturazione dei principali punti di penetrazione, cementazione delle cantine, chiusura ermetica tra scantinati e ambienti abitativi, installazione di dispositivi di aerazione, isolamento interno od esterno ininterrotto dei pavimenti e delle pareti interrate;

- il Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte del 2004, redatto dall’Arpa e recentemente pubblicato, liquida irresponsabilmente il problema radon dedicandovi una sola pagina, senza accennare minimamente ai dati che sono stati esposti in questa premessa (e che provengono in parte dalla stessa Arpa) e fornendo esclusivamente gli approfondimenti compiuti presso la città di Verbania, che mostrano – ovviamente - concentrazioni basse di radon, in quanto nell’area non vi sono substrati geologici interessanti rispetto al problema trattato.

Tutto ciò premesso, i sottoscritti consiglieri interpellano gli assessori competenti per sapere:

1. se sia stata effettuata, nell’area del Biellese, una campagna di misurazioni nelle abitazioni private e nei luoghi di lavoro e quali siano stati i risultati ottenuti, in quanto questa parte della regione è risultata la più a rischio per ciò che concerne le alte concentrazioni di Radon;

2. quale sia lo stato di attuazione della “prima individuazione delle aree a rischio Radon” per il territorio piemontese, ai sensi del D.Lgs 241 del 2000;

3. visti i rischi sanitari elevati che corre la popolazione di alcune aree circoscritte della regione, per quale motivo non si è proceduto a redarre un “Piano regionale di azione per il radon” che comprenda le azioni da intraprendere per la riduzione delle concentrazioni di Radon negli edifici;

4. se, almeno per quello che riguarda l’edilizia scolastica nelle aree a rischio, siano stati definiti criteri di progettazione e costruzione (o ristrutturazione di edifici già esistenti), e se siano state emanate specifiche raccomandazioni o linee guida per il controllo dell’aria all’interno delle classi e nei locali scolastici in genere;

5. se non si ritenga necessaria un’azione urgente di informazione nei confronti dei cittadini coinvolti, che abbia come obiettivo il risanamento delle abitazioni tramite interventi tecnici adeguati;

6. se i dati relativi alle acque esposti in premessa non siano da ritenere allarmanti; in caso affermativo, quali provvedimenti si intendano intraprendere;

7. se non sia da stigmatizzare il fatto che, all’interno del “Rapporto sullo stato dell’ambiente in Piemonte (2004)” non vi siano i dati fondamentali relativi alle concentrazioni di Radon nelle aree maggiormente interessate dal problema e che, di fatto, si neghi alla cittadinanza l’accesso alle conoscenze in possesso dei tecnici e dei dirigenti dell’Arpa.

 

Bruno Mellano (primo firmatario) Carmelo Palma

 

 

30/07/2009 8.45.17
Oggetto: Cromo esavalente a Brescia
 

Sequestrati cinque pozzi per il cromo nell'acqua

AMBIENTE.

Proseguono gli accertamenti del nucleo Nita che opera su disposizione della procura di Brescia. Sul tavolo un problema da non sottovalutare

Due legati all'acquedotto con concentrazione inferiore al limite, ma nei tre privati la sostanza è alle stelle.

30/07/2009

Sequestrati cinque pozzi, in due dell'acquedotto il valore del cromo esavalente vicino al limite. Tracce di cromo nei pozzi bresciani. Di nuovo, e salgono ormai a una decina i pozzi in cui gli 007 a tutela dell'ambiente hanno trovato tracce di cromo «6».

Il cromo esavalente, sostanza considerata altamente cancerogena, sarebbe stato trovato in altri pozzi della città, sempre nella zona Sud. Questa volta il sequestro riguarda anche due pozzi legati all'acquedotto. Si tratta di un sequestro cautelativo, perché il valore del cromo esavalente trovato è inferiore, ma vicino al limite di 50 microgrammi per litro per il cromo totale.

LE ANALISI hanno rilevato una presenza elevata anche se entro il limite, ma la procura ha preferito prendere i provvedimenti per evitare brutte sorprese. Il sequestro è stato messo in atto dal Nita, il pool investigativo a tutela dell'ambiente che opera su disposizione della Procura di Brescia e che sta controllando la qualità dei pozzi del Bresciano, per garantire che l'acqua che arriva nel bicchiere sia sicura al cento per cento.

GLI INVESTIGATORI hanno sequestrato anche altri tre pozzi privati: qui il valore limite di 50 microgrammi per litro di cromo totale era superato. I pozzi sequestrati sono, come detto nella zona sud della città. Già lo scorso novembre nella stessa zona era scattato il sequestro di altri tre pozzi, non collegati alla rete dell'acquedotto, ma legati a tre cascine del villaggio Sereno. Nei pozzi delle tre cascine erano stati trovati valori impressionanti: 150 microgrammi per litro.

Chi all'epoca aveva ispezionato i pozzi aveva assicurato che l'acqua era gialla a causa della presenza elevata di cromo.

IN PRECEDENZA erano stati chiusi il pozzo di Chiesanuova 1 e quello di via Cacciamali. I tre pozzi privati e i due sequestrati per primi sono decisamente vicini. I due pozzi erano stati chiusi a maggio dopo il sequestro della Baratti e Inselvini, azienda galvanotecnica di via Istria, che aveva avuto una fuoriuscita di cromo dalle vasche per la cromatura.

IN ZONA erano stati effettuati alcuni carotaggi, prelievi del terreno per valutare il grado di contaminazione. I risultati non erano stati incoraggianti: picchi di 18mila microgrammi per chilo di cromo nel terreno. L'intero terreno è stato sottoposto a bonifica, ad effettuare le operazioni era stata incaricata l'azienda.

Anche il terreno era stato trovato giallo, anche questa chiaro indizio che la terra aveva assorbito una quantità importante di cromo.

Un ritrovamento che aveva allarmato per la massiccia presenza della sostanza cancerogena.

Ora il nuovo sequestro che ripresenta il problema dell'acqua a Brescia.

LA PROCURA non molla la prese e le indagini sulla condizione dell'acqua a Brescia continua. Non esiste una mappatura completa dei pozzi privati, ma gli investigatori stanno effettuando controlli a tappeto, stanno setacciando la città. Ma i risultati non sono tranquillizzanti: dieci pozzi chiusi in pochi mesi non sono un segnale positivo. Anche perché il cromo esavalente è una sostanza chimica con cui è meglio non scherzare.

Wilma Petenzi

 

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=T3DkmZZ8Zyg

http://www.youreporter.it/video_Radiazioni_nel_cantiere_del_teleriscaldamento_di_Torino_1

 

Radiazioni ionizzanti nel cantiere del teleriscaldamento a Torino.

Le lastre impilate sono di Sienite della Balma e arrivano da una cava della Valle Cervo vicino a Biella (Torino).

La Sienite della Balma è una delle pietre ornamentali più radioattive al mondo e per trovare una cava così radioattiva bisogna andare fino in India.

Le autorità cittadine sono informate e i giornali ne hanno parlato diffusamente, ma i lavori continuano nella più totale indifferenza.

Le radiazioni non si vedono e non si sentono, fanno danni a distanza di tempo, così si preferisce non dire nulla ai cittadini e ai lavoratori.

Non c'è nessuna indicazione su chi esegue i lavori.

Dati ARPA Piemonte: Le misure nella Valle del Cervo (BI).

Si tratta di una piccola vallata alpina che si apre a nord della città di Biella.

Essa è caratterizzata dalla presenza di quello che i geologi chiamano un plutone granodioritico, cioè rocce intrusive magmatiche, nelle quali le concentrazioni di radionuclidi naturali (Uranio e Torio) sono superiori alla media.

Gli studi sulla presenza del radon in quest'area vennero condotti inizialmente dall'Istituto di Fisica Generale Applicata dell'Università di Milano.

Successivamente, approfondimenti vennero effettuati anche per iniziativa dagli LSP di Vercelli e di Ivrea (ora ARPA), anche in collaborazione con l'ANPA.

In questa zona è evidentissima la correlazione tra il substrato roccioso presente e i livelli di radon: la granodiorite, detta anche Sienite della Balma, contiene infatti una considerevole quantità di Uranio (350-400 Bq/kg circa) e di Torio (300 Bq/kg), oltre che di K-40 (circa 1000 Bq/kg).

Di conseguenza, notevoli sono anche, in questa zona, i livelli di dose g: si possono infatti misurare ratei di dose fino a 1 mGy/h.

Per questi motivi, la Valle del Cervo può senza dubbio considerarsi un'area ad alta radioattività naturale, probabilmente paragonabile, per quanto riguarda i livelli complessivi di dose (g+radon), a quelle ben più note e famose nel mondo (ad esempio, il Kerala, in India), anche se di dimensioni estremamente ridotte e scarsamente abitata (una buona parte delle abitazioni dei paesi della Valle fungono in realtà da "seconda casa", occupate perlopiù nel periodo estivo).


 

 

ECCO IL LAGHETTO DEI VELENI. DI UN VERDE BRILLANTE. MA E' PIENO DI CROMO.

18 Giugno 2009 05.02 - di Adriano Lorenzoni - Fonte: Terni in rete - cod.184646

 

Il laghetto dei veleni di Vocabolo Valle

 

http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=184646#nogo

 

Lega Ambiente mobilitata

 

Andrea Liberati, Presidente di Lega ambiente a Terni, che idea si è fatta di questo laghetto dei veleni. " Intanto diciamo che la notizia non è proprio nuova, nuova. Diciamo che è datata di qualche mese. Io stesso ne ero venuto a conoscenza lo scorso anno. Quale è il punto. Il punto è che tutti quanti noi non abbiamo dato grande importanza a questa scoperta. Abbiamo sottovalutato l'affare. Ora, non è il caso di abbandonarsi all'allarmismo però si tratta di andare a vedere bene cose è successo. Intanto, quando venne fuori la notizia, si parlò di cromo presente in quelle acque. Non si sapeva però in che quantità. Lo abbiamo appreso da poco. Quelle erano acque dense di cromo esavalente, 500 microgrammi al litro. Una quantità enorme. Ecco, viene da chiedersi , questo veleno ha finito per inquinare altre falde acquifere presenti nella zona, ha raggiunto il fiume Nera? Non sono domande da poco. E comunque aspettiamo anche di conoscere le conclusioni delle indagini avviate dalla Procura di Terni. E' chiaro che noi ci batteremo per sapere la verità. Faremo da tramite con le istituzioni affinchè i cittadini vengano correttamente informati. In questo senso, anche i media, dovranno fare la loro parte". Liberati, il problema serio è solo il laghetto dal colore verde brillante? " Assolutamente no. Il problema delle polveri a Prisciano , è sempre un problema, anche se riconosco che la Thyssen si è impegnata su questo fronte. L' emissione di polveri è diminuita ( ma non scomparsa ). Quella polvere bianca che mangia la vernice delle automobili, non credo che faccia bene alla salute dei residenti nella zona. Incalzeremo la Thyssen Krupp anche su altri due fronti: quello della discarica di Vocabolo Valle. Vogliamo sapere che ci hanno buttato in tutti questi anni. Vogliamo essere presenti al tavolo tecnico che si occuperà della costruzione della centrale all'interno delle acciaierie per questo abbiamo allertato il nostro Ufficio Scientifico Nazionale. Non possono tenerci fuori dai grandi temi che incidono sull'ambiente ". Anche la popolazione sembra distratta su questi argomenti. " Questa è una nota dolente. Indubbiamente la gente non collabora. Ha paura di esporsi. Diciamo anche che c'è a Terni un timore più forte rispetto ai dubbi sulla qualità dell'ambiente " Quale? " Lo dico subito. C'è il timore di danneggiare l'acciaieria. C'è paura per l'occupazione. Si tratta di un timore fortissimo ".

 

Il laghetto dei veleni di Vocabolo Valle

 

Per un confronto: la Dora a Torino, presso l’acciaieria.

    

 

 

Legna da ardere radioattiva
 
IL CASO. Migliaia di tonnellate di trucioli arrivati dalla Lituania sono giunti anche nell'Alto Vicentino. L'allerta è partita la notte scorsa da Varese e da Aosta
Allarme per una partita di pellet da stufa che, una volta bruciati, sprigiona il pericoloso cesio 137.
  • 14/06/2009

È allarme nel Vicentino per una partita di pellet radioattivi. Il legno da stufa arrivato in Italia dalla Lituania è positivo ai controlli con lo spettrografo al cesio 137, la pericolosa sostanza che si sprigionò dopo l'incidente alla centrale nucleare di Chernobyl. Alcuni bancali sono stati venduti ad un'azienda dell'Alto Vicentino, e polizia e vigili del fuoco sono pronti a sequestrarli a scopo cautelativo. Chi li avesse già acquistati non deve utilizzarli, perché le sostanze nocive si sprigionano dopo la combustione.
L'ALLARME. L'allerta è arrivata nelle prime ore di ieri da Aosta, dove è emerso il caso. Nella città al confine con la Francia, infatti, un cittadino che aveva acquistato dei sacchetti di pellet - il legno truciolato usato come combustibile - si era recato dai vigili del fuoco segnalando che secondo lui c'era qualcosa di strano. Le analisi compiute con lo spettrografo hanno dimostrato che aveva ragione: quel legno è positivo al cesio 137, responsabile fra l'altro del caso radioattività scoppiato alle acciaierie Beltrame nel gennaio 2004. È stata subito avvisata la questura, che ha sequestrato tutti i lotti di quel prodotto nel rivenditore di Aosta.
NATURKRAFT PREMIUM MM6. Il commerciante ha precisato di averlo acquistato a Varese, dalla "Emmeelle" di Massimo Longo. Si tratta di un importatore che aveva comprato dei grossi quantitativi dalla Lituania. Ieri ne sono stati sequestrati 10 mila tonnellate, circa 250 tir. Il prodotto è denominato "Naturkraft premium MM6", ed è potenzialmente radioattivo. Il sospetto è che i trucioli provengano dalla lavorazione del legno delle piante cresciute nei boschi dove ci fu la dispersione, con la nube di Chernobyl, dei fumi nocivi.
IN TUTTA ITALIA. La "Emmeelle" ha venduto quei pellet di (teoricamente) eco combustibile domestico in 29 province italiane, come emerso durante i controlli delle fatture. Fra le 60 ditte, anche una dell'Alto Vicentino dove ieri la squadra mobile della questura e il nucleo Nbcr dei vigili del fuoco si sono subito recati per un sequestro cautelativo disposto dalla procura di Aosta. Ma l'azienda era chiusa. I pellet "contaminati" sono stoccati in magazzino e saranno sigillati domani, alla riapertura, assieme alla documentazione contabile. Resta il sospetto che una parte sia stata già venduta, visto che a Varese quel carico era giunto nell'ottobre 2008 ed era stato venduto nei mesi successivi. I poliziotti del vicequestore Marchese hanno subito informato le autorità e hanno operato d'intesa con la procura di Aosta, che si occupa delle indagini. «Al momento - ha detto il procuratore valdostano Marilinda Mineccia, che ieri ha rassicurato la popolazione - non risultano responsabilità penali. Non tutti i lotti risultano contaminati».
IL CONSIGLIO. La questura consiglia chiunque abbia in casa dei sacchetti di quella marca a non bruciare i pellet. Non sono radioattivi al contatto, ma dopo la combustione lo sono i fumi. In tal caso, le minacce per la salute sono gravi: chi avesse acquistato quel prodotto può riportarlo al commerciante che gliel'ha venduto. La prefettura a tarda ora consigliava a chi invece avesse bruciato i trucioli di lasciare le ceneri nella stufa e di mettersi in contatto con i vigili del fuoco.
LA REAZIONE. Il vicentino Roberto Ciambetti, consigliere regionale della Lega, ricorda che a ottobre aveva interrogato la giunta sui pellet radioattivi. «Mi avevano detto di stare tranquillo, ma ora il problema è esploso in tutta la sua drammaticità».
Diego Neri

 

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/61505__legna_da_ardere_radioattiva/

 

Sequestrate 10mila tonnellate di pellet radioattivo


AOSTA. Oltre diecimila tonnellate di pellet radioattivo sono state sequestrate oggi nel corso di una vasta operazione coordinata dalla procura di Aosta che ha coinvolto 29 province italiane (Aosta, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Brindisi, Cagliari, Como, Cosenza, Cremona, Cuneo, Ferrara, Forlì Cesena, Frosinone,  L'Aquila, La Spezia, Lecco, Lodi, Milano, Pavia, Ravenna, Sassari, Savona, Sondrio, Taranto, Torino, Varese, Vicenza e Viterbo).

Il combustibile oggetto di indagine, di marca NaturKraft, proviene dalla Lituania ed è stato importato in Italia nell'ottobre 2008 attraverso una ditta di Varese che ha poi provveduto a distribuirla sul territorio nazionale, inclusa la Valle d'Aosta.

«Tutte le autorità locali dei territori in cui il combustibile è stato distribuito sono state allertate» ha detto Marilinda Mineccia, procuratore della Repubblica di Aosta, che coordina l'indagine.  «Al momento - ha aggiunto - non abbiamo riscontrato responsabilità penali in Italia».

13 giugno 2009

 

http://www.aostaoggi.it/2009/giugno/13giugno/news14658.htm

AGGIORNAMENTI SUI LAVORI PER LA METROPOLITANA DI TORINO
Da notare il secchio...
Strumenti d'avanguardia e certificati. Norma CE? Certificato TUV?
Spero che l'inchiesta vorrà porra rimedio allo spregio delle norme di sicurezza per i cittadini e i lavoratori.
 
http://www.facebook.com/album.php?aid=2017045&id=1618491532&l=e824cac7b2

AGGIORNAMENTI SULLA RADIOATTIVITA SULLA SPINA 1 DI TORINO
L'ARPA dipende dal Comune, ha fatto giri di parole, applicato dei correttivi e alla fine ha dichiarato che non dovrebbero esserci particolari problemi radiologici.
Per fare un esempio, l'ARPA ha dichiarato che la dose di radiazioni assorbita equivale ad una radiografia degli arti ogni 30 ore di permanenza sul marciapiede.
Una radiografia ogni 30 ore, dal punto di vista sanitario (non tecnico o politico) non è poco.
Bisogna anche tener conto degli effetti delle radiazioni sulle donne gravide e sui bambini.
Bisognerebbe anche tener conto del principio di precauzione e non dimenticare che ogni inutile esposizione a radiazioni va evitata (bastava utilizzare un granito non radioattivo, come alla Procura della Repubblica e alla stazione di Porta Nuova).
Coloro che hanno lavorato alla posa delle pietre sono stati 40 ore alla settimana a contatto con il granito radioattivo; sono circa 50 radiografie all'anno!
Sono stati visti a fare misurazioni anche tecnici su mezzi del Comune, ma nulla è trapelato sugli esiti.
Come cittadini abbiamo tutto il diritto di essere informati ed è assolutamente irregolare il fatto che nulla ci venga detto perché "forse non fa male" e non dobbiamo preoccuparci.
Ci trattano come babbei, che non devono sapere nulla, perché non possono capire...
Cordiali saluti
Roberto Topino

 

 

 

Torino radioattiva. Direttive Euratom? Cosa sono?
Cantiere radioattivo a Torino, chi tutela i lavoratori?
Scritto da Roberto Topino   
domenica 10 maggio 2009

http://www.youtube.com/watch?v=5P7NDEfJSgM

 

L'ARPA ha dichiarato ai giornali che la radioattività "naturale" del granito non è pericolosa.

Premesso che anche la radioattività dell'uranio è "naturale", il fatto è che alcuni lavoratori ignari maneggiano delle lastre radioattive senza aver ricevuto alcuna informazione sui possibili rischi a cui sono esposti, in spregio delle severe (?) leggi che dovrebbero prevenire gli infortuni e le malattie professionali.

Il D.Lgs. 241/2000 prescrive l'obbligo di classificare gli ambienti di lavoro sottoposti a regolamentazione per motivi di protezione contro le radiazioni ionizzanti. Le zone classificate possono essere zone controllate o zone sorvegliate.

E' classificata zona controllata ogni area di lavoro ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 6 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 45 mSv/anno per il cristallino;
- 150 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.

E' classificata zona sorvegliata ogni area di lavoro, che non debba essere classificata zona
controllata, ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 1 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 15 mSv/anno per il cristallino;
- 50 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.

Non serve fare molti calcoli per capire che l'area andrebbe classificata come zona sorvegliata.

Il rispetto della legge pare essere opzional e si preferisce non allarmare i cittadini tacendo la verità.

 

http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1764&Itemid=68


QUESTA INFORMAZIONE E' GIA' STATA INVIATA AL COMUNE, AL SERVIZIO PREVENZIONE E SICUREZZA SUGLI AMBIENTI DI LAVORO E A LA STAMPA. 
 

 

Passando dal centro strada al cantiere il livello di radioattività sale vertiginosamente di quasi 20 volte, fino a 1,48 µSv/h.

 

Cantiere radioattivo a Torino, chi tutela i lavoratori?

L'ARPA ha dichiarato ai giornali che la radioattività "naturale" del granito non è pericolosa.

Premesso che anche la radioattività dell'uranio è "naturale", il fatto è che verosimilmente alcuni lavoratori ignari maneggiano delle lastre radioattive senza aver ricevuto alcuna informazione sui possibili rischi a cui sono esposti, in spregio delle severe (?) leggi che dovrebbero prevenire gli infortuni e le malattie professionali.
Il D.Lgs. 241/2000 prescrive l'obbligo di classificare gli ambienti di lavoro sottoposti a regolamentazione per motivi di protezione contro le radiazioni ionizzanti.
Le zone classificate possono essere ZONE CONTROLLATE o ZONE SORVEGLIATE.
E' classificata zona controllata ogni area di lavoro ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 6 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 45 mSv/anno per il cristallino;
- 150 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.

E' classificata zona sorvegliata ogni area di lavoro, che non debba essere classificata zona
controllata, ove sussiste per i lavoratori ivi operanti il rischio di superamento di uno qualsiasi dei seguenti valori:
- 1 mSv/anno per esposizione globale o di equivalente di dose efficace;
- 15 mSv/anno per il cristallino;
- 50 mSv/anno per la pelle, mani, avambracci, piedi, caviglie.

Non serve fare molti calcoli per capire che l'area andrebbe classificata come zona sorvegliata.
Il rispetto della legge pare essere opzional e sembra evidente che si preferisce non allarmare i cittadini tacendo la verità.

 

Cordiali saluti

Dott. Roberto Topino

Specialista in Medicina del Lavoro

INAIL - Torino

 

P.S.

La radioattività nei materiali da costruzione

Alcuni materiali da costruzione, quali il tufo ed il granito, sono naturalmente radioattivi, anche se in misura generalmente debole.
Vi è poi la possibilità che alcuni materiali, quali i tondini di ferro usati nelle armature di pavimenti e strutture portanti siano contaminati da scorie radioattive durante il processo di fusione.
Incidenti come quello del giugno 1998 in una fonderia del sud della Spagna, dove 'per sbaglio' sono finiti materiali ferrosi contenenti Cesio-137 pongono in evidenza il pericolo di contaminazione.
Come l'elettrosmog, anche la radioattività è un inquinante invisibile e non percepibile in nessun modo dall'uomo. Per cautelarsi è possibile ricorrere a misure di radioattività  tramite opportuni strumenti, quali i contatori Geiger.
I certificati di analisi di radioattività dei materiali da costruzione dovrebbero indicare la radioattività dei principali isotopi (Potassio 40, radio-226 e torio 232) ovvero il cosiddetto Indice di attività che fornisce un valore complessivo pesato (tenendo conto dell'energia specifica delle radiazioni emesse dai singoli isotopi): I=ATh/200 + ARa/300 + AK/3000 (secondo la raccomandazione Radiation Protection 112 della Commissione Europea, questo indice deve essere almeno minore di 1).

(Vedi tabella – link del titolo).

 




Anteprima allegati:

12052009.jpg (Ridimensionato a 73%, Visualizza dimensione attuale)


Una vasta area di Torino, che sovrasta il passante ferroviario da largo Orbassano a corso Vittorio Emanuele, risulta pavimentata con granito, che presenta un valore di radioattività ben superiore a quello rilevabile in altri graniti comunemente in commercio.

I valori di radioattività, riscontrati con un contatore Geiger, superano pressoché costantemente di almeno quattro volte il livello atteso di circa 0,10 µSv/h, in alcuni punti raggiungono e superano il valore di 0,60 µSv/h con una punta di 1,48 µSv/h.

Valori superiori a 0,60 µSv/h rivelano la presenza di una fonte radioattiva.

Alcune misurazioni sono state fatte anche con un contatore a scintillazione che, affiancato al Geiger, ha dato risultati sostanzialmente identici.
 
Per esempio, se venisse realizzata una centrale nucleare a Torino, la dose aggiuntiva di radiazioni per la popolazione circostante dovrebbe essere contenuta entro il limite di 1 mSv/anno in più rispetto alla radiazione naturale, che a Torino è pari a 0,86 mSv/anno, pertanto il limite di legge dovrebbe essere di 1 mSv/anno oltre al fondo naturale di 0,86 mSv/anno e cioè 1,86 mSv/anno pari a 0,21 µSv/h.
 
Anche applicando discutibili fattori correttivi, che consistono nel dividere la potenziale esposizione annua per le ore effettivamente trascorse nei paraggi del granito radioattivo, il livello di esposizione calcolabile non è indifferente ed è sicuramente superiore al valore, previsto dalla legge, più basso ragionevolmente ottenibile, sia pur tenendo conto dei fattori economici e sociali, perché non vi era alcun impedimento all’utilizzo di granito radiologicamente inerte, così come quello utilizzato, ad esempio, nei pressi della Procura della Repubblica o all’interno della stazione ferroviaria di Porta Nuova.

Si potrebbe obiettare che trattandosi di un’area di transito è probabile che l’esposizione a rischio, una volta calcolata, rientri nei limiti o sia borderline; questo ragionamento, però, non tiene conto del fatto che anche bambini e donne gravide possono subire, senza essere stati informati, gli effetti delle radiazioni ionizzanti ad un livello superiore a quello ottenibile con un minimo di attenzione nell’acquisto dei materiali per la pavimentazione.

Parimenti grave è il rischio dei lavoratori che hanno estratto, tagliato, sagomato e posizionato quel granito e che sicuramente hanno inalato polvere radioattiva ed è assai verosimile che non siano stati informati e formati sulle precauzioni da adottare, né sottoposti a controlli sanitari mirati.
 
Per questi motivi si ritiene che non siano state rispettate le direttive Euratom in tema di radiazioni ionizzanti.

A disposizione per eventuali chiarimenti e per misurazioni sul posto, porgo cordiali saluti.

Dott. Roberto Topino

Specialista in Medicina del Lavoro
 
 
 

Si tratta di sienite, una specie di granito, che arriva da una cava vicino a Biella.

I certificati di analisi di radioattività dei materiali da costruzione dovrebbero indicare la radioattività dei principali isotopi (Potassio 40, radio-226 e torio 232) ovvero il cosiddetto Indice di attività che fornisce un valore complessivo pesato (tenendo conto dell'energia specifica delle radiazioni emesse dai singoli isotopi):

I=ATh/200 + ARa/300 + AK/3000 

(secondo la raccomandazione Radiation Protection 112 della Commissione Europea, questo indice deve essere almeno minore di 1)

Nel caso del passante l'indice di attività del materiale utilizzato è di circa 3,5.
 
Cordiali saluti
Roberto Topino  

 

 

 
"Prendere provvedimenti contro chi semina il terrore"      
Scritto da Roberto Topino   

giovedì 04 giugno 2009

 

Riporto testualmente un servizio andato in onda su Canale Italia.

 

I "terroristi" sono quelli come me, come Patrizia Gentilini e come Stefano Montanari.

 

http://www.youreporter.it/video_Video-denuncia_su_Yr_arriva_la_conferma_dal_Comune_1

 

Il servizio trasmesso dal tg di Canale Italia sul caso portato alla luce da Roberto Topino a Torino.

Armato di questo apparecchietto giallo, che misura la radioattività, un medico torinese aveva iniziato a percorrere le strade della città e ormai da diverse settimane caricava i filmati su internet.
Luogo per luogo, mostrava i valori di radioattività, di gran lunga superiori alla norma.
Un caso su tutti, quello del cantiere, che si estende nell'area tra corso Lione, corso Mediterraneo e il Politecnico di Torino.
Ora arriva la conferma. La colpa è di queste lastre di granito, o meglio una particolare tipologia: la sienite, che in questo caso contiene radionuclidi naturali in concentrazioni superiori alla media.
Un fulmine a ciel sereno per il comune che aveva predisposto la pavimentazione con questa tipologia di granito per un lungo tratto. Ma la preoccupazione tra chi abita in quelle zone aumentava di giorno in giorno. Il tam tam sulla rete ha obbligato il comune ad un controllo approfondito. Che ha di fatto confermato l'incremento dei livelli in prossimità delle lastre.
Roberto Topino, il medico-reporter, era stato molto chiaro nella descrizione dei filmati caricati su internet. Un valore superiore a 0.60 microsievert/ora, come si vede dall'apparecchietto in queste immagini, rivela chiaramente la presenza di una fonte radioattiva. E metteva in guardia sui pericoli per i lavoratori, che maneggiano tutti i giorni lastre di fatto radioattive.
A lui il merito di questa scoperta. Il risultato è confermato ufficialmente, pur ridimensionandone di molto i pericoli.

Eppure l'assessore all'ambiente del comune di Torino afferma che ora sta studiando se prendere provvedimenti... testualmente "contro chi semina il terrore".


 

 

 

Bertolaso, Guliani, Napolitano... Terremoto in Abruzzo, guai a chi lo prevede
 
 

Terremoto in Abruzzo : tutti colpevoli nessun colpevole ?

di Rita Guma*

 

Lo sgomento per quanto accaduto e accade in Abruzzo mi ha indotto al silenzio per tutti questi giorni. Ho personalmente vissuto il terremoto del 1980 (7° grado della scala Richter), che ebbe il suo epicentro in Irpinia ed uccise 2.800 persone in Campania e Basilicata, ne feri' 8.800 e provoco' circa 280.000 sfollati e 680 Comuni "disastrati".

In quei giorni non ho solo vissuto il terrore delle scosse, della terra che visibilmente si muove sotto gli occhi, e rischiato di perdere dei familiari, ma anche avuto amici che hanno perso tutto. Ho anche visto il dopoterremoto, con case-container che sarebbero dovute servire a gestire l'emergenza ed invece sono divenute le abitazioni definitive per tante persone, mentre miliardi venivano dirottati in altre direzioni.

E non solo i miliardi stanziati dallo Stato, ma anche quelli dei donatori esteri. Secondo il docente statunitense Rocco Caporale, che indago' sulla gestione di 300 mila dollari (di allora) stanziati per i terremotati da parte della National Science Foundation, "Solo il 50 per cento dei fondi e' andato dove doveva andare, il resto e' stato dissipato. Il dopoterremoto e' stato una cuccagna sulla quale hanno mangiato tutti: il 20 per cento del denaro e' finito in tasca ai politici, un altro 20 per cento e' andato ai tecnici della ricostruzione. Camorra, imprese del Nord e imprenditori locali si sono mangiati il resto" (da 'Irpiniagate', di Goffredo Locatelli).

Fino ad oggi lo Stato ha invece stanziato piu' o meno 60.000 miliardi di vecchie lire, cui debbono aggiungersi i finanziamenti erogati dalla Regione Campania, e ancora a novembre 2008 la Corte dei Conti parlava di una ricostruzione "inspiegabilmente lenta e costosissima" e si chiedeva perche' "continuano ad essere finanziati con nuovi stanziamenti gli interventi di ricostruzione".

Lo scandalo della gestione dei fondi porto' ad inchieste giudiziarie, processi e interrogazioni parlamentari con una proposta di commissione d'inchiesta bocciata dai politici campani come De Mita e Mastella... Per fare un esempio di come furono usati i finanziamenti della legge 219/81 per la ricostruzione post terremoto dell'Irpinia (3 miliardi e 700 milioni di euro), una parte di quelli per la riedificazione delle imprese distrutte o danneggiate furono incamerati dalla Parmalat per costruire uno stabilimento... mai esistito prima: Calisto Tanzi ottenne 10 miliardi, ma, mentre il terremoto si verifico' nel novembre dell'80, Tanzi (da Parma) impianto' a Nusco (paese natale di De Mita), lo stabilimento Dietalat, che divenne operativo solo nell'86.

E il terremoto dell''80, come tutti gli altri che lo hanno preceduto e seguito, non ha insegnato niente (tranne che sulle disgrazie si puo' prosperare senza nemmeno essere puniti per sciacallaggio) ad una classe di politici che - pur passata dalla prima alla seconda repubblica - non ha varato tutte le norme che dovevano essere varate, non ha vigilato sulla loro applicazione e spesso si e' fatta complice (con la corruzione sugli appalti e con il dirottamento di fondi) di chi poneva le fondamenta per il disastro.

Con queste esperienze credo che chiamare speculazioni le polemiche, i dubbi e le accuse sia vergognoso e sia un indecente tentativo di depistaggio dalle vere responsabilita'. Percio', a freddo, vorrei fare alcune considerazioni prendendo spunto dal discorso del Capo dello Stato ai terremotati dell'Abruzzo e dalle sue risposte ai giornalisti. In entrambi mi pare che risalti la volonta' di difendere la classe politica ed in particolare Guido Bertolaso, il capo della protezione civile.

"Ho avuto modo di constatare, ancora una volta, quale garanzia rappresenti un’assunzione di particolari responsabilità direttive e operative in queste circostanze da parte del capo della Protezione civile, sottosegretario Bertolaso" ha detto in un passaggio del suo discorso ai terremotati Giorgio Napolitano, ed in un altro: "Quindi, il mio ringraziamento e la mia ammirazione per la popolazione e ancora il mio apprezzamento senza riserve per le autorità di governo e per il capo della protezione civile."

Quello che stupisce e' che il presidente prenda una posizione netta a difesa di un personaggio, Bertolaso, che non lo dimentichiamo e' indagato a Napoli per la gestione dei rifiuti e che guadagna profumatamente per il ruolo che riveste ed e' TENUTO a fare cio' che sta facendo, mentre Napolitano sembra trattarlo come un volontario, un eroe che presti la sua opera gratuitamente assumendosi responsabilita' non sue. Il presidente si spinge fino a citare la questione della "profezia" di Giampaolo Giuliani, il tecnico che aveva previsto il terremoto proprio nel territorio dove si e' poi verificato.

Secondo Napolitano, "come dicono il Comitato Grandi Rischi, l’Istituto di Fisica e tutti coloro che seguono questi fenomeni - si prevengano disastri per le popolazioni nell’unico modo possibile: non con fantasiose profezie o con impossibili previsioni, ma apprestando i mezzi indispensabili perché le case e gli edifici resistano.". Mi chiedo come mai Bertolaso meriti tanto impegno e lo schierarsi netto da parte del Capo dello Stato che - per essere garante della Costituzione, ma anche di noi tutti - dovrebbe essere super partes ed attendere il pronunciamento della magistratura e della scienza.

Si', perche' la scienza non e' solo quella italiana, che si e' subito schierata contro Giuliani (e piu' o meno indirettamente a favore - occorre dirlo? di Bertolaso, del governo e delle autorita' locali, perche' se Giuliani avesse ragione sarebbero tutti colpevoli di non aver tenuto alta la guardia), ma la scienza e' - in un mondo globalizzato - internazionale.

Di Giuliani e' stato detto che non e' laureato e che e' un imbecille, ed e' stato anche denunciato da Bertolaso per procurato allarme. Personalmente sono ingegnere, quindi laureata ed abilitata all'esercizio della professione. Ma - guardando la storia dell'umanita' - centinaia di scienziati che hanno posto le fondamenta della fisica, della matematica e di altre branche del sapere, etc etc non erano laureati: hanno avuto intuizioni e sviluppato teorie senza cui non esisterebbero le scienze odierne senza essere laureati (o senza essere ancora laureati, come Isaac Newton e Albert Einstein, per non parlare di Leonardo Da Vinci e tutti i filosofi e matematici dell'Egitto, della Grecia e dell'Umanesimo). E quante centinaia di migliaia di inventori non erano laureati? La maggioranza, probabilmente.

Quindi Giuliani non e' laureato e non e' uno scienziato (perche' al massimo si potrebbe definire uno studioso, come la maggior parte di coloro che in Italia vengono invece definiti o peggio si autodefiniscono scienziati). Cio' non toglie che, grazie ad un dispositivo basato su una teoria attendibile, egli abbia previsto il terremoto. Ora, tutti questi scienziati debbono spiegare a me - che sono un tecnico laureato e con competenze in statistica - quante probabilita' c'erano che una persona riuscisse a prevedere il terremoto con una tale approssimazione sia temporale che geografica. Vogliamo dire una su un miliardo? (la butto li', ma forse e' ancora inferiore). Mi devono spiegare come mai ci sia riuscito se non ha doti divinatorie. Non e' che Giuliani abbia lanciato l'allarme altre volte senza esito. Era la prima volta, e "ci ha preso".

E' ovvio che la scienza ufficiale possa affermare solo cio' che fino ad oggi era ritenuto vero, ma questo non significa che da oggi in poi non possa essere diverso, la storia ce lo insegna. E' peraltro vero che - a parte i tradizionalisti, che in buona fede esitano per natura a riconoscere scoperte rivoluzionarie - ci siano pure coloro che fanno resistenza per l'invidia di non aver fatto loro la scoperta, ed infine ci sono quelli che si schierano per piaggeria, o per mantenere finanziamenti o altri tipi di sostegno da parte dell'autorita', in questo caso il famoso Bertolaso e il governo di cui questi fa parte.

Come tecnico fuori dai giochi, invece, penso che bisognerebbe studiare l'idea di Giuliani e credo che lo faranno all'estero, dove le pressioni italiane conteranno poco o nulla. Ed il presidente Napolitano avrebbe dovuto mostrare piu' cautela, prima di associare il suo nome alla tesi contraria, quella che difende Bertolaso.

Un'ultima parola sulle "responsabilita' diffuse". Rispondendo ai giornalisti, il presidente della Repubblica ha detto che "deve esserci un esame di coscienza che non conosce assolutamente coloriture e discriminanti politiche: qui non si tratta di vedere chi ha avuto ragione e chi ha avuto torto, chi ha delle responsabilità e chi non ne ha. Ho sentito un esponente dell’opposizione, che di solito non è molto incline a fare affermazioni del genere, dire: 'Nessuno è senza colpa'. Credo che, in questo caso, avesse ragione".

Chi legge potrebbe condividere e magari provare un moto di soddisfazione, pensando che il presidente si riferisca a responsabilita' della destra e della sinistra, dei politici e degli amministratori, ma egli poi afferma "Non si tratta di liberarsi da ogni possibile responsabilità, si tratta di vedere effettivamente come sia potuto accadere che norme di prevenzione che erano state, a suo tempo, identificate, studiate e anche tradotte in legge, non abbiano avuto l’attuazione indispensabile, o per difetto di controlli o per irresponsabilità diffuse, perché molti sono i soggetti che sono interessati e coinvolti nella costruzione di un palazzo o nell’acquisto di una casa, e nessuno dovrebbe in questi casi chiudere gli occhi: né chi acquista, né chi costruisce, né chi è chiamato a fare i controlli".

Il presidente Napolitano cita anche "chi acquista", coinvolgendo cosi' tutti i terremotati, cioe' le vittime. Forse il presidente andando al Quirinale si e' servito di prestigiosi architetti e ingegneri che gli hanno dato garanzie sulla stabilita' dell'edificio sul Colle? Non credo, ne' credo che egli sia in grado di fare da solo tale valutazione. Si e' semplicemente fidato, eppure dovrebbe porre doppia attenzione a salvaguardare la sua vita, che e' anche un 'bene' dello Stato.

E quindi i cittadini, a maggior ragione, che ne possono sapere di quali siano le condizioni della casa che acquistano? Dovrebbero pagarsi una perizia (magari facendo venire il tecnico da fuori provincia o regione, perche' tutti sappiamo che in moltissimi comuni italiani, al nord come al sud, i progettisti sono ammanicati con il Comune, se non addirittura ne fanno parte)? Secondo il presidente non lo fanno perche' vogliono morire sotto le macerie? E poi, cosa dire degli ospedali? Occorre farli periziare prima di farsi ricoverare? I cittadini semplicemente si sono fidati che il progettista e il costruttore non barassero sulla pelle degli altri e che lo Stato e gli enti locali facessero la loro parte con adeguati controlli.

Forse il presidente voleva intendere qualche altra cosa, ma cosi' come si e' espresso nel discorso che ho citato (e cosi' come hanno riportato a caratteri cubitali tutti i titoli dei giornali) richiama il detto "tutti colpevoli nessun colpevole". Quindi non colpevoli i governi passati e presenti, non colpevoli i parlamentari di destra e sinistra, non colpevole Ottaviano Del Turco, non colpevole Guido Bertolaso. Cosi', in modo bipartisan, proprio come ci si aspetta da un presidente...

 

* presidente Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus

 

 

 

 

 

 

 
Il giorno 19 marzo 2009 19.32, Roberto Topino <robertotopino@yahoo.it> ha scritto:

Raccolgo l'invito del collega Ruggero Ridolfi (Oncologo Endocrinologo) finalizzato a dare la massima diffusione ad una lettera firmata da oltre 50 medici e biologi di tutta Italia.
Cordiali saluti
Roberto Topino
 
 
---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Ruggero Ridolfi <ruggero.ridolfi@virgilio.it>
Date: 19 marzo 2009 17.26
Oggetto: Fw: Lettera a Repubblica
A:

Carissimi,
la lettera che vi allego, firmata da oltre 50 medici e biologi italiani, è stata inviata a "La Repubblica"  quasi 2 settimane fa e, nonostante diverse sollecitazioni telefoniche, non è stata ancora pubblicata. Si è deciso di rompere gli indugi ed ho testè inviato la lettera (con i due ritagli di stampa che descrivevano l'episodio "Renzi") a tutti gli indirizzi e-mail che vedete negli altri due allegati, con queste righe di accompagnamento:
 
"Gent.mi Direttori,
Vi inoltriamo la lettera firmata da oltre 50 medici e biologi italiani a sostegno di Patrizia Gentilini aggredita verbalmente nel corso di una trasmissione televisiva  a Firenze dal candidato sindaco Matteo Renzi, senza rispetto delle regole democratiche e... dell'educazione. Oltre alla lettera aggiungiamo i ritagli de "La Repubblica" e di un giornale locale che hanno diffuso la notizia.
Abbiamo spedito oltre 10 giorni fa la lettera a "La Repubblica" per correttezza, visto che aveva diffuso la notizia, ma nonostante diversi solleciti la lettera non è stata pubblicata e si è deciso di inviarla ad altri quotidiani.
Le saremo grati se potrà adoperarsi per la pubblicazione sul suo Giornale, nel rispetto della pluralità delle idee.
Grazie per l'attenzione:
Ruggero Ridolfi"
 
Stiamo a vedere cosa succede e se volete potete fare tutta la cassa di risonanza che ritenete opportuna, magari informando Patrizia, se avete notizie di pubblicazione della lettera nei quotidiani che avrete sottomano... sempre che la pubblichino!
Cari saluti e grazie della collaborazione
Ruggero 

Pubblicata anche qui.

Il giorno 19 marzo 2009 23.15, Roberto Topino <robertotopino@gmail.com> ha scritto:
Pubblicata qui
Cordiali saluti a tutti
Roberto Topino

 

 

Oggetto: Il candidato PD rifugge al giudizio e non si presenta in Tribunale
 

http://www.unaltracittaunaltromondo.it/index.php?name=News&file=article&sid=957

 

Chiesti 250.000 euro di danni a Matteo Renzi per ingiurie all'oncologa Patrizia Gentilini

25/2/2009

 

Comunicato stampa Per Unaltracittà

Lista di cittadinanza per le amministrative Firenze 2009

 

Il candidato PD rifugge al giudizio e non si presenta in Tribunale.

 

«Aspirante alchimista! Apprendista Maga Magò! Vergogna!» con queste parole Matteo Renzi appellava la stimata oncologa Patrizia Gentilini, rea, agli occhi dell'enfant prodige del PD, di aver dichiarato, forte delle risultanze scientifiche internazionali, che la diossina emessa dagli inceneritori provoca un aumento dei tumori nella popolazione, il tutto in diretta tv, agli inizi del 2008, su Canale 10.

  

Ieri, 24 febbraio 2009, Matteo Renzi non si è presentato al Tribunale di Firenze che lo ha citato in giudizio per ingiurie alla professoressa Gentilini e per le quali quest'ultima ha chiesto un risarcimento per danni morali ed esistenziali di 250.000 euro da destinarsi alla ricerca scientifica. Ecco quindi l'innovativa linea politica di Matteo Renzi.

Denigrare pubblicamente chi esprime opinioni diverse dalle sue per poi fuggire dal giudizio del Tribunale una volta convocato per rispondere delle ingiurie.

 

Per Unaltracittà crede che questo episodio costituisca un precedente grave per chi ha l'ambizione di diventare il Sindaco di Firenze. Un amministratore pubblico che ha solo certezze, che evita il dialogo con gli scienziati - che contraddicono con le evidenze delle ricerche scientifiche e in difesa del bene comune, tali certezze - è un amministratore pubblico di cui i fiorentini non hanno bisogno. Un candidato Sindaco che preferisce difendersi “dal” Tribunale piuttosto che difendersi “in” Tribunale è una specie politica che ben conosciamo, che negli ultimi quindici anni ha portato al degrado lo stato della democrazia in Italia.

 

Matteo Renzi si presenti quindi dal magistrato giudicante. Non abbia paura alcuna. In uno stato di diritto chi è innocente non viene punito. Potrà allo stesso tempo dimostrare scientificamente come le diossine non provochino tumori nella popolazione e pertanto garantire la costruzione in tempi brevi del nuovo inceneritore della Piana fiorentina. Sempre che dimostri di aver ragione e di non aver denigrato e offeso la professoressa Patrizia Gentilini alla quale va tutta la nostra stima oltre che la solidarietà dovuta.


 

 

 

Il caminista Renzi nega l’evidenza per incensar sé stesso 

Ha detto: “Siamo pieni di politici che saltano da una poltrona all'altra…”.

Se il virgulto aspirante saltatore Renzi intendesse fare tutto ciò in cento giorni significa che non deve fare nulla nel merito delle questioni che impegnano i già “eletti” che lo hanno messo sulla sua poltrona.

Come per quelli che progettano inceneritori o opere dell'alta velocità ferroviaria.

«Cambiare tutto per non cambiare nulla, ecco la pseudomagia del PD» e dei Renzi. 

Pubblichiamo la lettera sottoscritta da 55 medici e inviata a 370 media locali e nazionali.

Redazione Ecce Terra

http://www.ecceterra.org/docum.php?id=1713

 

 

 

Messaggio inoltrato -----
Da: Lady Licaone de Mornais <licaone64@yahoo.it>
A: assembleapermanente@notav.info
Inviato: Mercoledì 25 marzo 2009, 20:01:23
Oggetto: Re: [assembleapermanente] Diossina nel latte materno

Questa è la risposta fotocopia che ho ricevuto al tempo io (in neretto le differenze)

l'assessore Galante mi ha trasmesso la sua mail pregandomi di risponderLe.

Il latte in commercio rispetta ampiamente il limiti di legge per la diossina e lo dimostrano i controlli che la Sanità Pubblica piemontese svolge regolarmente.

Occorre tener presente che il latte che si trova in commercio è confezionato a partire da lotti di produzione costituiti da latte proveniente da decine (a volte centinaia) di allevamenti distribuiti in un ampio raggio che, spesso, supera i confini regionali.
 
Se il latte in commercio fosse positivo per diossine saremmo davvero nei guai perchè testimonierebbe una grave e generalizzata compromissione dell'ambiente su scala regionale o addirittura nazionale. Per fortuna non è così.

Il principio della "diluizione" che fa sì che il latte in commercio risulti sicuro ai controlli non è però una pratica ammessa (anche per motivi di natura etica, oltre che per motivi sanitari) se il latte risulta positivo ai controlli sanitari. Il latte risultato positivo alla ricerca di diossine non può essere mescolato con latte buono per farne latte discreto: deve essere distrutto.

Il ricorso alla scrematura è una pratica che suggerita agli allevatori per poter riutilizzare il latte positivo a fini zootecnici (alimentazione dei vitelli). In questo modo è possibile ridurre gli elevati costi di distruzione (si distrugge solo la crema di affioramento) e si mitiga il danno legato al blocco della commercializzazione del latte per uso umano mettendo a disposizione dei vitelli un alimento che, seppure sgrassato, rappresenta per i vitelli un alimento eccellente.

Si rassicuri, il suo figlioletto non corre alcun pericolo nel consumare il latte che beve. Pensi che il latte materno contiene elevati livelli di diossine (la donna accumula diossine nei grassi esattamente come gli animali e vive più a lungo!). Non per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha smesso di suggerire l'allattamento al seno.

Il problema delle diossine è un problema di accumulo negli anni ed il periodo di allattamento al seno non è ritenuto sufficiente a determinare effetti sanitari indesiderati.
E' bene essere vigili ed attenti ma occorre anche avere fiducia nelle istituzioni pubbliche che hanno il compito di tutelare la salute pubblica.
E il Piemonte ha una buona tradizione.


nota1:
avevo scritto questo all'assessore (ok non avevo lattanti in casa ma il raffronto su peso/quantità di latte bevuta mi pare assolutamente chiaro):

Salve, le scrivo in merito ad un articolo apparso su La Stampa, oggi 23/03/05.. viene citata (virgolettata) una sua frase:
"Non c'è comunque davvero alcun motivo di preoccupazione - conclude Galante -. La scrematura, eliminando una parte dei grassi, riduce anche la  quantità di diossina eventualmente presente.
Oltretutto, perchè si scatenino effetti tossici  sull'uomo, una persona dal peso di 70 chili dovrebbe bere ogni settimana per più settimane oltre nove litri di latte contaminato".
Essendo una frase virgolettata assumo che lei abbia pronunciato questa frase.
Su altri giornali "locali" la frase non è virgolettata.
E', per fortuna, una frase tranquilizzante.
Però mi sorge un dubbio, facendo un rapporto con un bimbo di 7 kg (o di 14), come mi devo comportare anche in considerazione del fatto che il pediatra consiglia latte intero e non scremato o
parzialmente scremato?
In attesa di Vostre indicazioni in merito


nota2:
rileggendo oggi: sono dei delinquenti!

nota3:
sono dei delinquenti anche quando si parla di pcb e mi riferisco all'articolo della luna nuova di due anni dopo (23.03.2007) in cui bellamente, tra le altre porcate, si affermava che:
un altro dato (atteso) riguarda i livelli inferiori riscontrati nelle donne rispetto agli uomini forse come conseguenza dell'allattamento che permette una maggiore "dispersione" dei pcb con il latte.


http://www.notav.it - http://www.notav.eu/ 
P Rispetta l'ambiente: se non ti è necessario, non stampare questa mail.



Da: Topino Roberto <r.topino@inail.it>
A: assembleapermanente@notav.info; noinc@yahoogroups.com; vantaggi4@tin.it; robertotopino@yahoo.it; montanari@nanodiagnostics.it; dambrosio.massimo@alice.it
Inviato: Mercoledì 25 marzo 2009, 12:38:00
Oggetto: [assembleapermanente] Diossina nel latte materno

Insomma vogliamo dire chiaro e forte che è necessario misurare la diossina nel latte materno? possibile che in Italia nessuno, di chi ha responsabilità politiche e amministrative non si ponga il problema?

giovanni vantaggi

referente per l'Umbria

Isde-italia

 

Rispondo al collega Vantaggi copiando una lettera, che ho ricevuto nel 2005.

... il latte materno contiene elevati livelli di diossine ...

... occorre anche avere fiducia nelle istituzioni pubbliche ...

 

 

Gentile Sig. Topino,

 

l'assessore Galante mi ha trasmesso la sua mail pregandomi di risponderLe.

Il latte in commercio rispetta ampiamente il limiti di legge per la diossina e lo dimostrano i controlli che la Sanità Pubblica piemontese svolge regolarmente.

Occorre tener presente che il latte che si trova in commercio e confezionato a partire da lotti di produzione costituiti da latte proveniente da decine (a volte centinaia) di allevamenti distribuiti in un ampio raggio che, spesso, supera i confini regionali.

Se il latte in commercio fosse positivo per diossine saremmo davvero nei guai perche testimonierebbe una grave e generalizzata compromissione dell'ambiente su scala regionale o addirittura nazionale. Per fortuna non e cosi.

Il principio della "diluizione" che fa sì che il latte in commercio risulti sicuro ai controlli non è però una pratica ammessa (anche per motivi di natura etica, oltre che per motivi sanitari) se il latte risulta positivo ai controlli sanitari. Il latte risultato positivo alla ricerca di diossine non può essere mescolato con latte buono per farne latte discreto: deve essere distrutto.

Il ricorso alla scrematura e una pratica suggerita agli allevatori per poter riutilizzare il latte positivo a fini zootecnici (alimentazione dei vitelli). In questo modo e possibile ridurre gli elevati costi di distruzione (si distrugge solo la crema di affioramento) e si mitiga il danno legato al blocco della commercializzazione del latte per uso umano mettendo a disposizione dei vitelli un alimento che, seppure sgrassato, rappresenta per i vitelli un alimento eccellente.

Si rassicuri, il grasso ricco di diossina sta andando regolarmente alla distruzione e quello raccolto nei caseifici e nelle centrali del latte non contiene diossine.
In chiusura, una curiosità: il latte materno contiene elevati livelli di diossine (la donna accumula diossine nei grassi esattamente come gli animali e vive più a lungo!). Non per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha smesso di suggerire l'allattamento al seno.

Il problema delle diossine è un problema di accumulo negli anni ed il periodo di allattamento al seno non è ritenuto sufficiente a determinare effetti sanitari indesiderati.
E' bene essere vigili ed attenti ma occorre anche avere fiducia nelle istituzioni pubbliche che hanno il compito di tutelare la salute pubblica.
E il Piemonte ha una buona tradizione.

Cordiali saluti

Il direttore della Sanità Pubblica
Gianfranco Corgiat Loia

 

 

 

 

Gent.mo dott. Topino

in allegato il nostro comunicato stampa,

cordiali saluti Enzo Pirillo 

 

 

AMBIENTE. SCILIPOTI (IDV): AD ACERRA SI TROVA IL MODO DI FESTEGGIARE ANCHE GLI INCENERITORI

 

Roma - 25.03.09 - “Disdicevole il tentativo di trasformare l’inaugurazione di uno strumento controverso, quale un  termovalorizzatore, in un evento mondano e propagandistico”. Così l’On. Domenico Scilipoti dell’Italia dei Valori sull’inaugurazione dell’inceneritore campano di Acerra. “Il premier Berlusconi – prosegue il deputato IDV –  aveva promesso durante la campagna elettorale una pronta soluzione del problema rifiuti. Invece, lungi dall’affrontare e risolvere in maniera duratura l’artefatta emergenza, ha portato in dono ai residenti una lunga serie di spot, pacche sulla spalle  ed adesso un circo mediatico, che punta su di uno sterile presenzialismo a tutti i livelli, tranne qualche significativa e motivata eccezione. Certo è che questo nuovo coupe de theatre, basato sull’illusionismo più genuino, poteva risparmiarlo al già vessato popolo campano, che dovrà sorbirsi anche questa indesiderata parata ad effetto. Il nostro premier arriverà con il suo miglior sorriso di circostanza, ma sa bene – conclude Scilipoti    che la soluzione al problema dei rifiuti non può passare attraverso misure altamente invasive del territorio, che anzi richiederanno ulteriore sforzo da parte delle forze dell’ordine per evitare che nuovi business illeciti possano sorgere all’ombra del denso fumo sprigionato”.

 

 

On. Domenico Scilipoti

 

segreteria Palazzo Marini

Enzo Pirillo

06 67608028

 

Ufficio stampa

090 693070


 

 

 

VIDEO CONVEGNO NICHELINO SU INCENERITORE DEL 06.02.09

1 PARTE

 

2 PARTE

 

 

 

 

Il censore cinese abita a Torino.

 

L’articolo allegato è stato pubblicato sul blog del quartiere San Paolo di Torino www.sanpablog.it .

Ieri mi ha telefonato Alessandro Mondo de La Stampa, che voleva sapere come avevo ottenuto il documento.

Ho spiegato che l’avevo ricevuto da Giuseppe Vallone, presidente della TRM, la società che costruisce l’inceneritore.

Oggi su La Stampa niente.

Nel frattempo il sito www.sanpablog.it  è stato oscurato.

La Cina è vicina e la democrazia è a rischio.

 

Cordialmente

Roberto Topino

 

P.S.: se vuole può pubblicare tutto.

 


Da: Topino Roberto [mailto: r.topino@inail.it ]
Oggetto: Il macabro tariffario del cancrovalorizzatore

 

Il macabro “tariffario” del cancrovalorizzatore

di Roberto Topino

Tabella TRM Gerbido.jpg

Dovete sapere che un progetto di ricerca della Commissione Europea, che si chiama ExternE (Externalities of Energy), ha quantificato in modo molto preciso i costi dei danni all’ambiente ed alla salute derivanti da una qualunque fonte emissiva.
Questi costi, in Europa, sono attualmente valutati da 3 a 5 volte meno che negli USA, ma è importante che venga riconosciuto che una centrale elettrica, una discarica, un inceneritore, un cementificio, ecc. provocano danni, che hanno, oltre ad un costo in termini di sofferenza, anche costi economici ben quantificabili.
La società che sta costruendo l’inceneritore del Gerbido, nel 2003 ha fatto uno studio in collaborazione con il Politecnico di Torino e ha redatto una tabella dei costi in euro delle malattie previste.
Malattie e costi sono stati riassunti in una tabella, che, a ragion veduta, si potrebbe definire il tariffario del cancrovalorizzatore.
Non è un macabro scherzo, è un documento del Politecnico di Torino.
Poi Sergio Chiamparino e Angela Massaglia dicono che l’inceneritore sarà sicuro.

La tabella è allegata in formato jpg.

http://www.sanpablog.it/?p=767

 

 

 

 

Il "Comitato in difesa della salute nei luoghi di lavoro e del territorio di Bassano del Grappa e Tezze sul Brenta", a seguito della seconda richiesta di archiviazione del caso Galvanica PM in cui moltioperai sono morti, rilascia il comunicatio stampa in calce.
(Link al post relativo: http://salutetezze.splinder.com/post/19834623/Comunicato+Stampa%3A+Galvanica+P)

Comunicato stampa


Noi comitato di difesa della salute ci uniamo ai famigliari dei lavoratori, vittime da esposizione ad agenti altamente cancerigeni, della Tricom Galvanica PM, per esprimere la nostra comune indignazione per la richiesta di archiviazione nuovamente avanzata dal PM Parolin alla procura di Bassano del Grappa.


Al di là di ogni ragionevole dubbio” noi siamo certi che
  1. I lavoratori della Tricom Camminavano quotidianamente in una fanghiglia di Cromo-nichel e residui del processo lavorativo

  2. Non esistevano protezioni di alcun tipo per i lavoratori né personali né generali all'interno dell'ambiente

  3. Gli aspiratori erano insufficienti e comunque quelli presenti non erano funzionanti

Tutti questi elementi e molti altri sono stati illustrati dettagliatamente da medici legali e professori universitari, sono stati confermati dal corpo forestale dello stato presso la procura di Bassano del Grappa e dai funzionari che vi hanno indagato e presentati presso le udienze preliminari nella stessa procura che oggi dovrebbe accettare l'archiviazione.

Tutto ciò è totalmente inammissibile.

Gheller, Bonan, Dal Fior, Lorenzin, Zanetti, Colò, Conte, Girolimetto, Zarpellon, Ceschi sono morti a seguito di queste circostanze, mentre numerosi altri ex operai si sono gravemente ammalati.
Non possiamo accettare che nelle motivazioni dell'archiviazione tutte queste morti siano dovute all'abitudine al fumo, tesi che sostanzia una volta di più la totale impunità dei padroni.
Ci sono tutti gli elementi per andare al processo però il PM Parolin ritiene non doversi procedere richiedendo l'archiviazione della causa Tricom.
Questa giustizia è completamente assente perché c'è la volontà politica di ritardare, rinviare, omettere, archiviare.
Noi continueremo la lotta contro questi omicidi più forte che prima non solo per portare sul banco degli imputati i padroni e i responsabili di una fabbrica di morte, ma anche per aprire gli occhi su un sistema economico che in nome del profitto calpesta e uccide uomini e natura.


Comitato di difesa della salute nei luoghi di Lavoro e della popolazione di Tezze sul Brenta e Bassano del Grappa


http://SaluteTezze.Splinder.Com - Salute.Tezze@Libero.it


-- 
Comitato in difesa della salute 
nei luoghi di lavoro e del territorio
di Bassano del Grappa e Tezze sul Brenta
SaluteTezze@Libero.it

http://SaluteTezze.Splinder.Com

 

 

 

Mia moglie è biologa e riceve la rivista dell'ordine dei biologi.
C'è un lungo articolo di Marino Ruzzenenti dal titolo

Discarica o “termovalorizzazione”, una falsa alternativa

che parla diffusamente dell'inceneritore di Brescia.
Lo allego in formato pdf.
Auguri di buone feste a tutti.
Roberto Topino
 

 

 

 

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

VEDI PREZZI BENZINA CLICCA QUI

ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

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P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Creato Lunedì, 26 Settembre 2011 11:52

Scritto da Lisa Vagnozzi

Dove gli adulti falliscono o dimostrano tutti i loro limiti, spesso sono i bambini a rimettere le cose a posto: a questo tema il sito americano TreeHugger ha recentemente dedicato un articolo, proponendo 6 storie di piccoli grandi ambientalisti che, con semplicità e schiettezza, si sono resi protagonisti di azioni importanti a tutela della natura. Noi ci siamo presi la libertà di aggiungere all’elenco due bambini molto speciali, la canadese Severn Suzuki e il tedesco Felix Finkbeiner.

1. Caitlyn Larsen

Caitlyn è un bambina di 10 anni di Orogrande, New Mexico. Un giorno, guardando fuori dalla finestra della sua cameretta, si è accorta che sul fianco di una montagna vicina si stava aprendo uno strano buco. Indagando, Caytlin ha scoperto che si trattava di una nuova cava mineraria. A questo punto, la ragazzina ha preso carta e penna e ha scritto ai giornali, per raccontare come quei lavori di scavo stessero devastando il paesaggio intorno alla sua città. La lettera non è passata inosservata ed è finita sulla scrivania del direttore della New Mexico Mining and Mineral Division, che ha convinto la società a bloccare le perforazioni: la montagna di Caitlyn è salva!

2. Birke Baehr

A soli 11 anni Birke ha le idee molto chiare in tema di alimentazione: è infatti un convinto paladino del biologico ed è diventato protagonista di incontri nelle scuole americane, per raccontare la propria esperienza e sensibilizzare i coetanei, invitandoli a riflettere sul valore nutrizionale di ciò che mangiano, sugli OGM e sull’uso di pesticidi e di altre sostanze nocive nelle coltivazioni.

3. Olivia Bouler

Ricordate il disastro della Deepwater Horizon, che lo scorso anno ha tenuto con il fiato sospeso il mondo intero? Di fronte a tanta devastazione ambientale, l’undicenne Olivia ha deciso di darsi da fare in prima persona, collaborando con la National Audubon Society per vendere i disegni degli esemplari di uccelli più colpiti dalla marea nera. La vendita ha fruttato oltre 200.000 dollari, che sono stati devoluti ad azioni di ripristino degli ecosistemi del Golfo. In occasione del primo anniversario dell’incidente, Olivia ha anche pubblicato un libro, perché quanto accaduto non venga dimenticato ma rappresenti un monito per il futuro.

4. Cole Rasenberger

A 8 anni Cole si è impegnato attivamente per salvare le foreste della sua regione, nel North Carolina, coinvolgendo numerosi coetanei della propria scuola. La sua iniziativa è stata di una semplicità estrema: i bambini hanno inviato delle cartoline firmate alle catene di fast food per chiedere loro di passare a packaging riciclati e sostenibili. La mobilitazione ha centrato un obiettivo importante, ottenendo risposte ed impegni da un colosso del settore, McDonald’s. Successivamente, gli sforzi di Cole si sono concentrati su una seconda catena, la KFC: l’azienda ha ricevuto direttamente dalle mani del bambino ben 6.000 cartoline, grazie al coinvolgimento degli allievi di altre scuole elementari della zona, ma al momento non ha offerto riscontri positivi. L’importante, però, è non mollare!

5. Mason Perez

 

A 9 anni Mason ha fatto una constatazione di una semplicità disarmante: si è reso conto che il getto d’acqua che scaturiva dai rubinetti del bagno della scuola, del campo di baseball, dei negozi e delle case della sua città era inutilmente forte. Per questo, ha scritto al sindaco chiedendogli di abbassare la pressione dell’acqua nelle tubature, ottenendo un risparmio idrico calcolato tra il 6% e il 25%.

6. Ashton Stark

 

A 14 anni Ashton ha deciso che era ora di tagliare le emissioni di CO2 della propria famiglia: con questo obiettivo, ha preso la vecchia auto dei nonni, parcheggiata in garage a prendere polvere, e l’ha dotata di nove batterie da golf cart. Ora la vecchia auto può viaggiare ad una velocità massima di poco più di 70 km/h – non molto, ma sufficiente per spostarsi in città – senza emettere anidride carbonica.

7. Severn Suzuki

Nel 1992, a soli 12 anni, Severn promosse una raccolta fondi con la Environmental Children's Organization (ECO), un gruppo di bambini ecologisti da lei fondato 3 anni prima, per poter prendere parte al Vertice della Terra delle Nazioni Unite, a Rio de Janeiro. Qui, in soli sei minuti e con parole semplici, schiette ed efficaci, Severn espresse il punto di vista di una bambina sui maggiori problemi ecologici, zittendo (momentaneamente…) i potenti del mondo. Oggi, a 30 anni, Severn continua nel suo impegno a favore della tutela dell’ambiente, collaborando con The Skyfish Project.

8. Felix Finkbeiner

A 9 anni, dopo una lezione della sua maestra sulla fotosintesi clorofilliana, Felix decise di piantare un piccolo albero sul davanzale della finestra della sua classe, per poi esclamare, con quell’entusiasmo genuino tipico dei più piccoli, Pianterò un milione di alberi in Germania. Oggi Felix ha 13 anni e, al motto Stop talking! Start planting!, ha superato il suo obiettivo: ha infatti piantato il milionesimo albero il 4 maggio 2011. Alla cerimonia erano presenti rappresentanti politici e Ministri dell'Ambiente di ben 45 nazioni.

Piccoli grandi uomini da cui i "veri" grandi dovrebbero prendere esempio.

 

 

Creato Martedì, 12 Giugno 2012 16:47

Scritto da Marta Albè

Tra Ottocento e Novecento furono messe a punto alcune invenzioni che avrebbero potuto rivelarsi in grado di rivoluzionare la nostra esistenza odierna.

Se l'auto ecologica progettata da Henry Ford o l'automobile a corrente alternata ideata da Nikola Tesla fossero state prodotte su larga scala decenni fa, forse in questo momento non ci troveremmo a condurre guerre spietate per il possesso del petrolio necessario alla produzione del carburante che, secondo Ford, avrebbe potuto essere ricavato in ingenti quantità a partire dai vegetali. Lo stesso Tesla fu in grado di creare un motore elettrico ad emissioni zero e di ricavare energia sfruttando le correnti elettriche della Terra. A due donne si devono invece l'invenzione del primo sistema antinquinamento e di un dispositivo per rendere potabile l'acqua di mare grazie ai raggi solari.

Senza stare a sindacare sul "perché" queste invenzioni non abbiano trovato seguito, proviamo a ricordarle e a omaggiarle affinché siano da spunto per un reale cambiamento di rotta, anche alla luce delle recenti scoperte tecnologiche.

1) Energia elettrica gratis dalla Terra

 

Nikola Tesla (1856 – 1943) fu un ingegnere ed inventore di origine serba, ma naturalizzato statunitense, che sperimentò particolarmente nell'ambito dell'elettromagnetismo tra fine Ottocento ed inizio Novecento. Tra le sue ideazioni vi fu quella di riuscire a ricavare energia in maniera praticamente gratuita sfruttando le correnti elettriche fornite dalla Terra. Tesla, da moti considerato un genio, provò la propria capacità di sfruttare le correnti elettriche che attraversano le rocce ed i suoni insieme ad un amico nell'area di Pike Peak mediante due strumenti denominati autoharp, delle arpe di trasmissione dotate di microfoni. I due si separarono ponendosi ai lati opposti di un picco, distanziati l'uno dall'altro da quattro chilometri di roccia. Gli strumenti furono collegati al terreno attraverso un metodo segreto e furono sintonizzati in base alle risonanze armoniche della Terra. Al preciso momento che Tesla aveva stabilito, i due strumenti furono in grado di produrre note musicali per suonare interi brani grazie all'impiego della corrente elettrica terrestre.

2) Il primo sistema antinquinamento

Il primo sistema antinquinamento della storia fu inventato da una donna statunitense nel 1879. Parliamo di Mary Walton, la quale decise di dirigere il proprio impegno e le proprie conoscenze verso l'obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti e nocive provenienti dalle fabbriche, che in quegli anni si stavano prepotentemente diffondendo sul territorio. L'invenzione della Walton era basata sull'utilizzo di enormi contenitori ricolmi d'acqua, simili a serbatoi, verso i quali venivano condotte le polveri inquinanti, che proprio dall'acqua dovevano essere trattenute prima di venire convogliate lungo la rete fognaria. A Mary Walton si deve inoltre la progettazione del primo sistema in grado di limitare l'inquinamento acustico.

3) Distillatore solare per l'acqua di mare

Maria Telkes (1900 – 1995), nel 1920, quando all'epoca aveva solamente vent'anni, inventò un sistema di distillazione solare in grado di rendere potabile l'acqua di mare. Il sistema prevedeva d versare dell'acqua salina in uno speciale recipiente ricoperto da una lastra in vetro trasparente, che doveva essere esposto al sole, affinché i raggi solari potessero svolgere la propria azione di depurazione dell'acqua. Il sistema era in grado di produrre nel giro di poche ore alcuni litri di acqua potabile, che poteva rivelarsi indispensabile nel caso di un naufragio per la sopravvivenza dei passeggeri di un'imbarcazione. A lei si devono inoltre l'invenzione del forno solare e della Casa Carlisle, il primo edificio sperimentale a riscaldamento solare.

4) L'auto ecologica di Henry Ford

Il fondatore della casa automobilistica più famosa di tutti i tempi fu, all'insaputa di molti, l'ideatore di una delle prime automobili completamente ecologiche e green, sia per via dei materiali che la costituivano sia per via della fonte combustibile utilizzata per il suo funzionamento. Si tratta della Hemp Body Car, ideata da Henry Ford (1863 – 1947) nel 1941. L'automobile era costituita principalmente da fibre di cellulosa biodegradabili derivate dalla canapa e dalla paglia di grano, ma non solo. Il funzionamento del suo motore era stato reso possibile mediante l'impiego di etanolo di canapa. Già nel 1925 Ford aveva azzardato l'ipotesi di riuscire a creare un'auto completamente realizzata ed alimentata grazie alla canapa. Era inoltre certo che dalla maggior parte dei vegetali, comprese mele, patate ed erbacce, potessero essere tratte sostanze combustibili da utilizzare per il funzionamento degli stessi mezzi per la coltivazione agricola, garantendo la possibilità di coltivare i campi con l'ausilio di mezzi meccanici per centinaia di anni. La Hemp Body Car era alimentata dalla canapa distillata, il cui valore inquinante era stato indicato come pari a zero. Perché non venne mai prodotta su larga scala? Poiché Ford morì pochi anni dopo, nel 1947, e poiché nel 1955 la coltivazione della canapa fu proibita negli Stati Uniti.

5) L'auto a corrente alternata di Tesla

Ancora a Nikola Tesla si deve l'ideazione di un'automobile in grado di sfruttare la corrente alternata, anziché la corrente continua. Grazie a Tesla nel 1895 nei pressi delle Cascate del Niagara era entrata in funzione una stazione idroelettrica a corrente alternata grazie alla quale egli raggiunse la propria popolarità all'interno del panorama scientifico. La Pierce-Arrow begli anni Trenta del '900 aveva deciso di dare vita ad un'automobile elettrica in grado di sfruttare la corrente alternata seguendo le istruzione fornitegli da Tesla. I suo motore era progettato per raggiungere 1800 giri al minuto ed era dotato di una ventola frontale per il raffreddamento. Il motore dell'automobile fu in seguito modificato da Tesla al fine di permettere il funzionamento autonomo del veicolo mediante un circuito elettrico in grado di produrre energia e di garantire il funzionamento in movimento del mezzo per decine di chilometri senza che il motore emettesse alcun rumore e senza la produzione di sostanze inquinanti. Secondo Tesla il nuovo dispositivo di sua invenzione non solo avrebbe potuto alimentare un'automobile per sempre, ma anche fornire l'energia necessaria ad interi edifici. Tesla morì solo e dimenticato nel 1943, frustrato per non essere riuscito ad imporre al mondo i propri progetti, che probabilmente non furono compresi poiché giudicati in anticipo di almeno mezzo secolo.

Marta Albè

Leggi anche:

- Ford Hemp Car: l'auto ecologica esisteva già 70 anni fa

Creato Venerdì, 25 Settembre 2009 09:38

Scritto da Alessandro_Ribaldi

Quasi tutti sanno che nel 1903 Henry Ford fondò una delle case automobilistiche che hanno fatto la storia: la Ford Motor Company. Sono invece pochi a conoscere che lo stesso Ford progettò un veicolo costruito principalmente di fibre di cellulosa biodegradabili derivate da canapa , sisal e paglia di grano, ma - soprattutto - alimentata per mezzo di etanolo di canapa. Correva l'anno 1941. E la vettura in questione era la Hemp Body Car, l'auto più ecologica del mondo.

Henry Ford non aveva mai nascosto il sogno di realizzare "...vetture a prezzi ragionevoli, affidabile ed efficienti..." e tutt'ora, con le dovute remore dettate dal mercato, la casa statunitense da lui fondata è in effetti una delle più accattivanti per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Per quanto riguarda il progetto della "bio vettura" si erano, però, creati tutti i presupposti per trovarsi di fronte ad un mezzo che avesse le capacità di esaudire totalmente le volontà di Ford.

 

Già nel 1925 lo stesso Ford rilasciò al New York Times una dichiarazione che fece supporre quanto avesse competenze e volontà adeguate a creare un'autovettura capace di utilizzare carburanti alternativi: "Il carburante del futuro sta per venire dal frutto, dalla strada o dalle mele, dalle erbacce, dalla segatura, insomma, da quasi tutto. C'è combustibile in ogni materia vegetale che può essere fermentata e garantire alimentazione. C'è abbastanza alcool nel rendimento di un anno di un campo di patate utile per guidare le macchine necessarie per coltivare i campi per un centinaio di anni". Ford all'epoca azzardò l'ipotesi che si potesse arrivare a vetture fatte di canapa che utilizzassero l'etanolo come carburante.

Unendo la passione per la natura ed un indubbio fiuto per gli affari, l'imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che "uscisse" dalla terra. Per realizzare questo affascinante progetto impegnò nella ricerca fior fiore di ingegneri che nel 1941, dopo 12 anni di studi, diedero forma concreta alla più ecologica delle automobili. La Hemp Body Car era una realtà: interamente composta da plastica in fibre di canapa, biodegradabile e dieci volte più leggera delle auto con carrozzeria d'acciaio.

Inoltre per dimostrare quanto fosse valido tale progetto si realizzò persino uno spot in cui la vettura veniva colpita ripetutamente con un martello da incudine senza che si scalfisse o graffiasse minimamente. Ma la grande novità, come detto, era nel carburante: la Hemp Body Car era difatti alimentata dalla canapa distillata, il cui impatto inquinante era pari ad un clamoroso "valore zero". Henry Ford morì sei anni dopo e, nel 1955, la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa. I re dell'acciaio e del petrolio ripresero il controllo delle operazioni lasciando che quest'idea "fumosa" venisse dimenticata.

A questo punto la domanda che viene naturale porsi è: perché solo ora, e per giunta timidamente, stanno rispuntando supposizioni, studi, progetti e dichiarazioni che Henry Ford nei primi ventenni del novecento aveva cercato di promuovere?

 La risposta può essere senz'altro riscontrata nel processo economico politico che ha portato il petrolio ad essere un combustibile dal grande "potere" finanziario, capace di non favorire la reale funzionalità di una tecnologia rispetto ad un'altra, ma appoggiando esclusivamente gli interessi e le strategie politiche.

Questi progetti risultarono sicuramente scomodi all'epoca, per via della crescita delle nazioni che potevano continuamente beneficiare di risorse petrolifere (gli stati medio orientali, ad esempio, si scoprirono grossi beneficiari di oro nero proprio in quegli anni). Oggi, con una crisi petrolifera sempre più evidente, con la crescita di un'educazione orientata alla salvaguardia ambientale e, soprattutto, con una volontà nell'abbassare sprechi e consumi, si potranno forse portare a termine le volontà del fondatore del marchio Ford.

La casa automobilistica dall'ovale blu sta dimostrando di essere una delle più motivate ad orientarsi a questo tipo di approccio, mettendo in commercio, ed è stata la prima in assoluto a farlo, una vettura alimentata a bioetanolo a basso contenuto di CO2. Sembrerebbe che, a distanza di quasi 70 anni, le previsioni del suo padre fondatore si stiano finalmente verificando.

Alessandro Ribaldi

 

 

fonti energetiche rinnovabili e all’attività dell’istituto eni Donegani, lsegnaliamo alcuni documenti sul tema reperibili sul sito www.eni.com:

- eni for development http://eni.com/it_IT/attachments/sostenibilita/eni-for-development-web.pdf (in particolare da pag. 28)

- eni tecnology report http://eni.com/it_IT/attachments/innovazione-tecnologia/impegno/Eni_Technology_Report_2009-2010_ITA.pdf (in particolare sezioni a pag: 2 e 15)

 

Ulteriori informazioni sono disponibili nella sezione Innovazione e Tecnologia del sito al seguente link: http://eni.com/it_IT/innovazione-tecnologia/innovazione-tecnologia.shtml

 

 

Ecofatto, la metamorfosi del riciclaggio

 

Renata Gabbi di Legambiente, spiega come dal riciclaggio di carta, plastica, acciaio si possano ottenere utensili, biciclette, elementi dell'arredo urbano e tanti altri oggetti d'uso quotidiano: "da ogni cosa nasce un'altra cosa", bisogna solo scegliere il contenitore giusto.
Servizio di Lidia Casti





Visita il sito: www.terrafutura.it
Visita il sito: www.legambiente.it

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Riconosciuto il nesso eziologico
La Corte di Cassazione ha riconosciuto che l’eccessiva esposizione alle radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari potrebbe contribuire all’insorgenza di tumori alla testa, se utilizzati per 5 – 6 ore al giorno per un numero elevato di anni (12 nel caso di specie). Un uso per lavoro del telefonino così prolungato può, quindi, dar luogo a malattia professionale non tabellata.

 

 

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  Videoinforma :  www marcobava.it